Ispra e l’Atlante ambientale italiano 2024

All’interno ci sono tutti gli ecosistemi urbani italiani da ricostituire partendo dal 2031 per raggiungere gli obiettivi di ripristino.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
Ispra e l’Atlante ambientale italiano 2024

All’interno ci sono tutti gli ecosistemi urbani italiani da ricostituire partendo dal 2031 per raggiungere gli obiettivi di ripristino.

Ripristinare i nostri polmoni verdi: questo è l’obbligo per più del 28% dei comuni italiani che dovranno necessariamente ristabilire le proprie aree urbane a partire dal 2031. Si arriva a oltrepassare anche il 40% se, oltre ai centri e agli agglomerati urbani, si aggiungono anche i comuni periurbani pari all’11,6% del totale.

Lo dimostra l’“Atlante dei dati ambientali 2024” presentato il 30 settembre a Torino dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) durante la manifestazione “Terra Madre”.

L’Atlante vuole essere anche un aiuto al Governo per la redazione del Piano nazionale di ripristino.

Nel documento, infatti, si tiene in considerazione quanto previsto dal recente regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), entrato in vigore il 18 agosto 2024, in base al quale tutti gli Stati membri dell’UE devono assicurare il ripristino di almeno il 20% delle aree degradate terrestri e marine, ed entro il 2050 di tutti gli ecosistemi degradati. Inoltre, il regolamento richiede che non ci sia nessuna perdita di spazi verdi e di copertura arborea nelle aree urbane fino al 2030 e un continuo accrescimento della loro superficie totale partendo dal 2031.

Gli ecosistemi da restaurare

Le mappe individuano per la prima volta tutti gli ecosistemi urbani per i quali i Comuni dovranno assicurare il mantenimento dell’estensione complessiva e l’incremento, con azioni di ripristino delle aree verdi e degli alberi, copertura arborea che solo per il 2,3% è collocata oggi in ambito urbano.

Gli interventi di ripristino dovranno esser fatti non soltanto sugli ecosistemi urbani ma anche in ambito agricolo, forestale, costiero, marino e fluviale.

Allo stato attuale:

  • il 23,3% degli ecosistemi risentono di una frammentazione elevata,
  • quasi un quinto (17,5%) è a frammentazione molto elevata.

Nel 74% degli habitat mappati, i sistemi ambientali in cui le attività antropiche risultano predominanti sono più della metà del territorio nazionale (52%), mentre tra gli ambienti a maggiore naturalità risultano maggioritari gli habitat forestali e prativi (44%). La restante parte del mosaico ambientale (4%) è formata da ambienti costieri, umidi e rocciosi.

 

Le mappe

Nel lavoro, diviso in sei sezioni, c’è anche un’intera sezione dedicata ai cambiamenti climatici, dove le schede sullo stato del clima, sugli indicatori di impatto e sulle strategie di contrasto, donano un quadro tale da valutare la situazione nazionale e locale.

C’è ancora:

  • una mappa relativa alle precipitazioni, che ci ricorda come quelle cumulate nel 2023 “sono state complessivamente inferiori di circa il 4% rispetto al trentennio di riferimento 1991-2020” ed è marcata la siccità in aree quali Sardegna, Sicilia e in generale il Sud;
  • la carta della pericolosità idraulica che indica le aree più critiche, aree potenzialmente inondabili con conseguente impatto economico e sociale, che riguardano non solo le famiglie, ma anche le imprese e i beni culturali. Fra queste zone, osservando le cartine, si notano tutte le fragilità del Nord-est, della Romagna e anche della Calabria.

Il quadro che emerge dalle mappe intuitive mostra uno Stivale dove le aree rosse la fanno da padrona, quelle con “nuclei urbani densi” e “grandi centri urbani” dove è urgente intervenire: la maggior parte sono in Puglia, lungo la dorsale tirrenica fra Lazio e Campania, in Sicilia, in gran parte della Pianura Padana e in Romagna.

Attraverso dei QR Code inseriti in ogni scheda del documento è possibile collegarsi all’EcoAtlante, il portale interattivo sviluppato dall’ISPRA dal quale si possono realizzare mappe nazionali e locali personalizzate, scaricare i dati del Sistema informativo nazionale ambientale e consultare le tendenze e le statistiche della “Banca dati degli indicatori ambientali” dell’Istituto.

Piani di azione e strategie

L’Istituto, guardando al futuro, mostra come l’Italia è letteralmente divisa in due, con il Nord più organizzato e fornito di piani d’azione e il Centro-Sud ancora sprovvisto delle strategie necessarie.

Una soluzione semplice è la necessità di alberi per gli ecosistemi urbani. La copertura arborea, per esempio, oggi “solo per il 2,3% è collocata in ambito urbano”. Inoltre, precisano i ricercatori, “allo stato attuale il 23,3% degli ecosistemi risentono di una frammentazione elevata, mentre quasi un quinto (17,5%) è a frammentazione molto elevata. Nel 74% degli habitat mappati da Carta della Natura, i sistemi ambientali in cui le attività antropiche risultano predominanti, come le coltivazioni e le aree costruite, sono più della metà del territorio nazionale (52%), mentre tra gli ambienti a maggiore naturalità risultano maggioritari gli habitat forestali e prativi (44%). La restante parte del mosaico ambientale (4%) è costituita da ambienti costieri, umidi e rocciosi”.

Grazie al lavoro di Ispra, che è riuscito a recuperare una quantità ingente di dati, le informazioni per intervenire e proteggere i nostri tesori naturali sono finalmente più chiare.

 

Photo credit: Ispra