In Groenlandia ci sono le zanzare, tante e cattive. Considerato che gli scienziati sostengono che questi insetti non sopravvivono sotto i 23° e che in inverno sono in “diapausa”, la loro esistenza in zone da sempre considerate freddissime ci racconta molto.
I ghiacciai si stanno fondendo a velocità impressionante, appaiono sulla superficie pozzanghere enorme di acque azzurrissime, si riduce lo spessore del ghiaccio e ora si vedono spuntare montagne che un tempo erano ricoperte di ghiaccio e neve.
È quanto ha verificato l’equipe della 3B meteo, a spedizione conclusa. Finalità del team era divulgare ciò che sta veramente accadendo sul nostro pianeta a causa dei cambiamenti climatici. L’isola analizzata è il primo luogo scelto per un progetto, che ogni anno, avrà come protagonista una località diversa del nostro pianeta.
Meteorologi, fotografi, video maker, divulgatori hanno reso possibile seguire i lavori giorno per giorno, grazie all’apposito sito creato per l’occasione groenlandia.3bmeteo.com.
Il meteorologo Paolo Corazzon ha illustrato la drammaticità della situazione. “Quella in Groenlandia è una spedizione che non dimenticherò mai, una missione che aveva lo scopo di verificare gli effetti del cambiamento climatico e che purtroppo sono davvero evidenti e drammatici. I ghiacciai non riescono, sempre più spesso a non arrivare al mare, stanno arretrando di diversi chilometri sulla fascia costiera e, quando ci arrivano, gli iceberg che si staccano sono sempre più piccoli, p0roprio perché lo spessore del ghiaccio è sempre più piccolo. Il permafrost, che è il terreno che normalmente dovrebbe essere ghiacciato, si sta smollando a causa delle alte temperature. Interi quartieri di alcune cittadine che poggiavano su questo terreno, sono stati sfollati per timore dei crolli. Infatti le temp0erature sono molto più alte di un tempo. D’inverno si arrivava fino a -40°, ora a malapena si raggiungono i -20°”.
Gli effetti del cambiamento climatico sono meno astratti di quanto possiamo immaginare e sono visibili nella realtà.
Infatti dalla fine degli anni ‘70 a oggi l’Artico ha perso complessivamente quasi due milioni di km quadrati di ghiaccio, la velocità con cui il fenomeno sta avanzando ci raccomanda di agire immediatamente per mettere riparo, anche se a seconda dei più il ritardo è ormai nettissimo.
