Nessuno di noi può affermare di non essere mai andato, nemmeno una volta in un fast food, così come di non aver mai comprato del cibo pronto per risparmiare tempo o per aver fatto troppo tardi per cucinare.
E qualcuno può forse dichiarare di non aver mai gustato patatine fritte davanti a un film? Sono queste solo alcune occasioni, tra le molte, in cui ognuno di noi si trova, o si è trovato a consumare lo junk food o cibo spazzatura di derivazione industriale.
Inutile sottolineare che se una volta ogni tanto uno mangia hamburger e patatine non sta producendo danni alla propria salute, il problema nasce quando se ne fa un uso abitudinario. La scienza, con pubblicazioni di ricerche divulgate su autorevoli riviste scientifiche, ci ha già dimostrato la relazione che esiste tra il consumo eccessivo del junk food e l’obesità. Ora però i ricercatori, con una recente analisi pubblicata sulla rivista Frontiers in Science, ci rivelano il connubio che esiste tra l’obesità e l’aggravarsi della crisi climatica.
Gli alimenti ultra-processati, che altro non sono che prodotti industriali ad alta densità calorica ma poveri di nutrienti come gli snack confezionati, le bibite zuccherate, merendine o carni lavorate si stanno diffondendo sempre più, provocando pericoli per la salute e per l’ambiente.
Alcuni studiosi svedesi hanno rilevato che per la produzione di un chilo di patatine fritte si sprigionano circa 2,2 chilogrammi di gas serra. Il ‘cibo spazzatura’ è il prodotto di una lunga catena industriale che mette insieme ingredienti raffinati, zuccheri, additivi, grassi e sale, volti ad ottenere cibo economico e di lunga conservazione.
I dati analizzati dallo studio di Frontiers in Science sottolineano come nel nostro ‘occidente’ circa la metà delle calorie acquisite quotidianamente sia prodotto da cibi ultra-processati. Questo sistema alimentare è responsabile di circa un terzo delle emissioni climalteranti, dato che è conseguenza di filiere lunghe e basate sull’agricoltura intensiva.
Per produrre lo junk food agiamo direttamente con deforestazioni, consumo di acqua, uso di fertilizzanti, senza contare l’aggiunta di imballaggi e trasporti. I risultati sono ben visibili, i ricercatori stimano che il 38% della popolazione mondiale è in sovrappeso o obesa. Fenomeno tipicamente occidentale.
Conoscere la relazione tra obesità e crisi climatica è fondamentale per mettere in atto misure culturali, sociali e politiche per produrre benefici alla salute pubblica e a quella del pianeta. Invertire il modello di consumo, oggi basato sulla quantità anziché sulla qualità, sulla standardizzazione e sul profitto dell’immediato, determinerebbe il risolvere due problemi che hanno in comune la stessa radice.
