Pensate se potessimo andare tutti al lavoro senza utilizzare mezzi di trasporto a motore privati o pubblici, risparmiando in termini di inquinamento ambientale e di costi di benzina, ma guadagnandoci. Ovviamente non per tutti è possibile, soprattutto a seconda di dove si abita, ma questo fenomeno esiste e si chiama “Bike to Work”
Ci sono infatti Paesi in Europa che da tempo hanno deciso di concedere un’indennità chilometrica a tutti coloro che si recano a lavoro in bicicletta; questi quindi risparmiano sul carburante e addirittura guadagnano piccoli incentivi pedalando.Il primo paese a proporre questa iniziativa è stato il Belgio, nel lontano 2011: secondo fonti, nel 2019, questa iniziativa aveva intercettato l’interesse di 400.000 abitanti, che si vedevano accreditare 0,22€ a chilometro percorso in busta paga.
Anche la vicina Olanda nel 2018, ha lanciato una simile proposta prevedendo un rimborso chilometrico di 0,19€ per tutti i lavoratori dipendenti. Non da meno la Francia, che dietro proposta dell’allora ministro dell’ecologia Ségolène Royale, nel 2015 decise di versare 0,25€ a km a tutti i cittadini che accettavano di intraprendere questa virtuosa iniziativa. Il progetto vide fin da subito la partecipazione di 18 importanti aziende.
I benefici dell’iniziativa sono evidenti sotto molti punti di vista: pedalare fa bene al fisico e alla salute, fa diminuire le emissioni di gas serra derivanti dai carburanti, aiuta a decongestionare il traffico e comporta per le aziende che partecipano all’iniziativa anche importanti sgravi fiscali.

In Italia, questo tipo di iniziative non hanno ancora attecchito in maniera decisiva: solo a seguito della pandemia da covid19, il governo ha provveduto all’erogazione di bonus o sussidi per l’acquisto di mezzi alternativi, quali bici e monopattini. Lo scopo principale però, non era tanto “meno emissioni, più salute fisica” ma quella di evitare che la gente si spostasse sui grandi mezzi pubblici e contribuisse alla propagazione dei contagi.
Però già dal 2019 il comune di Bariha stabilito che i dipendenti che si recano a lavoro in bici hanno diritto in busta paga a 0,21€ a km, fino ad un massimo di 25€ mensili. Il progetto, qui chiamato “Muvt”, cioè muoviti, utilizza una start up, Pin Bike, ed è stato allargato non solo alla tratta casa-lavoro o casa-scuola, ma anche alle tratte generiche in città, tipo andare a fare la spesa, che prevedono invece un rimborso di 0,04€ a km.
Ovviamente, iniziative del genere, necessitano anche di buone infrastrutture ciclabili: l’Olanda, che già conosciamo tutti per essere la città delle biciclette, ha annunciato a fine 2002 che il governo investirà 800 milioni di euro per incrementarle; nel 2019 Bruxelles approvava un budget di 2,6 milioni di euro per incrementare le piste; nel 2016 la Norvegia annunciava lo stanziamento di 840 milioni di euro per una rete di superstrade ciclabili chiuse al traffico automobilistico, che collegavano città a periferie e le principali città del Paese.
L’Italia invece si attesta come maglia nera delle ciclabili.Nel Bel Paese si investe 100 volte di più nelle auto che sulle biciclette e nell’ultima manovra di governo 2022 è stato proposto un taglio del valore di 94 milioni di euro sulla ciclabilità.
