Nel silenzio delle colline di San Marco Argentano (Cosenza), la terra ha restituito una storia di oltre duemila anni.
Durante gli scavi archeologici preventivi per la costruzione di un impianto di energie rinnovabili, gli esperti della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Cosenza hanno portato alla luce una tomba in fossa terragna, priva di copertura, databile alla fine del IV secolo a.C.
All’interno della sepoltura sono stati rinvenuti i resti scheletrici di un adulto, con buona probabilità una donna, e di un bambino. Accanto ai corpi, un ricco corredo funerario: vasi in ceramica a figure rosse, monili in bronzo, una fibula e una monetina deposta come obolo per il viaggio nell’aldilà. La qualità e la varietà degli oggetti suggeriscono uno status sociale elevato del defunto principale, forse appartenente a un ceto agiato della comunità locale.
Il ritrovamento è avvenuto nell’ambito delle indagini di archeologia preventiva, obbligatorie nei lavori infrastrutturali.
Una volta individuata la tomba, la Soprintendenza ha messo in sicurezza l’area e avviato la documentazione e il restauro dei reperti, nella prospettiva di un progetto di ricerca più ampio.
Gli studiosi ipotizzano che nella zona possano emergere altre sepolture, indizio di una necropoli ellenistica finora sconosciuta.

Il team di archeologi e antropologi prevede ora:
- analisi antropologiche sui resti ossei per definire età, salute e cause di morte;
- analisi tipologiche e chimiche dei materiali ceramici e metallici per la datazione precisa;
- indagini territoriali per comprendere l’estensione dell’area funeraria e i rapporti con altre comunità magnogreche.
Come spiega Damiano Pisarra, funzionario della Soprintendenza, «Il ceto sociale degli inumati è elevato e la presenza del corredo ne è un segno tangibile». La scoperta illumina una zona dell’entroterra calabrese spesso rimasta ai margini della grande storia della Magna Grecia, ma che ora rivela la sua centralità nei traffici culturali e commerciali dell’epoca ellenistica.
La tomba di Cappasanta è molto più di un ritrovamento archeologico: è una testimonianza di umanità.
Nel legame tra una donna e un bambino deposti insieme, nel gesto del dono funerario, nel silenzio della terra che li ha custoditi per secoli, riaffiora una domanda antica e universale: come si accompagna chi si ama oltre la soglia della vita.
