Sono stati per certi versi gli antesignani degli “spazzini del mare” quelli che, nella Baia delle Grazie, la più ampia del Golfo della Spezia e tra le più ampie della costa, da oltre trent’anni si immergono per ripulire i fondali.
E, da trent’anni, sono la dimostrazione vivente che, il mare continua, nonostante tutto, ad essere considerato una pattumiera, nel quale gettare di tutto. Ma proprio di tutto.
Domanda: è mai possibile che in mezza giornata di un sabato mattina si portino alla luce oltre 77 metri cubi, ovvero il carico di due container e di una bettolina, di pesanti e pericolosi rifiuti inquinanti? Sì, purtroppo è questo il triste-buon bilancio della giornata dedicata all’ ultimo recente European Maritime Day.
Dei 77 metri cubi di materiale inquinante, che sta distruggendo il mare, questa la lista in sintesi: 4 relitti di imbarcazioni, oltre sessanta pneumatici di varie dimensioni, 10 metri cubi di “pannelli” di vetroresina, legname intriso di oli e carburanti, 3 metri cubi di cordami e tanto altro materiale minore, dalle bottiglie agli, immancabili, oggetti plastici di grandi dimensioni.
Ma perché è alle Grazie che si concentrano queste azioni di pulizia? Perché la Baia delle Grazie può essere considerata un caso emblematico in quanto, oltre ad essere un porto rifugio che arriva a ospitare fino a 90 imbarcazioni, è soggetta, per il gioco delle correnti marine, a raccogliere più che altrove i materiali trasportati dal mare.
È dunque proprio per questo che ogni anno è organizzata un’imponente attività ambientale con un centinaio di subacquei in acqua, unità navali “pesanti”, gruppi a terra e decine di mezzi. E se negli ultimi anni, mediamente, sono stati pescati 50 metri cubi (due container) di materiali, quest’anno, per il fatto che per l’emergenza Covid le edizioni si sono svolte in forma limitata, si è arrivati al nuovo record. Negativo-positivo s’intende.
Un nuovo record dovuto al fatto che, sempre quest’anno, la Pro Loco delle Grazie, in coordinamento con il Comune di Porto Venere, ha voluto un intervento ancor più massiccio. Sono stati infatti 55 i sommozzatori che si sono immersi e oltre una settantina tra i tecnici sulle imbarcazioni e i gruppi di volontari a terra, otto imbarcazioni maggiori, tre mezzi navali “pesanti” con equipaggiamenti speciali, tre camion, un carro gru, tre mezzi di soccorso a terra a completare una corona di sicurezza che conta una decina di tecnici specializzati tra terra e mare.
Una vera task force che ha potuto contare anche sul fondamentale ruolo della Marina militare con i Palombari del Raggruppamento subacquei e incursori “Teseo Tesei”, una delle realtà specialiste più importanti a livello mondiale. Da sempre infatti la Marina militare collabora al programma Operazione Marepulito garantendo gruppi di intervento in mare e a terra, operando nelle più complesse attività di recupero subacqueo e garantendo, in questo modo, l’eliminazione di materiali inquinanti che non potrebbero essere altresì rimossi dal fondo del mare.
In quella giornata, questo il messaggio-commento, è stata messa a nudo tutta la nostra inciviltà nei confronti del mare.
