Oggigiorno l’attività di prelievo del riccio di mare è limitata a catturare taglie superiori a 5 cm. di diametro da novembre ad aprile, ma questo tipo di regolamentazione non sembra avere avuto, nel tempo, una concreta e fattiva sostenibilità, anche dovuta ha carenze sostanziali nei controlli delle autorità precostituite.
Purtroppo i fondali delle acque della Sardegna stanno diventando altresì carenti del riccio di mare (Paracentrotus lividux ) a causa della pesca indiscriminata e di riflesso della bontà del prodotto. Purtroppo la diminuzione dei ricci di mare lungo le coste sarde, è un forte campanello d’allarme, soprattutto sentito dai pescatori, diretti interessati alla raccolta del riccio.
Infatti da alcuni anni, si profila una corsa (costante e crescente) dei pescatori del Cagliaritano, verso le coste del Sinis, ricche del prelibato organismo marino, che sono un ottima fonte di proteine, con scarsi contenuti di grassi. Naturalmente questa indiscriminata pesca provocherà degli effetti negativi e deleteri che influiranno negativamente nella struttura del funzionamento degli ecosistemi marini.
Purtroppo scontiamo la scarsa programmazione della pesca che ha portato alla scarsa riproduzione. I ricercatori del Centro Marino Internazionale di Torregrande, da tempo, hanno continuato la ricerca scientifica, al fine di creare la produzione artificiale dei ricci di mare, attraverso il tentativo di ripopolamento nelle acque di Alghero.

Questo studio dovrebbe creare i presupposti di un efficacie ripopolamento, in modo che i ricci allevati in cattività si comportino allo stesso modo di quelli naturali, cioè devono cercarsi attivamente il cibo, ma soprattutto devono trovare un rifugio contro i predatori immediatamente dopo il rilascio in mare. I solerti ricercatori del IMC (Fondazione di Ricerca senza scopi di lucro Onlus) hanno filmato il comportamento di ricci di mare giovanili prodotti in cattività confrontandoli con quello dei ricci di mare naturali.
Questo studio ha permesso di evidenziare come i ricci di mare nati in cattività hanno una particolare reattività assai ridotta del 30% rispetto ai ricci selvatici. Infatti i ricci in cattività, una volta immessi in mare, impiegano del tempo prima di reagire, o meglio sono più lenti nei movimenti (3,8 cm/minuto di velocità contro i 5,5 cm/minuto dei ricci selvatici). Significativo il parere del biologo marino Gianni Brundu pioniere della ricerca sui ricci di mare.
Esistono pochissimi progetti relativi a questa specie prelibata , che finisce sulle nostre tavole. Si tratta di un piano dell’Area Marina Protetta Capo Caccia isola Piana di Alghero, che coinvolge noi, le Università di Cagliari e Sassari e Agris. L’obbiettivo di questa ricerca è quello di valutare un’azione di ripopolamento del riccio di mare che vada a supporto delle politiche di gestione della risorsa riccio e della pesca”. Tra breve verranno immessi sul mare sardo milioni di organismi marini, che verranno studiati ed analizzati dai ricercatori della Sardegna.
Aspettiamo con ansia i risultati di questa originale e benemerita ricerca scientifica e culinaria. I buongustai attendono risultati concreti e fattivi.
