Il turismo di massa uccide il mare

Non solo le città anche le nostre coste sono tra le più colpite dall’overtourism. L’allarme di Marevivo

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
Il turismo di massa uccide il mare

Non solo le città anche le nostre coste sono tra le più colpite dall’overtourism. L’allarme di Marevivo

Contro stress, rumore e frenesia la vacanza si comincia a desiderare silenziosa e riposante.

Il “quiet-cation” neologismo nato dalla fusione di quiet (silenzio) e vacation (vacanza), descrive una tendenza diffusa verso pause rigeneranti e lontane dal rumore e dalla frenesia del turismo di massa.

Il desiderio si coniuga bene, quindi con l’allarme lanciato da Marevivo contro l’overtourism che sta mettendo in difficoltà il nostro mare.

Solitamente se parliamo di turismo di massa pensiamo sempre e solo alle nostre città d’arte: Roma, Firenze, Venezia, o comunque a località sulla terraferma.

E’ difficile pensare che il mare invece sia tra le prime vittime di questo fenomeno. E’ viceversa “il tutto esaurito” che mette in pericolo ecosistemi marini e coste fragili. Così il mare da sempre risorsa essenziale per l’economia italiana, oggi rischia di pagare un prezzo altissimo.

Secondo la Fondazione Marevivo, che si batte da decenni per la salvaguardia dell’ambiente marino, la pressione antropica sta compromettendo in modo potenzialmente irreversibile l’equilibrio degli ecosistemi.

Spiagge sovraffollate, ancoraggi selvaggi che devastano i fondali, praterie di Posidonia distrutte e un disturbo costante alla fauna marina sono solo alcune delle conseguenze visibili. Arriviamo così all’incredibile paradosso l’attrazione turistica determinata dalla bellezza dei nostri mari, può distruggere quanto lo rende attraente.

Altro fonte di pericolo per le nostre acque è rappresentato dall’abbandono dei rifiuti sulle spiagge, di cui circa il 60% è rappresentato da plastica che diventa un’ insidia terribile per il Mediterraneo, che da solo raccoglie il 7% delle microplastiche globali. Eppure il Italia qualcosa si sta muovendo a tutela del Mare Nostrum.

Alcune Amministrazioni, da Nord a Sud, hanno capito che proteggere l’ambiente marino non vuol dire opporsi al turismo, ma renderlo più duraturo ed equilibrato.

Laddove come sulle spiagge sarde, le cale salentine, l’Isola dei Conigli a Lampedusa o il parco della Maremma, sono stati assunti provvedimenti per frenare il turismo selvaggio, la natura ha ripreso fiato.

Infondo piccoli interventi o divieti come l’organizzazione di sistemi di prenotazione, accessi limitati, divieti di ancoraggio selvaggio, percorsi regolati servono a garantire che i luoghi oltre a restare belli, saranno fruibili anche nelle prossime stagioni.