Erosione e mareggiate, l’Italia e la sfida delle scogliere artificiali

Nei litorali oltre 1.500 km di opere rigide. Che fare. L’urgenza degli interventi

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
Erosione e mareggiate, l’Italia e la sfida delle scogliere artificiali

Nei litorali oltre 1.500 km di opere rigide. Che fare. L’urgenza degli interventi

L’Italia si scopre sempre più rigida nel tentativo di arginare l’avanzata del mare. Secondo gli ultimi dati pubblicati nel geodatabase dell’ISPRA, quasi un quinto del litorale italiano è oggi interessato dalla presenza di opere di difesa artificiali. Al 2020, oltre 1.500 km di costa (pari al 18% del totale) risultavano protetti da strutture in cemento o roccia, con una crescita del 27% rispetto ai dati del 2000. Una tendenza che non accenna a fermarsi: si stima infatti che dal 2020 a oggi si siano aggiunti ulteriori 50 km di barriere.

L’urgenza di questi interventi è dettata da un mutamento strutturale del clima. L’aumento della frequenza di fenomeni estremi, come i cicloni mediterranei e le mareggiate intense, non rappresenta più un’eccezione. Eventi recenti come il ciclone Harry, che ha colpito duramente Sicilia, Calabria e Sardegna, evidenziano la vulnerabilità di territori già fragili. L’innalzamento del livello del mare e l’alterazione delle correnti amplificano l’energia delle onde, accelerando i processi erosivi e rendendo necessarie strategie di adattamento basate su evidenze scientifiche piuttosto che su interventi emergenziali.

Una selva di 11.000 opere

Il censimento ISPRA ha catalogato quasi 11.000 opere di difesa rigide, rivelando come l’ingegneria costiera si sia adattata alle diverse morfologie del territorio:

  • In Liguria, dominano i pennelli, scogliere perpendicolari alla riva progettate per intrappolare i sedimenti.
  • Lungo il litorale adriatico, prevalgono le scogliere staccate parallele alla costa, studiate per smorzare l’impatto delle onde.
  • In Calabria, regione che ha visto crescere queste strutture del 66% (il dato più alto in Italia), sono comuni i grandi pennelli “a T”, forme specifiche per dinamiche tirreniche complesse.

Nonostante la loro utilità locale, le linee guida nazionali avvertono: queste soluzioni possono proteggere un sito specifico, ma spesso bloccano il trasporto naturale dei sedimenti, impedendo il ripascimento naturale dei tratti costieri limitrofi.

Una pianificazione integrata

La pubblicazione del geodatabase ISPRA segna un passo avanti fondamentale nella conoscenza del nostro territorio. Distribuito gratuitamente e in linea con la direttiva europea INSPIRE, questo strumento permette di mappare in alta risoluzione ogni muraglione, scogliera radente o barriera presente lungo la penisola.

L’obiettivo è passare da una difesa “passiva” a una pianificazione coordinata. Conoscere l’esatta posizione e tipologia delle opere esistenti è la chiave per attuare azioni di ripascimento efficaci e per progettare il futuro delle nostre coste. Grazie anche ai fondi del PNRR-MER (Marine Ecosystem Restoration), il database sarà costantemente aggiornato, offrendo alle amministrazioni il riferimento tecnico necessario per difendere il litorale senza comprometterne definitivamente l’equilibrio naturale.