IN ETIOPIA IL PIÙ ANTICO ATELIER PRODUTTORE DI UTENSILI

Una missione italo-spagnola porta alla luce un sito che mostra l’evoluzione dell’intelligenza umana.

APPROFONDIMENTO
Redazione
IN ETIOPIA IL PIÙ ANTICO ATELIER PRODUTTORE DI UTENSILI

Una missione italo-spagnola porta alla luce un sito che mostra l’evoluzione dell’intelligenza umana.

Una missione archeologica, finanziata dall’Università la Sapienza di Roma e da Enti spagnoli, ha evidenziato, in Etiopia, la presenza della più antica zona di produzione specializzata di utensili, finora conosciuta. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Ecology and Evolution, porta alla luce una tappa fondamentale dello sviluppo dell’intelligenza umana.  La ricerca è stata eseguita da un gruppo di ricercatori guidato da Margherita Mussi, docente fino al 2019 del dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza.

Situato a circa 50 Km a sud di Addis Abeba, Melka Kunture è un’area archeologica che si estende sull’altopiano etiopico a circa 2000 metri di altitudine. È un vasto agglomerato di depositi archeologici datati tra 2.000.000 e 5000 anni fa. La sua estensione, la lunga sequenza culturale e la molteplicità e varietà delle situazioni presenti per le diverse fasi, ne fanno un complesso straordinario, paragonabile solo alla Gola di Olduvai in Tanziana.

Melka Kunture, però, si distingue nettamente dall’ambiente della Savana, infatti, varie piste di ricerca permettono di ricostruire con precisione un ambiente pianeggiante e ricco di alberi, con un corso di acqua che stagionalmente esondava e cambiava corso, accumulando e poi erodendo dei depositi di vario tipo. Uno di questi, un accumulo di grossi ciottoli di ossidiana, non sfuggì all’attenzione degli ominidi, che in più occasioni vennero ad utilizzarlo per produrre bifacciali di questo materiale.

Dallo studio emerge come a Melka Kundure, in particolare nel sito Simbiro, sia stata individuata una sorta di piccola falesia di circa 5 metri, che comprende ben cinque livelli archeologici dell’Acheuleano, risalenti a più di 1.200.000 anni fa, tra questi il livello C presenta una imponente quantità di bifacciali di ossidiano e di schegge derivate dalla loro produzione.

Un’analisi dettagliata dei bifacciali di ossidiana rivela come siano standardizzati, quindi fatti da mani esperte che producevano schegge di grandi dimensioni riuscendo a ritoccarle per ottenere forme costanti e ripetute, nonostante la fragilità dell’ossidiana, un vetro vulcanico.

Il fatto che a Simbiro non ci fossero altri tipi di strumenti, ad eccezione di questi – spiega la professoressa Mussi – porta a ritenere che questa fosse un luogo di produzione specializzato. In altri termini, questo è un atelier di produzione, il più antico mai noto, dal momento che quelli finora conosciuti non risalgono a oltre 300.00 anni fa.

Di grande importanza è il modo in cui gli ominidi sono giunti a questi eccellenti risultati, sottolinea la Sapienza. A Melka Kundure, si sapeva scheggiare l’ossidania già da molto tempo, visto che già da 2.000.000 di anni fa l’Olduvaiano è prevalentemente su ossidania, ma si trattava di schegge ottenute da piccoli ciottoli di pochi centimetri. Infatti a partire da 1.950.000 di anni fa  venivano prodotte, anche se raramente, anche delle grandi schegge e qualche bifacciale, ma utilizzando altre pietre come il basalto.

Il ritrovamento di questo Atelier evidenzia una tappa fondamentale dello sviluppo dell’intelligenza umana – illustra la Mussi -, perché è il primo esempio di sviluppo di ‘parallel thinking’ che significa far convergere conoscenze e abilità tecniche lungamente acquisite in precedenza in altre produzioni.

In definitiva, lo studio rivela non solo il divenire dell’intelligenza umana, ma anche la necessità di non sottovalutare gli ominidi del Pleistocene inferiore, che hanno evidentemente elaborato nuovi strumenti e non si sono solo adattati passivamente all’ambiente.