Il conflitto, la sede dell'incoerenza morale è nel cervello

Uno studio identifica nella corteccia prefrontale ventromediale il fulcro neurologico dove i nostri valori e le nostre azioni entrano in conflitto

SALUTE
Francesca Danila Toscano
Il conflitto, la sede dell'incoerenza morale è nel cervello

Uno studio identifica nella corteccia prefrontale ventromediale il fulcro neurologico dove i nostri valori e le nostre azioni entrano in conflitto

Tutti abbiamo incontrato, almeno una volta, qualcuno pronto a professare alti valori morali per poi agire in modo diametralmente opposto. È la classica figura di chi “predica bene e razzola male”. Finora abbiamo considerato l’incoerenza morale come un semplice difetto caratteriale o una scelta opportunistica, ma la scienza oggi ci suggerisce che dietro queste défaillance etiche ci sia una base neurologica ben precisa.

Una questione di spegnimento cerebrale

Secondo una ricerca guidata da Xiaochu Zhang e Hongwen Song (University of Science and Technology of China), l’incoerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo è strettamente legata all’attività della corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC).

I ricercatori hanno osservato che, nel momento in cui una persona si trova a dover prendere una decisione concreta, se l’attività di quest’area cerebrale risulta ridotta, la probabilità di agire contro i propri principi dichiarati aumenta drasticamente. In sostanza, quando la vmPFC “abbassa la guardia”, i nostri istinti o interessi personali prendono il sopravvento sui valori morali che avevamo precedentemente espresso.

Il team di ricerca ha utilizzato tecniche di neuroimmagine per monitorare i partecipanti durante compiti che richiedevano di bilanciare principi morali e guadagni personali. I risultati hanno evidenziato che quando i soggetti esprimono i propri valori, il cervello mostra una specifica attivazione. Nel passaggio all’azione, se la vmPFC non mantiene un’attività costante, il comportamento devia dalla norma morale scelta. L’incoerenza non sarebbe dunque frutto di una mancanza di valori, ma di un’incapacità del cervello di “integrare” quei valori nel processo decisionale pratico.

La coerenza morale è un processo biologico attivo. Essere una persona morale richiede che il cervello integri la conoscenza morale nel comportamento quotidiano, un processo che può fallire anche in persone che conoscono perfettamente il principio morale”, ha spiegato Xiaochu Zhang, coautrice del lavoro.

Questa scoperta apre senza dubbio scenari affascinanti, non solo per le neuroscienze, ma anche per la psicologia comportamentale. Comprendere come il cervello elabora (o fallisce nell’elaborare) l’integrità morale potrebbe aiutare a sviluppare nuove strategie per migliorare l’autocontrollo e la coerenza decisionale.

Come sottolineato nel paper pubblicato su Cell Reports, la vmPFC funge da vero e proprio “ponte” tra l’astrazione del valore e la concretezza del gesto. Quando questo ponte trema, l’incoerenza diventa inevitabile.