Insulti sessisti alla governatrice dell'Umbria, fermiamo quest'odio

“Tanto è una donna, trattiamola così”. E’ il post che la Proietti ha lanciato sui social invitando a riflettere.

CRONACA
Donatella Miliani
Insulti sessisti alla governatrice dell'Umbria, fermiamo quest'odio

“Tanto è una donna, trattiamola così”. E’ il post che la Proietti ha lanciato sui social invitando a riflettere.

“Tanto è una donna, trattiamola così. Le immagini che vedete qui sotto non hanno bisogno di grandi spiegazioni. Sono solo una parte dei commenti, meme, fotomontaggi e insulti sessisti che negli ultimi giorni mi sono piovuti addosso”. E’ il  post che la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha lanciato sui social invitando a riflettere sulla violenza del linguaggio verbale online, in particolare contro le donne.

“C’è chi ha pensato di rappresentarmi con il dito medio alzato. Chi ha voluto ridurmi a una caricatura con minigonna, smalto e scollatura. Chi mi chiama ‘la rossettata’. Chi mi ha chiamata ‘lady tax’, con l’intenzione di sminuirmi e deridermi. E poi ancora: naso da Pinocchio, odio, volgarità, aggressività gratuita” si legge nel post che mostra una raccolta di meme e insulti contro di lei.

Proietti, che ha annunciato la formalizzazione di una denuncia vera e propria alla polizia postale, si dice pronta a chiedere risarcimenti (che verranno devoluti in beneficenza) agli autori dei post, dei commenti e dei memi sessisti.  Quindi la spiegazione della sua scelta: “Questo – continua la governatrice dell’Umbria -,non riguarda me. Io, per fortuna, ho le spalle larghe. Ma le tante giovani donne che stanno pensando, oggi, di impegnarsi in politica. Riguarda le nostre figlie e i nostri figli. Perché se questo è il prezzo che una donna deve pagare per il solo fatto di esporsi, di metterci la faccia, di avere idee, allora abbiamo un problema. Questo tipo di linguaggio non è mai stato usato contro colleghi uomini. Perché accade ora? Non cerchiamo scuse. Non cerchiamo giustificazioni”.

Poi l’invito a riflettere. “Tante cose in questa società non sono riparabili. Ma il linguaggio sì. A partire dalla politica. Abbassiamo i toni. Ricominciamo a dare un valore alle parole. Perché è dal linguaggio che inizia la violenza. È dalle parole che si autorizza la cultura dell’odio, la discriminazione, l’aggressione. E il passo dalle parole ai gesti – anche i più estremi, come i femminicidi – è breve. Terribilmente breve. È per questo che dobbiamo fare muro. Tutte e tutti insieme. Per dire che no, non è normale. Non deve essere tollerato…”.