Gli animali si curano da soli: con le erbe

Uno studio di un team indonesiano ha evidenziato come un orango si sia auto curato una ferita con erbe officinali. 

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
Gli animali si curano da soli: con le erbe

Uno studio di un team indonesiano ha evidenziato come un orango si sia auto curato una ferita con erbe officinali. 

In presenza di un raffreddore o di qualche doloretto noi umani cerchiamo rimedio attraverso “cure naturali”,  ma oggi sappiamo che le “cure fai da te” non appartengono solo a noi, anche gli animali  le sanno praticare e le praticano.

Uccelli api, lucertole, elefanti, delfini condividono tutti un tratto di sopravvivenza che li porta all’auto-cura. Ci sono mamme scimpanzé che preparano rimedi per le ferite dei figli, delfini che si strusciano contro i coralli per guarire la loro pelle, oltre ad animali che mangiano alimenti adatti a farli sentire meglio, o che prevengono malattie, che uccidono parassiti quali i vermi, i batteri e i virus, e infine usano anche cibi che li aiutino a digerire.

La natura usata come farmacia da numerose altre specie che ricorrono all’automedicazione vegetale. È noto ormai anche che orsi, cervi, alci ed altri carnivori, consumano piante medicinali per numerosi disturbi.

Ma un caso recente di automedicazione che riguarda un Orango di Sumatra, ha attirato l’attenzione degli scienziati: infatti il primate si è medicato una ferita applicando gli estratti di una pianta analgesica.

Rakus, questo il suo nome, è stato visto mettere in atto un curioso comportamento.

Ha preso delle foglie di una pianta locale di Suaq Balimbing, in Indonesia, ha masticato queste foglie e poi le ha depositate su una ferita sul volto, avendola trattata prima con il succo delle stesse. Trascorso qualche giorno la ferita era guarita fino a sparire dopo un paio di mesi.

L’episodio, che risale a un paio di anni fa, ha incuriosito gli scienziati dell’Universitas Nasional Indonesiana e del Max Planck Institute Of Animal Behavior, che si occupano dell’automedicazione degli animali, perché la pianta in questione è una di quelle officinali.

Lo studio pubblicato su Scientific Reports, sottolinea come quella di Rakus, sia una forma evoluta di automedicazione.

Finora, infatti, erano conosciuti animali capaci di usare varie forme di “cure fai da te” da quelle più semplici quali evitare cose che li danneggino, o all’uso di piante officinali analgesiche, antinfiammatorie, antivirali, antibatteriche, elementi peraltro spesso usate nella medicina tradizionale, ma questo studio inserisce una novità nel ‘già conosciuto’.

L’osservazione diretta di un orango in natura che coscientemente cura la sua ferita con una pianta officinale, la Fibraurea tinctoria, con un atteggiamento intenzionale.

L’Orango ha usato quella specifica pianta e con quel metodo specifico, consapevole di poter guarire, tra l’altro ripetendo più volte il trattamento.

Va sottolineato che non solo il mondo dei Primati ci porta a considerare la capacità degli animali di auto-curarsi, ma anche altre specie e più antiche dei primati, come gli elefanti, i delfini, l’otarda maggiore.

C’è anche chi crede che la zoofarmacognosia, termine non facile che definisce una recente disciplina scientifica che studia i metodi e le pratiche utilizzate dagli animali per curarsi le malattie, osservata e studiata in modo solido, possa aiutarci a trovare altri rimedi, validi anche per la nostra salute.

Ma questo lo demandiamo alla scienza.