I pericoli di una IA "disumana"

La parola all’esperto, il professor Ranieri Razzante. I pro e i contro nell’utilizzazione dell’intelligenza artificiale

APPROFONDIMENTO
Redazione
I pericoli di una IA "disumana"

La parola all’esperto, il professor Ranieri Razzante. I pro e i contro nell’utilizzazione dell’intelligenza artificiale

“Tra vent’anni i sistemi saranno molto più bravi a imparare di noi. L’intelligenza artificiale e’ molto efficace nell’assumere il controllo e autotutelarsi. E farà di tutto per sopravvivere.” Parole non di catastrofisti, ma di un premio  nobel per la fisica, Geoffrey Hinton, nel 2024.

Al cospetto di Papa Leone, i massimi esperti del mondo di queste materie lanciano piu’ allarmi che ottimismi. D’altronde, anche papa Bergoglio si schierò apertamente contro i pericoli di una IA disumana. È per questo che chi scrive, molto più umilmente,  aveva espresso e continua ad esprimere molte perplessità sulla corsa ad “umanizzare” l’IA e i robot.

Dando per scontato che nel settore sanitario, della ricerca scientifica, della difesa e dell’intelligence questi nuovi strumenti algoritmici siano in grado di darci soddisfazioni, si dimentica, talvolta, nelle analisi che si leggono quotidianamente, che si tratta di una intelligenza “non umana” e “insensibile”, che non potrà mai possedere le capacità naturali, se non quelle di eseguire compiti materiali.

Ho avuto il privilegio di far parte del comitato che la Presidenza del consiglio ha riunito per elaborare la strategia italiana sull’intelligenza artificiale. Il governo italiano si è giustamente schierato su posizioni prudenti, su utilizzi esclusivamente controllati, e sul confinamento dell’IA a quello che deve fare: la “collaboratrice” degli esseri umani (la definizione è mia).

Al di là dei cybercriminali, molti eserciti sono oggi attrezzati e potenziati con strumenti di questo tipo. Il cosiddetto “duale use” anche di questa innovativa tecnologia e’ ancora poco considerato, sempre a mio avviso, da parte di coloro che, seppur giustamente, ne vantano le straordinarie capacità di semplificare alcuni nostri esercizi complicati.

Se ci riferiamo pero’ alle cronache di questi ultimi tempi, l’intelligenza umana sta scadendo, a livelli mai così bassi e probabilmente quella artificiale non commetterebbe errori cosi’ grossolani, come quelli di alimentare guerre e odio sociale,  oppure di creare spirali ideologiche palesemente e gratuitamente violente. Che possono portare ad utilizzare, queste sì, anche l’intelligenza artificiale per fare del male.

L’equilibrio sta, per credenti e non credenti, negli studi che la Chiesa sta conducendo da tempo, e nel dialogo costruttivo che essa ha avviato con le comunità scientifiche. Sempre con l’idea di fondo di responsabilizzare l’uomo che dovesse utilizzare malamente strumenti che dovrebbero essere asettici per definizione.

Non dovremo mai difenderci dall’intelligenza artificiale; semmai, le chiediamo aiuto per difenderci contro chi utilizza la propria intelligenza cerebrale per commettere reati. Dedichiamo risorse alle regole, perché non solo i fisici, ma anche noi giuristi , siamo preoccupati dell’impossibilità, allo stato attuale, di dare soggettività giuridica ad uno strumento senza gambe e piedi, anche se fosse un robot.

Prof. Avv. Ranieri Razzante
Docente Cybercrime & Homeland Security Università di Perugia
Componente Comitato Esperti UIF
Consulente Commissione Parlamentare Antimafia