“L’albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno da’ bei vermigli fior…” scriveva Giosuè Carducci in Pianto Antico. Ma non è il solo celebre poeta che ha decantato il melograno perché questo albero l’ha fatta da padrone, fin dall’antichità, nella letteratura e nella poesia. I suoi frutti dai chicchi rossi, che dal molteplice si associano fino a comporre una unità, simboleggiano da sempre fertilità, vitalità e abbondanza.
Ai nostri tempi diventa protagonista anche della nostra salute. Infatti si è rilevato che la melograna produce alcune molecole che hanno un potenziale effetto benefico sulla infiammazione del fegato.
È il prodotto di una ricerca condotta da Enea e pubblicata sulla rivista Natural Product Research. Lo studio, finanziato dall’azienda italiana di nutraceutica Esserre Pharma, ha investigato gli effetti di alcune particolari sostanze presenti in grande quantità nei chicchi rossi (arilli), ma anche nella buccia e nelle membrane interne del frutto.
“Dalle prime analisi in vitro è emerso che il trattamento a base di estratto dalla melograna è in grado di ridurre in modo significativo la risposta infiammatoria in cellule epatiche umane; le sostanze attive contenute nel frutto intero sono in grado di inibire la produzione e il rilascio di specifiche molecole nella risposta infiammatoria e responsabili del danno del fegato” illustra Barbara Benassi, responsabile del laboratorio Enea Salute e Ambiente, coautrice dello studio, insieme alla collega Maria Pierdomenico e a Costanza Riccioni di Esserre Pharma.
Il melograno è adattabile a molte condizioni agro-climatiche per questo, originario in Iran, oggi si coltiva in molte parti del mondo compresa l’Italia.
Ormai è considerato un superfood, grazie all’aumento della sua produzione e consumo avvenuto negli anni proprio per le sue proprietà benefiche, infatti i suoi frutti sono una grande fonte di molecole bioattive, quali i ponifenoli e gli acidi grassi polinsaturi, che sviluppano azione antinfiammatoria antidiabetica antiossidante, antimicrobica e antitumorali per alcune forme di cancro.
“Nei nostri esperimenti in vitro abbi8amo prima indotto una risposta infiammatoria nelle cellule di fegato, utilizzando la stimolazione con l’endottossina LPS; quindi abbiamo somministrato l’estratto di melogranaalla concentrazione di ujn microgrammo per mm. Il risultato è stato incoraggiante” – spiega la Benassi – da questi primi risultati ipotizziamo che la biomolecola, attiva nell’azione antinfiammatoria dimostrata in laboratorio, sia la punicalagina, il polifenolo più abbondante presente nel nostro estratto di frutta e scarti”.
