GUADAGNARE DAI RIFIUTI DOMESTICI? SI PUO' FARE!

Trasformare parte degli oggetti destinati a finire nell’immondizia in guadagno: un ottimo modo per fare un regalo alle proprie tasche e all’ambiente.

AMBIENTE
Redazione
GUADAGNARE DAI RIFIUTI DOMESTICI? SI PUO' FARE!

Trasformare parte degli oggetti destinati a finire nell’immondizia in guadagno: un ottimo modo per fare un regalo alle proprie tasche e all’ambiente.

Il riciclo degli oggetti destinati a diventare rifiuti, e quindi ad inquinare l’ambiente, è uno dei comportamenti virtuosi più importanti per incrementare le economie circolari. Evitare di produrre troppa immondizia è lo step iniziale per gestire l’enorme problema dell’accumulo di scarti, molti dei quali sono destinati a diventare rifiuti. Riutilizzare oggetti e materiali, dunque, è fondamentale: se poi ci fosse la possibilità di ricavare un guadagno da alcune tipologie di scarto, il comportamento virtuoso della differenziazione e del riutilizzo dei rifiuti potrebbe diventare non solo etico, ma anche conveniente. Ma qual è, se dunque esiste, il modo per mettere a profitto la propria immondizia? Chi potrebbe essere interessato a darci dei soldi in cambio di oggetti e materiale che, sostanzialmente, scartiamo?

Chi paga, e per cosa paga

Innanzitutto, bisogna capire quale sia il mercato di riferimento per i nostri rifiuti, e di quali scarti stiamo parlando. Ci sono determinati oggetti e materiali che quasi quotidianamente buttiamo, infatti, che sono più ricercati rispetto ad altri. Ad esempio, i rifiuti elettronici possono essere più interessanti rispetto ad altre tipologie; l’alluminio, tra i materiali, è tra quelli considerati più remunerativi. Ma andiamo per ordine: chi è che paga per i nostri rifiuti? Esistono due canali di ‘monetizzazione dei rifiuti’ principali: enti od aziende che pagano, di solito a peso, per determinati materiali correttamente raccolti e differenziati; persone che cercano e acquistano articoli che quotidianamente nelle case vengono cestinati, per poi rivenderli o utilizzarli in vario modo.

Di quali rifiuti parliamo?  Abbiamo già parlato dell’alluminio: le lattine ne sono la principale fonte, e il modo migliore per ricavarne allumino ‘vendibile’ è quello di compattarle. C’è chi addirittura si dota di una pressa per lattine, in modo da facilitarne la vendita. Una famiglia, in media, può arrivare a guadagnare diverse centinaia di euro all’anno. A proposito di lattine, c’è un altro mercato, meno ampio certamente, ma che può anch’esso essere remunerativo: quello dei collezionisti. Più che le lattine, ad essere particolarmente ambite sono le linguette che chiudono le stesse. Esiste una rete di collezionisti disposti a pagare: non parliamo di cifre astronomiche, ma facendo un giro su qualche sito o portale specializzato in questo tipo di acquisti non è raro trovare inserzioni di chi cerca o vende.

Uova e imballaggi, riviste e tappi

Le lattine non sono gli unici oggetti di uso comune da cui è possibile ricavare del denaro una volta che sono diventati rifiuti, o che comunque non ci servono più. Le scatole utilizzate per le uova, ad esempio, hanno mille utilizzi e sono spesso presenti nei siti di asta on line. Servono ad insonorizzare, oppure vengono usate semplicemente come materiale da riciclare. Sempre in tema di scatole, da tenere in considerazione sono gli imballaggi ed i contenitori degli oggetti – spesso elettronici ma non solo – che acquistiamo: cartone e polistirolo che, una volta aperta la confezione, finiscono nell’immondizia. Sono invece oggetti molto utili a chi, ad esempio, effettua vendite on line e ha bisogno di contenitori per inviare i loro prodotti; oppure in caso di traslochi, per i quali lo “scatolone di cartone” è un oggetto del tutto indispensabile.

Poi ci sono le riviste, i giornali, i fumetti. Anche in questo caso, esiste un mercato abbastanza florido e ramificato che dà un valore a questi oggetti di uso comune per diversi motivi: collezionismo, rivendita o semplicemente (ma qui il guadagno è minore) riciclo della carta.

Altro oggetto di uso comune che in pochi direbbero che possa avere un valore di mercato, ma che invece ce l’ha, è il tappo: quello di sughero, in particolare, che mille volte abbiamo gettato dopo aver bevuto, magari, una buona bottiglia di vino. E chi è che potrebbe comprare i nostri tappi di sughero? Gli artigiani, ad esempio: il sughero è utilizzato per realizzare diversi oggetti come ad esempio le cornici. Ci sono poi “mercati alternativi”, ma d’altronde il riciclo necessita anche di un po’ di fantasia: e dunque il bricolage, l’hobbistica, la decorazione sono tutte attività per le quali il sughero o direttamente i tappi sono materiali utilissimi. Per non parlare dei pescatori, che li utilizzano come galleggianti per gli ami.

 

Materiali elettronici

 Un capitolo a parte meritano i materiali e gli oggetti “elettronici”, per i quali sono possibili diverse forme di guadagno. A partire dagli oggetti più comuni e che maggiormente hanno la tendenza ad “accumularsi”: i cavi. Telefonici, cavi di computer portatili e caricabatterie usati, soprattutto se fuori produzione, sono ricercati ed hanno un mercato: prima di buttarli, proviamo a dare un’occhiata su internet, sempre sui portali di aste on line. E’ abbastanza facile che qualcuno a cui serva esattamente “quel” cavo esista, e sia disposto a pagare.

Poi ci sono gli apparecchi elettronici, magari ancora funzionanti ma che non ci servono più, o che per noi risultano “obsoleti”: potrebbe esserci, anche sicuramente c’è, qualcuno per cui mantengono tutto il loro interesse. Collezionisti, nel caso dei prodotti più “vintage”, o semplicemente persone che non vogliono (o possono) spendere la cifra necessaria ad un oggetto nuovo e ripiegano sull’usato. Che ovviamente deve essere funzionante!

Nel caso invece di prodotti non più funzionanti, a fare gola a possibili acquirenti sono spesso i materiali di cui gli oggetti sono fatti: anche in questo caso non è difficile trovare aziende o singole persone in cerca di “rifiuti elettronici” da acquistare. Nel caso degli smartphone esiste un mercato abbastanza strutturato che aggiusta e poi rivende: altro canale da cui trarre profitto per i nostri rifiuti.

Cosa serve? Soprattutto impegno e pazienza

 Sembra banale dirlo, ma non è così: tutte queste attività, ed in generale il riciclo, il riuso, la differenziazione, richiedono un ruolo “attivo” da parte di chi vuole disfarsi dei propri scarti cercando di non trasformarli in rifiuti ed inquinamento. Per trovare chi acquista i vostri tappi di sughero, ad esempio, è necessario innanzitutto metterli da parte. Poi cercare chi li vuole, contattarlo e accordarsi per un incontro. Si tratta di azioni, più di una, che certamente richiedono un impegno maggiore rispetto al semplice “gettare via” l’oggetto che non ci serve più. Non è una differenza da poco, se pensiamo alla quotidianità spesso frenetica ed alla necessità “sociale” di risparmiare tempo. Ma il tentativo di salvare il pianeta e di affrontare la crisi ambientale necessita dell’impegno di tutti: non è solo uno slogan delle campagne ambientaliste, si tratta anche di “fare” una serie di azioni che richiedono tempo ed impegno.