Disturbi alimentari, tre milioni di persone colpite e si abbassa l'età

I casi tra bambini e adolescenti sono cresciuti fino al 35%, con esordi sempre più precoci. Non solo anoressia ma anche l’Arfid

SALUTE
Federico Di Bello
Disturbi alimentari, tre milioni di persone colpite e si abbassa l'età

I casi tra bambini e adolescenti sono cresciuti fino al 35%, con esordi sempre più precoci. Non solo anoressia ma anche l’Arfid

Tre milioni di persone in Italia convivono ogni giorno con un disturbo del comportamento alimentare. Non si tratta di una cifra statica: negli ultimi anni i casi tra bambini e adolescenti sono aumentati fino al 35% a livello nazionale, con una tendenza che preoccupa sempre di più gli specialisti. A lanciare l’allarme è la Sinpia, la Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.

Il dato più inquietante riguarda l’età. Se un tempo i disturbi alimentari si manifestavano prevalentemente nell’adolescenza, oggi i segnali compaiono sempre più spesso intorno agli 11-12 anni, con casi segnalati persino tra gli 8 e i 9 anni. Anoressia e bulimia colpiscono l’8-10% delle ragazze e lo 0,5-1% dei ragazzi, ma il panorama clinico si è notevolmente ampliato rispetto alla percezione comune.

Accanto ai disturbi più noti, gli esperti rivolgono una crescente attenzione all’Arfid, acronimo di Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder, ovvero il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo. Interessa tra il 5 e il 14% dei bambini, più frequentemente i maschi, e si manifesta soprattutto in età scolare, tra i 6 e i 10 anni. A differenza dell’anoressia, l’Arfid non è legato all’immagine corporea: chi ne soffre evita determinati alimenti per le loro caratteristiche sensoriali — aspetto, odore, consistenza, temperatura — oppure per la paura di soffocare o vomitare. Le conseguenze possono essere serie: deficit nutrizionali, difficoltà di crescita e ripercussioni sulla vita scolastica e sociale.

I disturbi del comportamento alimentare non riguardano soltanto il rapporto con il cibo“, sottolinea Elisa Fazzi, presidente Sinpia, “ma coinvolgono aspetti psicologici, emotivi e relazionali profondi“. Riconoscere precocemente i segnali è fondamentale: cambiamenti improvvisi nelle abitudini alimentari, aumento eccessivo dell’attività fisica, perdita o aumento significativo di peso, isolamento sociale e forte preoccupazione per il corpo sono campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Sul fronte della cura, Maria Pia Riccio, neuropsichiatra infantile presso l’Aou Federico II di Napoli, chiarisce un punto cruciale: l’ambiente – famiglia, società, media – contribuisce all’insorgenza di questi disturbi, ma non ne è la causa esclusiva. La famiglia, al contrario, deve essere messa al centro del percorso terapeutico, perché i protocolli basati sul coinvolgimento familiare si sono dimostrati i più efficaci, anche in presenza di una diagnosi già conclamata.

A complicare il quadro clinico si aggiunge spesso la presenza simultanea di altre condizioni psicopatologiche: ansia, depressione, disturbi dell’umore, comportamenti ossessivi e autolesionismo. Secondo i dati statunitensi, l’anoressia nervosa rappresenta circa il 60% dei disturbi alimentari in adolescenza e, sempre più frequentemente, si presenta in combinazione con queste fragilità.

C’è poi una trasformazione culturale che gli esperti non possono ignorare. “Se in passato i disturbi dell’alimentazione erano spesso legati a un ideale di rinuncia e controllo“, osserva Martina Mensi, ricercatrice dell’Università di Pavia, “oggi osserviamo forme in cui il corpo diventa un oggetto da modellare e perfezionare“. Non si tratta più solo di inseguire la magrezza, ma di aderire a standard estetici e performativi sempre più rigidi, alimentati dalla pressione dei social media. Bambini e adolescenti si sentono obbligati a essere sempre forti, perfetti, vincenti; e in questo clima, intercettare precocemente il disagio diventa una priorità non solo sanitaria, ma culturale.