Arezzo – Le tensioni internazionali, il conflitto in Medio Oriente e l’incertezza sulle politiche commerciali statunitensi stanno mettendo sotto pressione il settore orafo italiano. A lanciare l’allarme è l’undicesima indagine congiunta realizzata dal Club degli Orafi Italia e da Intesa Sanpaolo, presentata ad Arezzo durante OroArezzo.
Secondo lo studio, il prezzo dell’oro ha registrato un aumento del 44% nel 2025, raggiungendo nuovi massimi storici. Nel primo trimestre del 2026 la quotazione media si è attestata a 4.877 dollari l’oncia, spinta dall’instabilità geopolitica globale e dall’incertezza economica internazionale.
L’effetto immediato è stato un forte rallentamento della domanda mondiale di gioielli in oro. Dopo il calo del 18% registrato nel 2025, nei primi tre mesi del 2026 la contrazione è arrivata al 24%, con un crollo del 44% negli Stati Uniti. A incidere sono soprattutto i prezzi record dei metalli preziosi e il clima di incertezza legato ai conflitti internazionali.
Anche il comparto orafo italiano mostra segnali di difficoltà dopo anni di crescita. Il fatturato del settore è diminuito del 5% nel 2025, mentre la produzione è scesa del 13,8%. Ancora più severi i dati relativi ai primi due mesi del 2026, che evidenziano un calo del 10% del fatturato e del 29% della produzione.
Nonostante il rallentamento, l’export italiano mantiene una certa capacità di tenuta sui mercati internazionali. Le esportazioni di gioielli in oro si sono fermate a 10,8 miliardi di euro nel 2025, con una riduzione del 21% fortemente condizionata dal mercato turco. Al netto della Turchia, tuttavia, il comparto avrebbe registrato una crescita del 7,6%, trainata soprattutto da Svizzera (+27%), Emirati Arabi Uniti (+13%), Hong Kong (+9,7%) e Canada (+111%).
Particolarmente strategico resta il mercato degli Emirati Arabi Uniti, che rappresenta non solo una destinazione commerciale ma anche un importante hub di redistribuzione verso l’Asia. Tuttavia, l’escalation del conflitto in Iran sta rallentando sensibilmente i flussi commerciali verso l’area mediorientale.
L’indagine evidenzia inoltre un netto peggioramento delle aspettative delle imprese per il 2026. Rispetto alla precedente rilevazione di dicembre 2025, la quota di aziende che prevede un calo del fatturato è quasi raddoppiata, passando dal 34% al 63%.
Le principali criticità segnalate dalle aziende riguardano il costo delle materie prime e dei semilavorati, indicato dal 68% delle imprese, seguito dal peggioramento della domanda interna (60%) e dalle tensioni geopolitiche (53%). Il conflitto in Iran avrebbe già prodotto effetti diretti sul comparto, determinando una riduzione dei consumi di gioielli, l’aumento dei costi delle materie prime e un rallentamento della domanda internazionale.
Nonostante il contesto difficile, il settore continua però a investire. Il 23% delle imprese intervistate prevede infatti di aumentare gli investimenti nel corso del 2026, confermando la volontà di rafforzare competitività e innovazione. Tra le strategie individuate emergono la ricerca di nuovi partner commerciali, la revisione dei prodotti e il potenziamento dell’e-commerce.
Durante l’evento di OroArezzo sono intervenuti, tra gli altri, Laura Biason, Daniela Corsini, Stefania Trenti e Sara Giusti, che hanno analizzato l’evoluzione dello scenario macroeconomico e le prospettive future del comparto orafo italiano.
