“Impossibile riportare le lancette dell’orologio indietro al pre pandemia: il turismo non sarà più come quello di prima”. Ne è convinto Nicola Bellini, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

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È un anno nero. In estate c’è stata una prova di ripresa, ma è stata limitata, indirizzata soprattutto sulla costa e con segnali leggermente positivi anche per la montagna e la campagna. Ma il turismo in realtà si è fermato e se avevamo qualche speranza che fosse iniziato il cammino della ripartenza – c’era chi parlava di una stagione estiva “lunga” da far durare sino ad ottobre – quello che sta succedendo in questi giorni ci toglie ogni illusione. Dovremo aspettare la stagione 2021 nella migliore delle ipotesi e, per arrivare ai livelli prima del virus dovremo attendere la fine dell’anno prossimo o il 2022. Per il turismo internazionale, specie quello di lunga distanza (USA o Cina) il 2023.
È stato un buco nell’acqua, lo sbaglio di una politica che immaginava che il problema fosse solo la domanda. Invece il problema è più complesso ed è anche di offerta: quale turismo vogliamo? Aver sostenuto per alcune fasce di reddito la possibilità di fare una vacanza ha spostato di pochissimo i fatturati e l’utilizzo del bonus è stato modesto. Quelle stesse risorse finanziarie avrebbero potuto essere meglio impiegate per aiutare le imprese a sopravvivere e a cogliere questo momento eccezionale per realizzare investimenti per l’ammodernamento di strutture alberghiere, ristoranti, terme, musei e far fare un salto di qualità all’offerta turistica.
Il turismo che uscirà dalla pandemia quando incominceremo a vedere la luce in fondo al tunnel sarà innanzi tutto un turismo molto più competitivo. Nel periodo della transizione verso quella che definiamo la “nuova normalità”, ci sarà una competizione feroce attorno ad un mercato che riprenderà a crescere progressivamente e su cui tutti si butteranno. Le posizioni di rendita del “Bel Paese” potrebbero non essere più così inattaccabili, specie da che entrerà sul mercato con idee nuove e in sintonia con le nuove sensibilità del consumatore: la natura, l’igiene, la salute, la qualità del cibo, l’assenza di situazioni di sovraffollamento. In una fase di forte competizione, la qualità dell’offerta turistica sarà un elemento importantissimo. Tornerà il turismo di massa, ma con una spinta nuova alla personalizzazione delle esperienze. E, a partire dalle lezioni apprese in questa fase difficile, avremo verosimilmente un turismo più integrato nella società e nel sistema economico complessivo: investimenti immobiliari multifunzionali e non limitati all’ospitalità tradizionale, ristorazione con molteplici modalità di delivery, un vero “turismo circolare”, più sharing economy.
È globale. Basti guardare al Paese in cui già ora sta riprendendo il turismo (ovviamente interno), ossia la Cina, e si vede già che i comportamenti dei turisti sono più attenti ed esigenti. Da noi può essere l’occasione per rivedere i tanti aspetti del turismo italiano che erano già prima della pandemia, chiaramente insostenibili e di cui Venezia era diventata un simbolo drammatico, riconosciuto su scala globale
Certamente, ma a Firenze vediamo oggi anche tanti movimenti interessanti. C’è una proposta turistica che, in una situazione particolarmente grave per le città d’arte, dà dei segnali interessanti di riflessione critica e lancia nuove proposte. Apprezzo per esempio il tentativo di raccontare, anche con un uso adeguato delle nuove tecnologie, una Firenze che non è fatta solo di pochi luoghi supercongestionati, nello spirito di quel “Rinascimento senza fine” di cui parla la nuova campagna di Toscana Promozione
Anche il mondo dei musei non potrà tornare indietro. I musei, anche se ora sono stati chiusi, avevano lavorato molto per migliorare la qualità della visita, regolando per esempio gli accessi, e questa è un’acquisizione importante anche per il futuro
Il turismo se non ci fosse stata la pandemia avrebbe continuato a crescere e quei margini ci sono ancora. Basti pensare che i cinesi con un passaporto sono meno del 10% della popolazione. Questa volta però dobbiamo saper gestire la crescita senza riproporre i problemi del cosiddetto overtourism. Anche in una superpotenza turistica come la Toscana il turismo in fondo è concentrato in pochi luoghi. C’è molto da lavorare per una migliore diffusione dei flussi turistici sul territorio. E non basta fare promozione, ad esempio sui borghi, occorre creare esperienze turistiche nuove e attrattive
Di auto sicuramente, anche se siamo in ritardo. Si parla molto oggi in Europa di destinazioni smart, ma in Italia ed in Toscana abbiamo un deficit drammatico anche solo sulle statistiche disponibili. Servono dati in tempo reale, che ci permettano di monitorare i flussi e le tendenze del mercato. Anche le tecnologie legate alla fruizione dei beni culturali hanno grandi potenzialità e siamo appena agli inizi, anche se vi sono già eccellenze significative.
