I funghi e il loro DNA per lo studio della biodiversità

E’ l’obiettivo di una ricerca internazionale alla quale partecipa anche l’Italia che coinvolge tutti i cinque continenti.

AMBIENTE
Redazione
I funghi e il loro DNA per lo studio della biodiversità

E’ l’obiettivo di una ricerca internazionale alla quale partecipa anche l’Italia che coinvolge tutti i cinque continenti.

Le specie fungine presenti sulla terra ammontano a oltre 150 mila anche se si stima che questo numero possa superare il milione.

Al di là dei numeri l’importanza che questi organismi rivestono sotto l’aspetto della biodiversità e di quelli ecologico ed ambientale è fondamentale. I funghi svolgono ruoli importanti come indicatori della biodiversità forestale e dello stato di salute di diversi habitat, dei cambiamenti climatici, nel mantenere l’equilibrio terrestre attraverso la decomposizione della materia organica che viene resa utilizzabile dalle piante e resa disponibile per vari organismi, ecc.

In ogni caso è necessario approfondire la loro conoscenza in modo da determinare generi e specie basandosi su solide conoscenze scientifiche, utilizzando ad esempio il sequenziamento del DNA.

L’ importanza dei funghi attraverso lo studio del loro DNA in una ricerca internazionale per comprendere la biodiversità degli ecosistemi, anche l’Italia in campo.

Tutti noi associamo l’analisi del DNA a fatti di cronaca, o anche a casi di maternità o paternità dubbia, ma non molti sanno, addetti ai lavori e appassionati esclusi che il ricorso a questa tecnica è sempre più utilizzata nello studio dei funghi per una loro precisa determinazione ma anche per evitare frodi, in commercio ad esempio, o per studiare la biodiversità di questi organismi e con essi più in generale degli ecosistemi

Da diversi anni lo studio di questi organismi e la loro determinazione da parte dei tassonomi, coloro i quali si occupano di classificare gli esseri viventi e che necessitano di una conoscenza approfondita delle singole specie anche sotto l’aspetto genetico e non solo morfologico, micologici, università, società scientifiche ricorre sempre di più a tecniche molecolari basate sul DNA.

Data la natura terricola di questi organismi, nel loro studio sarebbe più naturale e veloce partire dalla matrice terreno, dato che le spore non restano soltanto a livello del suolo ma vengono aero disperse è quindi necessario studiare anche il DNA fungino naturalmente presente nella matrice aria.

Sullo studio del Dna fungino presente nell’ aria poggia infatti un progetto internazionale innovativo che coinvolge tutti i cinque continenti guidato dall’ Università di Jyväskylä, situata nell’ omonima città della Finlandia centrale al quale partecipa anche l’ Italia con il Cnr iret, istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri, di Firenze e il National Biodiversity Future Center. Ad essere sotto la lente dei ricercatori, oltre 100, in rappresentanza di altrettanti centri di ricerca, università, musei scientifici, ecc, è la matrice aria nella quale sono presenti naturalmente spore fungine e il loro DNA, che hanno mostrato una maggiore diversità rispetto a quanto accade con i campionamenti del suolo A rendere ancora più significativo lo studio il fatto che i risultati siano stati oggetto di un pubblicazione su una tra le più importanti riviste scientifiche a livello mondiale, Nature, “Airborne DNA reveals predictable spatial and seasonal dynamics of fungi”.

Per il campionamento sono state coinvolte 47 località dei cinque continenti ed è stato esaminato in che modo le comunità fungine differiscono tra le zone bioclimatiche e la misura delle variabili climatiche. È stato valutato come i modelli stagionali dei funghi presenti nell’ aria variano a seconda di latitudine e condizioni meteorologiche. È stato possibile notare come i campioni siano ricchi di agenti patogeni delle specie vegetali, funghi saprotrofi del legno, appartenenti in sette casi agli Ascomiceti e tre ai basidiomiceti, con i generi più diffusi rappresentati dai generi Cladosporium, Ascochyta e Alternaria.

Biodiversità fungina che è condizionata dai cambiamenti climatici, infatti i climi caldi aumentano proprio la diversità oltre che la sporulazione.

Per il nostro paese come accennato il Cnr Imet di Firenze con i ricercatori Luigi Paolo d’Acqui e Stefano Ventura che hanno studiato un importante scrigno di biodiversità fungina, le isole Svalbard in Norvegia, usufruendo anche del prezioso supporto offerto dalla base dirigibile Italia del Cnr. In questo modo è stato possibile ampliare le conoscenze legate ai fattori, principalmente climatici e evolutivi, che influenzano la presenza di alcuni funghi in grado di diffondersi attraverso l’aria.

Questa metodologia non ha interessato soltanto i funghi ma anche muffe e lieviti entrambi appartenenti al regno dei funghi, oltre che ai licheni e potrà essere applicata anche ad altri microorganismi come i batteri. Vista le enormi potenzialità offerte in linea generale dallo studio del patrimonio genetico delle spore presente nell’ aria, i prossimi passi dovranno riguardare una messa a fuoco del sequenziamento del DNA di funghi importanti per agricoltura, foreste e animali, senza dimenticare le specie patogene in modo tale da studiarne la distribuzione nello spazio, la presenza numerica e gli impatti sulle diverse categorie. Essendo numerosi funghi caratteristici esclusivamente di determinati ambienti e non di altri la loro conoscenza permetterà sia di studiare i singoli ecosistemi ma anche di mettere in atto attività per la conservazione del patrimonio fungino.