Un modello di connivenza intergenerazionale per ridurre isolamento degli anziani e il disagio abitativo degli studenti universitari fuori sede. È il tipo di coabitazione promosso e gli scopi che si prefigge di raggiungere il progetto Giara (Generazioni in Affido e Reciproca Abitativa), approvato dalla giunta comunale di Perugia nei giorni scorsi. Un modo per promuovere la coabitazione tra giovani e anziani autosufficienti per contrastare due delle problematiche delle società attuali.
L’iniziativa nasce infatti per favorire l’incontro tra generazioni, offrendo ai giovani in cerca di alloggio una sistemazione presso anziani disponibili ad accoglierli, in un’ottica di scambio reciproco e sostegno quotidiano. Il progetto si inserisce nel quadro delle politiche sociali del Comune, con l’obiettivo di rafforzare la rete di solidarietà urbana e valorizzare le risorse del territorio.
“Giara” rappresenta un modello innovativo di abitare condiviso, capace di generare benessere, autonomia e relazioni significative, contribuendo alla costruzione di una comunità più inclusiva e resiliente. Nel progetto sono coinvolti diversi partner istituzionali e sociali. Oltre al Comune di Perugia figurano infatti anche la Regione Umbria, la Usl 1 (coinvolta per gli aspetti sociosanitari), l’Azienda Ospedaliera di Perugia (per il supporto sanitario e assistenziale), il Consorzio ABN – Network Sociale – coordinamento operativo e supporto alla rete territoriale.
Il progetto è stato ammesso a finanziamento dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Funzione Pubblica, attraverso il Fondo per l’Innovazione Sociale. Questa rete di collaborazione mira a creare un villaggio solidale intergenerazionale, favorendo la domiciliarità e riducendo il ricorso all’istituzionalizzazione.
La coabitazione nel progetto Giara è molto più di una semplice condivisione di spazi: è un’esperienza di scambio quotidiano e mutuo sostegno tra giovani e anziani autosufficienti. Come funziona concretamente? Giovani (studenti, lavoratori precari o in cerca di casa) vengono accolti da anziani che dispongono di una stanza libera e desiderano compagnia. La convivenza è regolata da un patto abitativo che stabilisce impegni reciproci, orari, spazi condivisi e modalità di supporto. Cosa si fa insieme: il giovane può aiutare con piccole attività quotidiane come fare la spesa, cucinare, accompagnare l’anziano a visite o passeggiate. L’anziano offre ospitalità, ascolto e spesso una rete di relazioni preziose. Entrambi mantengono la propria autonomia, ma si crea un legame affettivo e solidale.
Come si attiva? Il Comune e il Consorzio ABN selezionano i partecipanti attraverso colloqui e valutazioni sociali. Viene garantito un monitoraggio costante da parte di operatori sociali per assicurare il benessere di entrambi. In alcuni casi, è previsto un rimborso simbolico per le spese di gestione domestica. Questo modello favorisce l’inclusione, riduce la solitudine e crea una rete di vicinanza intergenerazionale.
