I NOSTRI "CARI" ANIMALI DOMESTICI

Le spese per gli “amici” a quattro zampe” stanno diventando un onere insostenibile e il rischio dell’abbandono è sempre più concreto. La loro tutela tra situazione attuale e recenti proposte.

APPROFONDIMENTO
Pamela Preschern
I NOSTRI "CARI" ANIMALI DOMESTICI

Le spese per gli “amici” a quattro zampe” stanno diventando un onere insostenibile e il rischio dell’abbandono è sempre più concreto. La loro tutela tra situazione attuale e recenti proposte.

Gli animali da compagnia: affettuosi, preziosi contro la solitudine e in alcuni casi anche contro le malattie. Ma anche costosi. Per i proprietari un cane o un gatto sono a tutti gli effetti membri della famiglia e, come tali, necessitano di nutrimento, cure e svago. Attenzioni che richiedono un impegno economico non indifferente che si aggiunge ai recenti incrementi dei prezzi dell’energia e di alcuni prodotti di uso comune. E con la prospettiva di uno scenario economico tutt’altro che rassicurante nei prossimi mesi, ulteriori “bocche da sfamare” rappresentano un onere, concreto, tangibile. Ma anche una questione morale.

L’impatto della crisi economica sugli animali: il caso del Regno Unito

Nel Regno Unito, paese formalmente fuori dall’UE ma geograficamente parte dell’Europa, gli effetti della crisi del gas russo sull’isola sono evidenti: a partire dal prossimo ottobre l’autorità di regolamentazione dell’energia ha annunciato un aumento delle bollette energetiche domestiche annuali pari all’80 per cento. Una crescita preoccupante, superiore all’incremento del 54 per cento dello scorso aprile. Per i britannici ciò si tradurrà in media in un’impennata dei costi energetici annui da circa € 2.280 a € 4.100. Con la previsione di una crescita ulteriore delle bollette il prossimo gennaio fino a una cifra di 4.630 euro.

Numeri in aumento come quelli dei proprietari di animali che dalla scorsa primavera hanno scelto di disfarsi di cani e gatti. A dirlo sono gestori di rifugi e dei centri per gli animali, testimoni delle storie di quanti non possono più permettersi di prendersi cura del loro “amico” e spesso sono restii a confessarne il vero motivo. All’aumento di famiglie costrette a rinunciare alla compagnia del loro animale domestico si affianca la diminuzione delle adozioni. Una condizione che si ripercuote sui rifugi, gattili e canili sempre più affollati e nella crescente difficoltà, se non impossibilità, di soddisfare le necessità degli ospiti presenti.

Uno scenario completamente diverso da quello dello scorso biennio quando tra marzo 2020 e marzo 2021 nel solo Regno Unito circa 3,2 milioni di animali domestici sono entrati a far pare di una famiglia.  Un fenomeno che ha interessato anche il resto dell’Europa e gli Stati Uniti.

L’impatto della crisi economica sugli animali: il caso dell’Italia

Nel nostro Paese dopo il boom di adozioni nel periodo del lockdown negli ultimi mesi la cifra di animali abbandonati o riconsegnati ai centri di accoglienza è in salita. Le cause sono varie: i proprietari non hanno tempo, hanno smesso lo smart working, hanno problemi economici oppure non vogliono o non possono occuparsi dei quadrupedi dei parenti morti.  In pratica con la fine dell’emergenza pandemica per molti la soluzione più semplice e immediata è diventata quella di disfarsi dei loro piccoli amici. Una tendenza iniziata già nel 2021 secondo i dati del Ministero della Salute che ha registrato l’ingresso di oltre 101.000 esemplari nei canili, soprattutto nel Lazio, Campania e Sicilia, senza dimenticare la Puglia dove il tasso di abbandono è cresciuto a dismisura negli ultimi mesi, come riporta un’esperta cinofila dell’Enpa.

Secondo l’Ente nazionale per la protezione animali (Enpa) il numero delle cessioni a rifugi o ad associazioni  è cresciuto del 35 per cento rispetto al periodo pre-Covid, mentre un’indagine di Facile.it quantifica in oltre 3 milioni gli italiani che fra il 2020 e il 2021 hanno deciso di prendere un animale. Di questi circa il 28 per cento lo ha fatto per  rendere più “sopportabile” il periodo di confinamento, mentre quasi il 6 per cento degli intervistati semplicemente per aggirare i limiti alla mobilità imposti dalla crisi pandemica.

I possibili rimedi a livello nazionale e locale

Per combattere il fenomeno degli abbandoni causati anche dalle difficoltà economiche delle famiglie il governo nella Manovra di bilancio di quest’anno ha confermato il bonus animali domestici”. L’agevolazione è destinata a analisi cliniche, cure mediche e visite veterinarie, assicurando una detrazione fino al 19 per cento dei costi sostenuti, per un massimo di 80 euro all’anno. Oltre a quelle nazionali esistono anche delle agevolazioni su base locale. Per esempio, il Comune di Modena ha approvato un bonus che assicura un rimborso variabile da 150 euro fino a 200 euro per le spese di cura degli amici “pelosi” nel periodo compreso tra il 1° marzo 2020 e il 30 settembre 2022, qualora il cane o gatto sia stato adottato presso un canile comunale. A Palermo invece il contributo di massimo previsto per l’adozione è di 480 euro.

Anche alcune realtà toscane della zona del Mugello sostengono quanti intendono adottare un amico a quattro zampe, in particolare un cane, con importi che variano da un minimo di 200 euro a un massimo di 400 euro in base all’età e agli anni di permanenza del cucciolo nel canile stesso.

In altri casi, invece, si cerca di persuadere i proprietari a continuare a prendersi cura dei loro animali magari incentivando l’assistenza di un professionista, come dog sitter o cat sitter e scoraggiando la soluzione del canile o gattile.

I bonus per l’adozione o il sostegno alle cure domestiche rappresentano una misura concreta e un ottimo spunto di riflessione sull’abbandono degli animali, con cui si misura il livello di civiltà di un paese. Come accade anche per la detenzione in carcere, un tema diverso ma altrettanto trascurato, su cui la politica dovrebbe esprimersi in modo chiaro con proposte di tutela dei diritti concrete e efficaci. Un richiamo che in tempi di campagna elettorale non guasta.