C’è attesa, a proposito di tecnologie emergenti e di intelligenza artificiale, per il campionato mondiale tra robot tele operati, avatar degli esseri umani chiamati a gareggiare gli uni contro gli altri in compiti di vita quotidiana. Compiti che saranno comunicati ai team finalisti pochi giorni prima. Per ogni robot ci sarà una persona esterna al team ed estranea a quella tecnologia che dovrà tele operare l’umanoide e portare a termine il percorso entro un tempo massimo di 25 minuti.
Parliamo dell’Ana X Prize, che dura, nella selezione, come le Olimpiadi, quattro anni dedicati allo sviluppo di un sistema robotico avatar in grado di trasportare le capacità sensoriali, le azioni e la presenza di un essere umano in un altro luogo in tempo reale. È dal 2018 infatti che ci “si allena” e la qualificazione alle finali di novembre è il risultato di pre-eliminatorie che si sono svolte durante questo 2022. E non è finita: la penultima selezione si terrà negli Stati Uniti il 4 novembre e solo i primi dodici classificati saranno ammessi a disputare la finalissima del 5 novembre.
C’è attesa, dicevamo, perché in gara ci saranno ben due team italiani che si sono qualificati su finalisti di 17 nazioni, due team che provengono, entrambi, dall’Istituto Italiano di Tecnologia, del quale ci siamo occupati su Strade Nuove anche recentemente per i robot umanoidi da impiegare negli ospedali. Con le due “squadre” italiane, il team del robot AlterEgo e il team del robot iCub, sono stati ammessi alla finale mondiale Germania (Università di Bonn con 1 team), Francia (Pollen Robotics con 1 team) e Olanda (I-Botics con 1 team), Usa (5 team), Messico (1 team), Corea del Sud (2 team), Giappone (2 team), Singapore (1 team) e Regno Unito (1 team). Che si dovranno misurare tutti su dieci diversi compiti all’interno di un circuito di 45 metri di lunghezza e i cui dettagli su distanze, altezze delle piattaforme, spazi di lavoro e posizione degli oggetti saranno resi noti solo il 2 novembre, giorno nel quale i team potranno iniziare i test preliminari.
Si sa soltanto che tra i possibili oggetti che i team e gli avatar dovrebbero manovrare a distanza ci sono una bottiglia chiusa, un trapano, un puzzle, sassi e un interruttore on/off. Vincerà il team che sarà in grado di integrare meglio tecnologie emergenti per sviluppare un sistema robotico di avatar fisico con il quale l’operatore possa vedere, sentire e interagire con l’ambiente da remoto, avendo la sensazione di essere realmente presente per portare a compimento il percorso nel minor tempo possibile.

Il premio finale sarà di 8 milioni di dollari: al primo classificato andranno cinque milioni, al secondo due milioni, al terzo un milione. Per capire il livello e la portata di queste tecnologie emergenti made in Italy crediamo che la cosa migliore sia di riassumere le caratteristiche dei robot che l’Istituto Italiano di Tecnologia schiererà a Los Angeles. Un modo questo per farsi almeno un’idea sulla nostra ricerca più avanzata.
Alter Ego, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia e dall’Università di Pisa, è un robot semi-antropomorfo, capace di un’interazione sicura con l’ambiente. Alto 120 centimetri, ha la parte superiore del corpo umanoide che poggia su una piattaforma con due ruote. Il robot agisce – lo dice il suo nome – come un alter ego dell’operatore che, con dispositivi di controllo immersivi come visore e joystick, vede attraverso gli occhi del robot e lo utilizza tele trasportandolo per esplorare ambienti pericolosi e remoti, come luoghi colpiti da terremoti, fornire assistenza alle persone o svolgere compiti di ispezione e manutenzione nelle fabbriche. Ha mani robotiche SoftHand con le quali apre maniglie e prende oggetti, anche delicati.
iCub 3 è un robot umanoide, pure esso dell’Istituto Italiano di Tecnologie e dell’Università di Genova. Ha le fattezze di un adolescente, è alto 1,25 metri e pesa 52chili. È stato progettato e realizzato dai ricercatori dell’Artificial and Mechanical Intelligence per essere l’avatar fisico degli esseri umani, con la capacità di muoversi nello spazio, manipolare oggetti, percepire stimoli e interagire sia verbalmente sia fisicamente con persone e ambiente. Riproduce i comandi che l’operatore gli impartisce a distanza, grazie a un sistema di tele-esistenza – con un ritardo di comunicazione di 25 millisecondi – utilizzando una fibra ottica. Ha gambe e mani sensorizzate con le quali prende oggetti restituendo la sensazione all’operatore umano. Le braccia sono rivestite di pelle artificiale sensibile al tocco che è trasmesso all’operatore. Il volto di iCub 3 è arricchito di led che mimano fedelmente le espressioni del volto dell’operatore, ha telecamere mobili come occhi per guardarsi intorno, microfoni nelle orecchie e altoparlanti dietro la bocca per ricevere e trasmettere segnali vocali e interagire con terzi. Una batteria gli garantisce un’ora di autonomia. Potrà essere utilizzato per l’assistenza sanitaria e la logistica. Ma in futuro potrebbe consentire a persone con gravi disabilità fisiche di lavorare e compiere azioni nel mondo reale attraverso un corpo robotico, che sarebbe un potenziale passo avanti per le tecnologie abilitanti e di inclusione.
