In Italia occorrono 279 giorni per aggiudicarsi una gara d’appalto

Da una recente analisi di ANAC sui tempi di aggiudicazione degli appalti pubblici si nota come l’Italia sia lontana anni luce dagli altri Paesi europei.

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Francesca Danila Toscano
In Italia occorrono 279 giorni per aggiudicarsi una gara d’appalto

Da una recente analisi di ANAC sui tempi di aggiudicazione degli appalti pubblici si nota come l’Italia sia lontana anni luce dagli altri Paesi europei.

Sembra proprio che la burocrazia in Italia cammini lentamente rispetto agli altri Paesi. È vero che come dice un famoso proverbio “chi va piano va sano e va lontano” ma in questo caso forse sarebbe meglio accelerare un pochino.

L’Italia, infatti, si piazza sul fondo della classifica europea riguardo i tempi di aggiudicazione degli appalti pubblici di rilevanza comunitaria. Il dato è emerso in seguito a un report realizzato da ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione).

Per aggiudicarsi una gara d’appalto nel nostro paese servono mediamente 279 giorni. Troppi, davvero troppo lunghi se li confrontiamo con quelli di Francia e Germania, che riportano rispettivamente 102 e 84 giorni. La Spagna, infine, ha tempi di attesa di 180 giorni, è più lenta rispetto a Francia e Germania, ma noi restiamo sempre gli ultimi.

I dati utilizzati da ANAC fanno riferimento al periodo 2018-2022 e sono quelli pubblicati nella piattaforma della Commissione Europea “Tenders Economic Daily” (o “TED”).

Un barlume di speranza in un futuro positivo però si affaccia all’orizzonte; sembra in realtà che i tempi medi in Italia stiano subendo un calo significativo negli ultimi anni.

Tempi biblici per gli appalti pubblici

Le differenze fra i vari Paesi presi in considerazione nel report persistono non solo nelle procedure che scelgono il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV), ma anche in quelle fondate sul prezzo più basso. Per queste ultime, l’Italia chiede in media 195 giorni, rispetto ai 145 della Spagna, 95 della Francia e 54 della Germania.

Secondo ANAC, alla base di questi tempi estremamente lunghi ci sarebbero: il periodo di standstill ed il fattore organizzativo.

Il periodo di standstill è il periodo, stabilito per legge, che trascorre tra la data di comunicazione dell’aggiudicazione e la stipula del contratto, ovvero il numero minimo di giorni entro i quali il contratto non può essere stipulato.

L’UE ha deliberato un tempo sospensivo minimo di almeno dieci giorni.

L’Italia ha decretato tempi più lunghi (per una maggior garanzia delle imprese partecipanti) fissandolo a 35 giorni. Germania e Spagna hanno invece, deciso per 15 giorni.

Tutti e quattro i Paesi evidenziano una riduzione nella durata delle procedure tra il 2018 e il 2022, ma, senza alcun dubbio, la diminuzione è molto più marcata in Italia.

Tuttavia, questi 20 giorni di differenza non possono certo essere una scusa per le tempistiche bibliche dell’Italia nell’aggiudicazione.

Nel fattore organizzativo, altra ragione dei tempi lunghi, vengono inserite:

  • Le modalità di gestione utilizzate per valutare le offerte, quelle impiegate per la scelta del vincitore ed infine quelle necessarie per la stipula del contratto.
  • L’organizzazione della commissione di gara, la capacità amministrativa delle stazioni appaltanti e la mancanza di competenze specifiche;
  • Le responsabilità del Rup (Responsabile unico di progetto) ed i tempi che si “può prendere”, non a caso, sottolinea ANAC, da quando la normativa italiana ha previsto tempi più stringenti a disposizione dei Rup per svolgere le procedure, si è osservato un calo drastico dei tempi di aggiudicazione.

Nella lista delle cause potrebbe anche esser inserito il tema dei contenziosi. La Commissione Europea denunciava come l’eccessiva farraginosità del Codice degli appalti allora vigente in Italia originasse un contenzioso talmente tanto elevato da comportare inevitabili costi in termini di efficienza.

Un leggero miglioramento

I tempi di aggiudicazione degli appalti pubblici in Italia stanno in generale migliorando, rispetto agli altri Paesi UE. Nonostante nel 2018, 2019 e 2020, l’Italia impiegasse mediamente circa il triplo di Francia e Germania nell’espletare le procedure di aggiudicazione dei bandi pubblici, nel 2021 il valore raggiunto dall’Italia era di 243 giorni. Nel 2022 è diminuito ancora, passando a 201 giorni.

“Va tuttavia precisato che, per le procedure più recenti si pone un problema di incompletezza del dato, poiché molte gare con tempi di aggiudicazioni più lunghi non sono ovviamente comprese nella base informativa utilizzata; motivo per cui non sono stati considerati i dati relativi all’anno 2023”, si legge nel report ANAC, a conferma che la tendenza positiva potrebbe già essere interrotta.