S_N PASSIONI: I GRANDI MITI ANIMATI NIPPONICI, SPECIALE APPROFONDIMENTO – BACKSTAGE
COME VENNERO DOPPIATE LE SERIE NIPPONICHE – OGGI MITO – DEGLI ANNI D’ORO DELL’ANIMAZIONE IN TV PARTE NUMERO: TRE
Quante volte vi siete trovati tra appassionati e non, a discutere sul timbro di una voce, magari chiedendovi come suonasse nell’edizione originale? O forse vi siete chiesti in che modo le reti televisive selezionino gli anime destinati alla programmazione, o quali siano i passaggi necessari affinché una serie, nata in Giappone, arrivi fino al pubblico italiano dopo essere stata adattata e trasmessa sui nostri canali.

Fase tre: l’adattatore segue le linee guida del committente e lavora ai dialoghi italiani
Nella puntata precedente, abbiamo riferito di come prima di essere adattati, i copioni di un anime giapponese siano sono sottoposti a traduzione fedele, come accade per altri generi, dai film ai cartoni americani. In realtà vi sveliamo un backstage per decenni rimasto segreto…
Alla fine anni ‘80 e per tutti i ‘90 i traduttori scelti dalle case di doppiaggio che lavoravano soprattutto per gli anime Fininvest e Mediaset, modificavano, e hanno continuato a farlo anche radicalmente i copioni durante il loro operato: le frasi troppo corte vengono allungate (poiché i copioni forniti in inglese spesso sono versioni essenziali del dialogo giapponese), e alcuni temi, inadatti ad un pubblico di bambini e famiglie, vengono ammorbiditi. Quindi, già prima dell’adattamento, avvenivano cambiamenti che si addizionavano alle lavorazioni successive. Modifiche univoche secondo la sensibilità e l’esperienza acquisita dalle maestranze.
È importante notare che, sebbene in passato i traduttori consegnassero all’adattatore copioni non tradotti letteralmente ma già contestualizzati dopo aver visionato il video corrispondente, ciò non era e non è richiesto. Tuttavia, questa pratica era comune all’epoca per accelerare i vari passaggi della lavorazione.

E veniamo all’adattamento…
Il compito principale dell’adattatore è “mettere in bocca” le nuove battute ai vari personaggi. I protagonisti animati muovono la bocca tante volte quanti sono i “battiti” delle parole nella lingua originale, per cui, nel momento in cui si sostituisce il dialogo giapponese con la versione italiana, le frasi risultano spesso più lunghe o più brevi.
L’adattatore, quindi, recita ciascuna battuta seguendo i movimenti delle labbra del personaggio e adatta le parole ai sincronismi, senza stravolgere il senso originale del messaggio. A Milano gli adattatori erano spesso doppiatori che accettavano il lavoro come estensione della loro professione. A Roma invece, sono sempre esistite le figure di adattatori che non necessariamente erano anche attori e doppiatori.

Per adattare un episodio di circa 25 minuti, sono richieste ore, nei casi di serie complicate da un lavoro di riadattamento e rimontaggio, il tempo aumenta. Questo processo viene svolto con grande accuratezza: si consultano dizionari di ogni genere e, spesso, si chiede la collaborazione di esperti universitari. Non basta che i dialoghi siano sincronizzati con le “aperture” delle bocche dei personaggi animati; è necessario anche che mantengano coerenza e significato, oltre a integrarsi perfettamente nel contesto della scena. Ovviamente, le capacità professionali fanno la differenza, ed anche la cultura: un buon adattatore non si limita ad aggiungere o togliere pause e parole, riscrive magari una frase, (i dialoghi originali giapponesi tendono a ripetersi in pochi minuti, quindi da sempre il risultato in italiano, spesso più ricco e variegato, non dovrebbe essere sottovalutato: i cambiamenti servono anche ad utilizzare più vocaboli e a rendere le scene più ricche ed interessanti). Su questo ci sono scuole di pensiero diverse sia tra il pubblico sia tra gli addetti ai lavori: gli appassionati preferiscono traduzioni letterali e fedeli. Idem alcuni traduttori e adattatori.
L’ultima parola spetta però al committente, ciò al cliente che commissiona il doppiaggio nella sua interezza.

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