Ferite in servizio, all'Umberto I il laser rigenera la pelle dei poliziotti

Un’eccellenza tecnologica tutta italiana al servizio delle “Vittime del Dovere”.

SALUTE
Francesca Danila Toscano
Ferite in servizio, all'Umberto I il laser rigenera la pelle dei poliziotti

Un’eccellenza tecnologica tutta italiana al servizio delle “Vittime del Dovere”.

ROMA – Ha inizio oggi, 9 gennaio 2026, presso la clinica dermatologica del Policlinico Umberto I, una nuova ed essenziale fase nel percorso di guarigione dei due poliziotti rimasti gravemente ustionati nell’esplosione di una cisterna a Roma Est. L’incidente, avvenuto il 4 luglio 2025 in via dei Gordiani, aveva causato decine di feriti tra civili e forze dell’ordine intervenute per una fuga di gas. Dopo aver superato la fase acuta nel reparto di chirurgia plastica diretto dal professor Diego Ribuffo, i due agenti affrontano ora la sfida della riabilitazione funzionale attraverso tecnologie laser di ultima generazione.

All’evento inaugurale di questa mattina sono presenti il Direttore Generale del Policlinico, Fabrizio d’Alba, e il Questore di Roma, Roberto Massucci, a testimonianza della vicinanza delle istituzioni a chi è rimasto ferito nell’adempimento del proprio dovere.

La tecnologia contro le cicatrici: oltre l’estetica

Il percorso riabilitativo è coordinato dal Professor Steven Paul Nisticò, direttore della Scuola di Dermatologia della Sapienza, insieme al Professor Giovanni Cannarozzo. Non si tratta solo di estetica, ma di restituire ai pazienti la loro vita precedente.

Le cicatrici da ustione sono particolarmente marcate perché sono retratte, fibrotiche e sclerotiche”, spiega il Professor Nisticò. “Questo porta alla perdita della funzionalità nel movimento delle articolazioni. Attraverso il laser noi rigeneriamo il tessuto a favore di un recupero dell’articolarità”.

Evidenze scientifiche e risultati del team

L’efficacia di questi trattamenti è supportata da una solida attività di ricerca condotta proprio all’interno del Policlinico Umberto I:

  • Riparazione tessutale: Gli studi scientifici pubblicati dal gruppo su riviste internazionali hanno dimostrato che il laser vascolare (Dye Laser) favorisce il richiamo di molecole e citochine specifiche che aiutano attivamente la riparazione dei tessuti.
  • Leadership nella ricerca: Il gruppo dei ricercatori della dermatologia del Policlinico Umberto I è leader in queste terapie scientificamente provate.
  • Recupero funzionale: L’azione combinata con il laser CO2 permette di “sbrigliare” il tessuto fibrotico, restituendo elasticità e capacità di movimento. I dati indicano che è possibile ripristinare una grande percentuale del difetto funzionale entro un periodo compreso tra sei mesi e un anno.

Eccellenza pubblica e innovazione “Made in Italy”

La terapia rientra nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), rendendo queste cure d’avanguardia accessibili ai cittadini tramite CUP e ticket.

L’avvio di questa terapia non è solo un atto medico, ma un messaggio di resilienza. La tecnologia impiegata è un vanto della ricerca italiana, sviluppata dalla DECA (Gruppo El.En.) di Calenzano, a dimostrazione di come l’industria nazionale possa fare la differenza nei casi clinici più complessi.

Questo impegno della sanità pubblica romana nella cura delle grandi ustioni richiama alla mente altri tragici scenari internazionali dove la medicina d’urgenza e riabilitativa è chiamata a sforzi straordinari, come avvenuto recentemente nell’incidente di Crans-Montana. Proprio come in quell’occasione, la tempestività dell’intervento multidisciplinare e l’accesso a tecnologie rigenerative si confermano pilastri fondamentali per il recupero dei pazienti.

Vogliamo restituire a questi ragazzi la loro quotidianità”, conclude il Professor Nisticò. “Sebbene non sia una bacchetta magica e il percorso sarà lungo, ci auguriamo che entro un anno possano ripristinare la gran parte della loro funzionalità. Curare le ferite di chi serve lo Stato è, per noi, un dovere scientifico e umano. Vogliamo dare un messaggio di speranza a questi ragazzi”, conclude il Professore, “perché possano superare le conseguenze estetiche, psicologiche e, soprattutto, funzionali di questo grave incidente”.