Linee di biografia personale. Dove è nata, cresciuta e ha cominciato il suo percorso universitario e professionale?
Sono nata a Bagno a Ripoli e cresciuta a Firenze, città a cui sono profondamente legata anche per questo motivo. All’Università degli Studi di Firenze ho portato a termine la laurea triennale in Storia e Tutela dei Beni Culturali (indirizzo Beni Artistici) e poi la magistrale in Storia dell’Arte. Di recente ho deciso di proseguire con la Scuola di Specializzazione in Beni storico-artistici. Sono inoltre iscritta all’albo dei giornalisti come pubblicista e collaboro con diverse testate, tra cui Il Reporter, Edera Rivista, Art e Dossier ed Exibart. Mi occupo soprattutto di valorizzazione e comunicazione del patrimonio artistico, ponendo al centro del mio lavoro la scrittura e la riflessione sulla critica d’arte. Nel tempo libero mi appassionano moda, musica, cinema, cucina e teatro.
Dalla passione per l’arte e la scrittura, a una guida di Firenze?
Sì, l’arte e la scrittura sono sempre state parte di me, ma l’ho scoperto con il tempo. Amo visitare, osservare e raccontare la mia città: ogni volta è come scoprirla con occhi nuovi. Disegno soltanto per hobby, da autodidatta; da bambina frequentai un corso di pittura, poi lo abbandonai, ma la creatività manuale è rimasta. Da tutto questo vortice di sensazioni è nata l’idea di una guida che si rivolgesse sia ai fiorentini sia ai viaggiatori curiosi di andare oltre la superficie. Firenze è una città affascinante, ma fatta di contrasti. Ho voluto che le pagine scorressero tra questi opposti: il caos che è emozione e diventa musica e il silenzio che si fa respiro. Quando seguo l’arte e la scrittura tutto si fa più leggero, come dentro una bolla che protegge e allo stesso tempo rivela. Spero che chi legge possa trovare un punto di vista, uno sguardo in più con cui giocare.
Ce la presenterebbe?
La guida Firenze nasce all’interno di una collana che integra testo e contenuti multimediali (playlist, Qr code, podcast), ma si distingue per un taglio personale, più orientato alla storia dell’arte e ai luoghi meno battuti. Strutturata in quattro sezioni, apre con “Scoprire Firenze”, una mia lettera d’amore alla città, seguita da informazioni pratiche, curiosità e interviste a due fiorentini d’eccezione (Riccardo Penko e Massimo Cantini Parrini), insieme a un viaggio nelle botteghe artigiane, nel teatro, nel cinema, alla scoperta dell’Accademia della Crusca, nella Street Art e tra le tradizioni che animano il calendario cittadino. La parte centrale raccoglie indirizzi selezionati per mangiare, dormire, fare acquisti e vivere la notte, costruiti anche grazie al dialogo diretto con i proprietari, con approfondimenti su sport, tempo libero e attività per bambini. La sezione “La città” esplora i quartieri e i luoghi più insoliti arricchiti da contenuti extra, mentre “Il Territorio” accompagna nei dintorni, fino a Bagno a Ripoli.

Poi?
Chiude il volume un capitolo pratico su come arrivare e muoversi, più un piccolo extra molto amato: i’ Vohabolario fiorentino, un glossario divertente che fa sorridere e innamorare ancora di più della città.
I luoghi cominciano in “Piazza del Duomo e dintorni” per abbracciare tutta la città e il territorio. Ci racconta uno dei classici?
Amo osservare Firenze dall’alto, da quei punti in cui la città si svela con maggiore sincerità. La Torre di Arnolfo, in cima a Palazzo Vecchio, è il mio luogo del cuore: da lassù Firenze appare vicina, raccolta, incorniciata da merli che sembrano custodire lo sguardo di chi osserva. Non ho mai trovato altrove una visuale così ravvicinata e al tempo stesso così potente. Se parliamo di classici, non possono mancare il Campanile di Giotto e la Cupola del Brunelleschi. Dal campanile la vista, per me, è ancora più suggestiva che dalla cupola; ma ritrovarsi accanto alla più grande volta in muratura del mondo, affrescata da Vasari e Zuccari, è un’emozione irripetibile.

E uno meno conosciuto che consiglierebbe ai visitatori?
C’è un’altra grande cupola che domina il panorama fiorentino: quella verde rame della Sinagoga. È un luogo che consiglio spesso, perché dà la sensazione di trovarsi altrove pur essendo nel cuore della città. Il Tempio Israelitico è uno dei più affascinanti d’Europa, con un mirabile matroneo e uno stile moresco in cui elementi romani e bizantini convivono con naturalezza. All’interno si trova anche il Museo Ebraico, che si sviluppa su due piani dell’edificio monumentale. Il resto della storia, ve lo anticipo, l’ho raccontata nel libro.
Tra i luoghi e le opere dei quali parla. Qualcuno ha un significato particolare per lei?
Sì, diversi. Uno di questi è il Museo degli Innocenti. La sezione che mi emoziona di più è la collezione dei “segnali di riconoscimento”: circa 140 oggetti ottocenteschi esposti per ricordare la pratica, comune in tutta Italia per secoli, di lasciare accanto ai neonati abbandonati una medaglietta, un bottone, un biglietto, qualcosa che li potesse identificare un giorno. Nell’archivio dell’istituto ne sono conservati migliaia. Vederli esposti, mi riporta a un ricordo intimo: quando ero piccola, mia madre mi raccontò la leggenda di un nastrino rosso che ci avrebbe legate sempre, anche nella distanza. Quel museo, per me, è anche questo.
E poi c’è un luogo che forse non vi aspettereste: il Cimitero delle Porte Sante, sul colle di San Miniato. È un luogo meraviglioso e silenzioso, sospeso tra il sacro e il quotidiano. Qui è sepolto mio nonno e vicino alla sua tomba c’è un monumento funebre dedicato ai fratelli Mario e Maria Grazia Mazzone, raffigurati sorridenti e a grandezza naturale mentre si sfiorano le mani, come se stessero danzando il loro ultimo ballo. Nel libro cito brevemente anche la loro storia, lasciando al lettore la curiosità di scoprire di più.

