Il CLIMA È ANCHE UN PROBLEMA DI GENERE

Le donne risultano più spesso degli uomini vittime delle calamità naturali e rappresentano l’82% degli sfollati a livello globale.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
Il CLIMA È ANCHE UN PROBLEMA DI GENERE

Le donne risultano più spesso degli uomini vittime delle calamità naturali e rappresentano l’82% degli sfollati a livello globale.

Il nesso tra genere e cambiamenti climatici esiste, anche se poco pubblicizzato. Secondo uno studio realizzato dall’Icsr (Centro internazionale di studi e ricerche) per conto della piattaforma Ener2Crowd , a pagare il costo del cambiamento climatico sono soprattutto le donne che rappresentano l’82% degli sfollati dei disastri ambientali a livello globale. Le donne subiscono più degli uomini i cambiamenti climatici. Gli effetti negativi del riscaldamento globale, delle ondate di calore, della siccità, dell’aumento del livello del mare e di condizioni meteorologiche estreme sono infatti ancor più pronunciati per le donne, già a priori più vulnerabili.

Ma sono, forse per questo, anche più sensibili alla necessità di modificare i comportamenti per la salvaguardia dell’ambiente. E così l’economia verde si tinge di rosa, sempre più imprenditrici hanno consapevolezza della missione ineludibile di salvare il pianeta.

Già negli anni ‘60 del secolo scorso erano le donne a guidare le prime proteste ecologiche” rileva Niccolò Sovico, ceo, ideatore e cofondatore di Ener2Crown, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico, che ha commissionato all’Icrs un sondaggio di valutazione della partecipazione delle donne nell’ambito della green economy e finanza alternativa verde. Ebbene sono proprio le donne a non tirarsi indietro difronte a una scelta importante come quella di investire nella green economy, dimostrano una maggiore responsabilità ambientale e si muovono velocemente in più direzioni, dimostrano grande capacità di coniugare le sfide del mercato e la salvaguardia dell’ambiente.

Secondo quanto rilevato in un sondaggio realizzato durante la prima settimana di agosto 2022 dall’International Center for Social Research, il 53% degli investimenti nella finanza alternativa verde proviene dalle donne. E se consideriamo lo specifico comparto dell’energia sostenibile, le donne rappresentano il 55% del totale degli investitori. Secondo le statistiche, le donne sono più orientate alla riduzione delle emissioni inquinanti (68%) ed al risparmio energetico (65%) e le imprese con una leadership femminile mostrano una maggiore attenzione ai temi della sostenibilità ambientale ed energetica: un’azienda rosa su 3 investe in prodotti e tecnologie green contro un’azienda su 4 di quelle guidate dagli uomini. E i dati sono incoraggianti anche nel mondo del lavoro.

Se è vero che in Italia il problema occupazionale è drammatico e che per quanto riguarda le donne il nostro Paese è fanalino di coda in Europa, nell’ambito della green economy le percentuali ci danno speranze: il 58% delle donne impiegate nella economia verde ricopre ruoli medio-alti, ribaltando le classifiche del mondo del lavoro. E il settore è ancora in crescita. In definitiva le donne che hanno aperto la strada all’ambientalismo, seppur a costo di derisioni, minacce e insulti sono state avanguardie protagoniste di analisi moderne. Novelle Cassandre? No, i loro atti hanno determinato la presa di coscienza di milioni di persone.

Noi qui vogliamo rendere omaggio ad alcune di loro. Vandana Shiva, che rese celebri in tutto il mondo i tree huggers (gli “abbracciatori di alberi”), un movimento femminile che nacque per proteggere le foreste subtropicali dell’Himalaya che si estendono attraverso le colline del Nepal centrale, andando a ricoprire anche molte zone del Darjeeling, del Bhutan e dello stato indiano dell’Uttar Pradesh, fonte di vita per le collettività indigene.

La diciannovenne Howey Ou (Ou Hongyi), nativa della città di Guilin, nella parte meridionale della Cina, il Paese che oggi inquina di più al mondo, senza dimenticare la ventiquattrenne Disha Ravi che dopo essere finita in carcere per un tweet ambientalista è diventata l’attivista più carismatica e importante dell’intera India, per arrivare ai giorni nostri alla giovanissima Greta Thunberg. Era il 20 agosto del 2018 quando una biondina svedese di quindici anni, si sedette davanti al palazzo del Parlamento di Stoccolma per manifestare contro il climate change. Fu l’inizio di una protesta mondiale che scosse in profondità i nervi della Vecchia Europa, incurante della salute del Globo.

Se dunque sono le donne, da oltre 60 anni, a essere protagoniste della Green Revolution, è anche vero che sono proprio loro a pagare in misura maggiore il costo del cambiamento climatico.