All’Elba non si parla quasi più ormai di cinghiali, a fare concorrenza sono da quest’anno divenute le “Capre Tibetane” che non solo gli abitanti del posto, ma sempre più turisti, che non mancano mai nell’isola del livornese, ravvisano la presenza di “capre dal pelo scuro” che si spingono sempre in maggior numero e sempre più spesso verso i piccoli centri di Marina di Campo e San Piero a cercare erba loro gradita.
Un po’ come accade in Trentino con gli orsi, che da quando furono reintrodotti all’inizio degli anni 2000 dopo quasi trent’anni di assenza, le autorità forestali persero dopo pochi lustri il controllo sulla loro riproduzione, generando un problema che ben conosciamo.
La capra tibetana era stata introdotta in Italia al solo scopo ornamentale e si è molto diffusa divenendo presenza costante negli zoo e nelle fattorie didattiche. In generale, questi animali sono molto socievoli con l’uomo e, contrariamente alla loro fama, non sono così distruttivi anche se è meglio tenerle lontane da fiori, siepi, giovani piante e rami con foglie tenere. Non è difficile che, una volta presa confidenza con l’ambiente circostante, provino ad evadere, anche scavando nel terreno.
Anche all’Elba è iniziata a presentarsi la stessa problematica con queste capre, la cui presenza non ha un’origine molto chiara.
Secondo gli autoctoni il fenomeno può essere partito da un tentativo di allevamento di queste capre del Tibet, da parte di qualche allevatore del luogo finito poi fuori controllo. Probabilmente non si era del tutto a conoscenza dell’esponenziale capacità di questa razza di proliferare, che a quanto dicono gli esperti può riprodursi fino a tre volte l’anno, crescendo così a dismisura il numero di nascite e quindi la loro presenza nella boscaglia, ma non solo, in molti ne hanno trovato le tracce persino nello strapiombo sulla costa.
L’amministrazione comunale locale, retta dal sindaco Davide Montauti, sta cercando di affrontare la situazione che si registra sopratutto nella zona di Galenzana, Capo Poro e dintorni, “regno di capre inselvatichite” appunto.
Per quanto questa condizione dell’isola possa risultare un arricchimento da un punto di vista faunistico, il sindaco Montauti sembra deciso per il momento a optare per un piano che consisterà nel quantificarne la presenza, per poi poter arrivare all’inevitabile soluzione di “eradicazione”, stando alla già gigantesca presenza di cinghiali su tutta l’Elba e di mufloni anche se in prevalenza nel comune di Marciana.

In sede di consiglio si è espresso così il sindaco: “Ci sono stati vari incontri per l’analisi di tutto ciò – spiegano alla sede comunale di Marina di Campo– e sarà da incaricare una ditta specializzata in grado di individuare la portata di tale espansione delle capre che vanno censite. Abbiamo discusso con le varie autorità regionali competenti, anche con l’Ispra Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del ministero, Poi con la Prefettura e anche col Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, per individuare le necessarie strategie. L’Ispra ha ufficializzato che non si tratta di animali domestici ma inselvatichiti. Saranno individuate quindi le mosse per il contenimento di questi animali, fino ad arrivare all’eventuale eradicazione”.
Da una parte infatti, se vogliamo rispondere in maniera concreta alle istanze degli ambientalisti è opportuno trovare in primis una pacifica convivenza tra gli animali e la gente che vi abita in quelle zone, non solo per scongiurare i danni alle colture o incidenti stradali ma anche per evitare in tutti i modi che queste caprette si trovino sradicate da quello che è ormai divenuto il loro habitat.