Poi, ha deciso di accompagnare nel contesto delle guide diverse gallerie di arte contemporanea a ingresso libero…
Sì, con tutte le gallerie coinvolte ho instaurato un dialogo diretto per scegliere insieme il taglio più adatto e capire quali aspetti valorizzare. Sono realtà essenziali per la vitalità della scena contemporanea fiorentina, luoghi in cui le idee circolano, si incontrano e si trasformano. Nella guida trovano spazio, tra le altre, la Collezione Roberto Casamonti nel piano nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni; Parronchi Dipinti 800-900, galleria storica che dal 1977 dedica grande attenzione alla pittura toscana dall’Ottocento al Novecento; la Galleria Poggiali, nota per i progetti curati insieme agli artisti; e Tornabuoni Arte, elegante spazio espositivo attivo dagli anni Ottanta. Nel libro racconto in breve la loro storia e il loro posto nel panorama cittadino.
La sua guida permette anche una lettura continua, come un libro. Contenuti e stile di scrittura adatti…
Mi sono rivolta sia ai residenti, che conoscono già Firenze, sia ai viaggiatori alla ricerca di uno sguardo meno turistico e più autentico. Per questo ho scelto un linguaggio semplice e accessibile, senza rinunciare alla cura del racconto. Ogni sezione si apre con una frase pensata per incuriosire e far entrare subito il lettore nell’atmosfera del luogo. Da lì nasce la narrazione, che rimane fedele alla storia e all’identità della città, pur lasciando spazio alla pluralità dei modi in cui la si può raccontare.

Le foto della guida. C’è un gusto speciale per sfocature e chiaroscuro?
Le fotografie sono di Leonardo Mincolelli, che ho voluto coinvolgere proprio per il suo sguardo. Nei suoi scatti c’è sempre qualcosa di vivo: persone, animali, elementi naturali che dialogano con il contesto. Non sono mai nature morte, ma frammenti di vita che si rivelano nel gioco di ombre e luci. Spero che queste immagini trasmettano anche ai lettori il desiderio di ascoltare Firenze in ogni istante.
Fiorenza e il futuro. Un’eredità da preservare e nuove installazioni temporanee o fisse, stanno bene assieme?
Sì, possono convivere. A Firenze il passato è fortissimo, quasi ingombrante, ma non per questo immobile. Ogni intervento nuovo – che sia un edificio, un’installazione temporanea o un’opera pubblica – può trovare il suo posto, purché rispetti il contesto estetico e storico in cui si inserisce. La memoria dà radici e misura; il contemporaneo porta possibilità, sperimentazione, nuovi linguaggi. Nel libro racconto proprio questo dialogo: dalle tradizioni ai segnali più vivi della città di oggi, dalla street art ai nuovi spazi culturali, fino alle istituzioni che si aprono al digitale. Non tutti i fiorentini accolgono il nuovo con facilità, ma l’arte contemporanea serve anche a questo: ad allargare lo sguardo, permettendo alla città di evolvere senza perdere se stessa.

Ginevra Poli ha progetti per il futuro?
Certo, non mi fermo di certo a ventisette anni! Mi sono promessa di continuare a sfogliare la mia guida per migliorarla, perché la conoscenza – come Firenze – non si esaurisce mai. La scrittura mi accompagna da sempre, ma non esisterebbe senza la storia dell’arte, che è la mia bussola nel mondo. Studiare arte significa accettare di non smettere mai di cercare, tra curiosità e dubbio. È un percorso che richiede passione, disponibilità a ricominciare, capacità di stupirsi. In questo movimento – tra il sapere e l’errore, la ricerca e la meraviglia – riconosco la natura umana.
Spero che i turisti possano vedere Firenze con occhi più lenti e consapevoli. Sul piano pratico, ci saranno altre presentazioni: una chiacchierata informale è già prevista per venerdì 19 dicembre 2025, alle 19:00, al Bar L’Incontro in via Nazionale, 38/R, con La Gazzetta dei Racconti per cui scrivo pillole d’arte insieme alla mia collega Elena Ciancolini, autrice delle pillole di lingua e letteratura italiana. Sono in programma anche altre presentazioni: una in centro, all’interno di una mostra legata a un festival, e un’altra nei dintorni della città, ma per ora non posso svelare di più.

