GLI “SCARTI” DELLA LANA: POSSIBILI UTILIZZI COMMERCIALI

La lana non può essere considerata un materiale di scarto, è necessario rivalutarla e commercializzarla.

APPROFONDIMENTO
Redazione
GLI “SCARTI” DELLA LANA: POSSIBILI UTILIZZI COMMERCIALI

La lana non può essere considerata un materiale di scarto, è necessario rivalutarla e commercializzarla.

Gli ovini sardi sono all’incirca 3 milioni, mentre la produzione della lana si attesta all’incirca ai 40 mila quintali all’anno, con una produzione di lana a capo di circa 1,5 Kg. di lana. Sembrerebbe in apparenza una possibile fonte di guadagno economico. Ma la situazione è alquanto distante dalla realtà. I possibili sviluppi commerciali della lana di pecora sono molteplici, visti i possibili utilizzi e procedure industriali che sono ammesse, come: in edilizia, per l’abbigliamento, le bonifiche ambientali. Inoltre La lana appena tosata per la sua eccellente natura idrorepellente detta anche sudicia o grezza, ha la straordinaria capacità di assorbire sostanze oleose: Infatti secondo uno studio scientifico, ha dimostrato coma la lana potrebbe assorbire eventuali perdite di petrolio in mare. Situazioni inquinanti come dimostrano i tanti episodi che si susseguono nei nostri mari.

A tal proposito alcune settimane orsono è stato organizzato e curato dal Gal Barigadu (Sardegna) un significativo convegno dal titolo “La lana come risorsa per lo sviluppo del territorio nazionale”, con l’autorevole partecipazione dell’Assessore dell’Agricoltura e Riforma agropastorale della regione Sardegna Valeria Satta. Spiega l’Assessore Satta “ Il concetto della lana di pecora quale materiale di scarto è ormai superato.; la lana non può essere considerata un rifiuto, ma una materia prima dalla cui lavorazione , più o meno complessa, si possono realizzare beni di alto interesse con un impatto ambientale molto basso, talvolta prossimo allo zero.

Trattandosi di un materiale naturale si disincentiva l’utilizzo di materiali sintetici. Inoltre si risolve il problema dello smaltimento della lana considerata inpropriamente come scarto: la lana è infatti una materia prima naturale che può (e deve essere sfruttata) in diversi settori, con un infinito potenziale per promuovere lo sviluppo economico e sociale dell’intera isola”.  Alcune organizzazioni come l’Agenzia Lane d’Italia, il CNR, il Gal Barigadu hanno promosso un manifesto delle Lane Autoctone, che ha lo specifico e qualificato obbiettivo di sostenere il mondo agropastorale.  Secondo gli estensori dell’iniziativa bio economica è necessario trasformare la lana da rifiuto a  risorsa, attraverso la modifica della normativa che ha ridotto la lana alla stregua di un rifiuto speciale.

Oggigiorno è necessario sensibilizzare i pastori e coloro che ruotano nel mondo pastorale sardo e non, perché venga praticata la tosatura nel modo migliore, più consono, per ottenere ed avere lane selezionate per qualità, in modo da soddisfare le richieste di mercato della moda che ha scoperto il valore della sostenibilità. Riusciranno i nostri pastori sardi (aiutati anche dalle aziende cosmetiche ed industriali ) ha garantire gli standard per una filiera di qualità? Oggigiorno la tosatura delle pecore viene praticata da abilissimi tosatori che provengono dai Paesi Baschi e dalla Nuova Zelanda che con un costo di circa un 1 e 40 centesimi riescono, in pochi minuti ha tosare una pecora. Un lavoro che alcuni anni orsono praticavano i pastori sardi e nazionali. I tempi sono cambiati, ma il mercato commerciale nazionale non aiuta i pastori. Ai posteri l’ardua sentenza.