Originaria del Mar Rosso, la triglia Parupeneus forsskali, ha fatto recentemente la comparsa in acqua italiane, a Lampedusa. È una specie aliena che si è diffusa nel Mediterraneo, probabilmente attraverso il Canale di Suez.
Si distingue per una banda scura longitudinale sul dorso e una macchia nera vicino alla coda. Può raggiungere i 30 cm di lunghezza. Si adatta a diversi tipi di fondali, sia rocciosi che sabbiosi, e vive anche vicino alle praterie marine.
Altri esempi sono noti per il loro arrivo nei nostri mari, ricordiamo il granchio blu originario delle coste atlantiche americane, il pesce scorpione proveniente dall’Indo-Pacifico, e il pesce palla maculato proveniente dal mar Rosso.
Chi sono le specie aliene?
Le “specie aliene” sono organismi viventi (animali, piante, funghi, batteri, ecc.) che vengono introdotti in un ambiente differente dal loro habitat naturale, al di fuori della loro area di distribuzione originaria. Le modalità di introduzione possono essere diverse:
- Trasporto marittimo: Attraverso le acque di zavorra delle navi o incrostazioni sugli scafi.
- Acquacoltura e commercio di animali esotici: Rilasci accidentali o intenzionali di organismi.
- Canale di Suez: Apertura di corridoi che collegano mari e oceani, permettendo il passaggio di specie.
- Cambiamenti climatici: Le variazioni delle temperature e delle condizioni ambientali possono favorire la diffusione di specie aliene.
Tutti i tipi di inserimento hanno delle conseguenze significative per gli ecosistemi locali:
- Competizione con specie autoctone: Possono sottrarre risorse e spazio alle specie locali, portandole all’estinzione.
- Alterazione degli ecosistemi: Possono modificare le catene alimentari, la struttura degli habitat e la biodiversità.
- Danni economici: Possono causare problemi all’agricoltura, alla pesca, al turismo e alle infrastrutture.
- Rischi per la salute umana: Alcune specie aliene possono essere portatrici di malattie o tossine.
La gestione delle specie aliene è sempre una sfida importante per la conservazione della biodiversità. Richiede azioni di prevenzione, monitoraggio e controllo, nonché la collaborazione tra istituzioni, ricercatori e cittadini.

Il suo arrivo in Italia
Il primo ritrovamento ufficiale in Italia è avvenuto a Lampedusa, dove alcuni pescatori hanno segnalato la presenza di questa specie. L’avvistamento è stato poi confermato dai ricercatori dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) di Palermo.
La presenza di questa specie nel Mediterraneo non è una sorpresa, dal momento che si è diffusa gradualmente dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Segnalata per la prima volta nel Mediterraneo nel 2012 in Libano, da lì si è espansa verso ovest, arrivando in Tunisia nel 2016 e, infine, in Italia.
L’ISPRA sta monitorando la diffusione di questa specie per valutare il suo impatto sull’ecosistema marino locale. La sua presenza viene infatti, registrata con attenzione, in quanto specie aliena. In quanto tale, la triglia del Mar Rosso potrebbe competere con le specie autoctone per le risorse, alterando l’equilibrio dell’ecosistema. La specie è già oggetto di pesca commerciale in altre zone del mediterraneo, dove si è già insediata.
La sua comparsa nelle acque italiane è un chiaro segnale dell’evoluzione degli ecosistemi marini a causa dell’introduzione di specie aliene.
I ricercatori ISPRA rinnovano l’invito a segnalare le catture e le osservazioni di organismi inusuali alla e-mail istituzionale alien@isprambiente.it e, quando possibile, a conservare gli esemplari.
