FENOMENO KISS ME LICIA - SETTIMA PARTE

In questa rubrica analizziamo gli anime giapponesi, dagli anni ‘70 ad oggi, considerati non più prodotti per bambini, ma oggetto di arte, collezionismo e
passione…
Il nostro compito è anche quello di comprendere, analizzare, e fare luce sui meccanismi che hanno influenzato la versione italiana di tante opere nipponiche
giunte in Italia, spesso oggetto di modifiche e cambiamenti radicali rispetto all’originale.

RUBRICA
a cura di Ryancreation Cove
FENOMENO KISS ME LICIA - SETTIMA PARTE

In questa rubrica analizziamo gli anime giapponesi, dagli anni ‘70 ad oggi, considerati non più prodotti per bambini, ma oggetto di arte, collezionismo e
passione…
Il nostro compito è anche quello di comprendere, analizzare, e fare luce sui meccanismi che hanno influenzato la versione italiana di tante opere nipponiche
giunte in Italia, spesso oggetto di modifiche e cambiamenti radicali rispetto all’originale.

S_N PASSIONI: I GRANDI MITI ANIMATI NIPPONICI – SPECIALE APPROFONDIMENTO

IL PRIMO ANIME GIAPPONESE TRASFORMATO IN TELEFILM AL MONDO: FENOMENO KISS ME LICIA – SETTIMA PARTE

Il 3 ottobre 1986 prese il via su Italia 1 il primo telefilm al mondo, escludendo il Giappone, ispirato a un anime, ad un cartone animato nipponico. IL SUCCESSO DI KISS ME LICIA FU TALMENTE TRAVOLGENTE che Alessandra Valeri Manera, responsabile della fascia ragazzi Fininvest, prese una decisione EPOCALE, grazie al supporto della Merak Film, che ha cambiato la storia del mondo televisivo europeo e non solo. I protagonisti animati, si trasformarono in personaggi in carne ed ossa

La serie animata di 42 episodi, intitolata Ai shite knight (Amami, mio cavaliere), conosciuta in Italia come Kiss me Licia, non ebbe un grande successo in patria. Le avventure romantiche di Mirko e Licia, trasmesse in Giappone nel 1983, non conquistarono il cuore del pubblico nipponico, e l’anime rimase chiuso nei magazzini della casa produttrice, poiché si riteneva che nessun altro Paese avrebbe accettato di mandare in onda una serie profondamente radicata nella cultura del Sol Levante, specialmente con un finale realizzato in fretta e furia.

Alle fiere televisive internazionali, come il MIPCOM di Cannes, la casa di produzione Toei Doga non investì nella promozione di Ai shite knight, considerandola, appunto, un fallimento. Ai compratori internazionali che partecipavano alle trattative, il cartone animato non veniva nemmeno proposto. Tutto cambiò quando Alessandra Valeri Manera, responsabile degli acquisti delle ex reti Fininvest, si presentò all’appuntamento. Esperta nel prevedere umori, gusti e desideri dei telespettatori, Valeri Manera acquistò vari titoli, ma la sua attenzione fu catturata soprattutto dal trascurato Ai shite knight.

È il 1999:, Alessandra Valeri Manera e Nicola Bartolini Carrassi si trovano nell’ufficio della capostruttura della fascia ragazzi Mediaset a Cologno Monzese, come spesso accade. Questa volta però non lavoreranno ad una serie di punta da inserire in Bim Bum Bam

NBC – Ricorda il suo primo incontro con Licia?
AVM – Certo, benissimo! Allora i cartoni andavano in onda alle 20 su Italia Uno. Quando acquisimmo Licia, tutti i programmi per l’inverno erano già stati decisi: avremmo dovuto aspettare la primavera per trasmettere le sue avventure. Vedendole, però, decidemmo di sconvolgere la programmazione e di inserire Kiss me Licia in palinsesto. Nessuno credeva che questa fosse una buona idea…

NBC – E invece?
AVM – Licia funzionò benissimo, ripagandoci della fiducia che avevamo avuto nel programma.

NBC – Si trattava di proporre un nuovo genere di cartone animato, diverso da tutti quelli che lo avevano preceduto…
AVM – Era un nuovo genere. Per la prima volta si doveva trovare il coraggio di mettere in onda un cartone animato come quello nelle fasce più importanti. II fatto che avesse un background giapponese così accentuato lasciava perplesse molte persone. Personalmente, ero convinta che la sceneggiatura fosse tanto avvincente da far passare in secondo piano l’ambientazione nipponica. I personaggi avevano una grande personalità.

NBC – La decisione di adattare le canzoni dei Bee Hive in italiano, quindi, fu la scommessa per un successo anche discografico?
AVM – No. Devo dire che noi non lasciamo mai le canzoni all’interno dei programmi in lingua originale, sia che si tratti di pezzi giapponesi, sia che si tratti di brani in inglese. Nel caso di Licia, poi, l’aspetto musicale era parte integrante della storia. Fu perciò necessario adattarle, e molti non credevano neppure in questa operazione, sostenendo che non avrebbe mai funzionato…

Alessandra Valeri Manera e Cristina D’Avena

Per oltre trent’anni, Alessandra Valeri Manera concesse non più di cinque interviste*. Questa è una di quelle, ed è l’unica in cui parlò di Licia. La registrammo nel suo ufficio di Cologno Monzese. Ancora oggi, ciò che ci fu raccontato rimane raro ed esclusivo, come le parole pronunciate da Valeri Manera e Cip Barcellini

*Due al Corriere dei Piccoli negli anni ’80, una terza nel ’93 a Mangazine, questa, la quarta, pubblicata parzialmente nei settimanali ‘Sailor Moon’ manga Star Comics, e apparsa nel libro ‘IF’ e nel mio ‘Il grande libro di Cartoni&Tv’ di Sperling & Kupfer. A ciò si aggiunge un comunicato sui quotidiani per Sailor Moon Star. Successivamente, sono arrivate le interviste a Radio Animati e, recentemente a Vinile by Sprea (continua)

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