Il 21 maggio 2025 è stata la Giornata Mondiale della Biodiversità e proprio in occasione di questa Legambiente ha pubblicato il report “Biodiversità a rischio in Italia. Sos orchidee”, che si focalizza maggiormente sulla situazione delle orchidee selvatiche in Italia.
L’Italia accoglie circa 240 specie di orchidee, ma un quarto di queste è costituito da specie endemiche e molte sono sempre più minacciate.
Le principali minacce alla biodiversità, e in particolare alle orchidee, includono: la crisi climatica, l’attività umana, i cambiamenti del paesaggio e il commercio illegale.
Il report rimarca che l’Italia è in ritardo nella protezione del territorio e del mare, nonostante gli impegni dichiarati. Si evidenziano inoltre, criticità nell’istituzione di nuove aree protette, sia terrestri che marine, con processi lenti o bloccati.
Italia scrigno di orchidee
Dalle Alpi agli Appennini l’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di orchidee e proprio per la sua elevata biodiversità orchidologica è un centro unico nel panorama mediterraneo. Tra quelle più minacciate ben quattro sono più a rischio: la Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus) quasi scomparsa dalle Alpi occidentali, il Barbone Adriatico (Himantoglossum adriaticum), lo splendido e raro ofride specchio (Ophrys speculum), l’orchidea Orchis patens.
Soltanto quattro sono le specie di orchidee presenti in Italia tutelate a livello europeo dalla Direttiva Habitat: Cypripedium calceolus, Himantoglossum adriaticum, Liparis loeselii e Ophrys lunulata. In fatto di tutela, evidenzia Legambiente, si scontano i limiti di una Direttiva Habitat non aggiornata che non rappresenta la situazione attuale reale del grado di rischio cui sono soggette in questo caso le orchidee italiane. In piena fioritura a partire dal mese di maggio, le orchidee spontanee sono protette dalla CITES, la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione. Inoltre, la raccolta anche parziale di fiori e bulbi ovari costituisce reato.
“Nella nostra Penisola la tutela e conservazione delle orchidee è stata demandata alle singole regioni, generando una marcata eterogeneità nel panorama nazionale. In questa partita è, però, fondamentale coinvolgere attivamente le comunità locali, sensibilizzando i gestori del territorio affinché le strategie di conservazione possano integrarsi con le attività economiche e sociali locali”, afferma Legambiente.

Un sostegno per la biodiversità
“In Italia la perdita di biodiversità e in particolare delle orchidee sottolinea i limiti di un approccio passivo e l’importanza di integrare protezione, politica e ricerca scientifica. Le zone umide italiane insieme alle praterie semiaride, pur ospitando un’elevata diversità di orchidee, sono tra gli habitat meno tutelati. Solo unendo ricerca, politica e azione concreta sarà possibile garantire prosperità alla straordinaria diversità biologica. Siamo ancora in tempo per rallentare i processi di estinzione: proteggere gli habitat, sostenere la ricerca, coinvolgere cittadini e istituzioni. La conservazione è possibile, ma richiede consapevolezza, impegno e una volontà collettiva. Inoltre, per raggiungere gli obiettivi 2030 su clima e biodiversità, serve una forte determinazione politica e amministrativa ma anche strumenti operativi e nuove norme capaci di accompagnare i territori a più alta vocazione naturale nella transizione ecologica. Temi che rilanceremo anche in occasione del “Natura Day. 30% di territorio protetto entro il 2030”, con una serie di iniziative che abbiamo organizzato dal 21 al 25 maggio lungo la Penisola per festeggiare la Giornata europea delle aree protette, che si celebrerà il 24 maggio. Con questo natura Day vogliamo far riscoprire le bellezze naturalistiche e la biodiversità e chiedere al tempo stesso più aree protette”, commenta Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente.
Un patrimonio da custodire in fretta
Le cose non vanno meglio con i parchi, le riserve naturali e le aree marine protette, per alcuni l’iter istitutivo non è nemmeno iniziato, per altre è stato congelato dai comuni interessati, per altre si sta completamento l’iter istitutivo e altre ancora sono in attesa di decisioni definitive dal Ministero.
Nella migliore delle ipotesi i tempi sono di circa 7/8 anni dall’approvazione della legge alla operatività di un’area protetta. In questo modo l’Italia rischia di centrare l’obiettivo del 30% di territorio e di mare protetto tra ben 80 anni.
Legambiente invita a un’azione concreta per proteggere gli habitat, sostenere la ricerca e coinvolgere attivamente cittadini e istituzioni per integrare le strategie di conservazione con le attività economiche e sociali locali.
