La caffeina ci salva dalla demenza

Secondo una ricerca pluridecennale il consumo moderato di caffeina potrebbe contribuire a proteggere la funzione cognitiva

SALUTE
Maria Grazia Ardito
La caffeina ci salva dalla demenza

Secondo una ricerca pluridecennale il consumo moderato di caffeina potrebbe contribuire a proteggere la funzione cognitiva

Il caffè ha la facoltà di indurre gli imbecilli ad agire assennatamente” scriveva in un celebre aforisma il filosofo Montesquie.

Prafrasandolo, oggi la scienza, per certi versi, gli dà ragione. Un consumo moderato di caffeina, circa due o tre caffè con caffeina o due tazze di tè al giorno, potrebbe ridurre il rischio di demenza senile, rallentare il declino cognitivo e preservare le funzioni cognitive. Lo rileva un’ampio studio condotto dall’Harvard University e Mass General Brigham Hospital di Boston, e pubblicato su Jama.

Gli scienziati hanno analizzato 131.821 persone, sottoposte a ripetute valutazioni di dieta, demenza, declino cognitivo percepito (soggettivo) o funzione cognitiva reale (oggettiva) e seguite per un massimo di 43 anni, con l’obiettivo di capire se e in che misura l’assunzione regolare di caffeina fosse associata allo sviluppo di demenza e al declino delle funzioni cognitive.

Gli epidemiologi hanno quindi confrontato l’influenza del caffè con caffeina, del tè, o del caffè decaffeinato sul rischio di demenza e sulla salute cognitiva di ogni partecipante. I risultati hanno dimostrato che un moderato consumo della celebre bevanda è associato a una riduzione del rischio di demenza fino al 18%, rispetto a coloro che riferivano uno scarso consumo, o nullo, di caffeina.

Durante il follow-up si sono ammalate oltre 11.000 persone, gli autori hanno messo in relazione questi eventi con le quantità e il tipo di bevande consumate abitualmente, tenendo conto di numerosi altri fattori quali l’età, livello di istruzione, attività fisica, fumo; i risultati dimostravano che il consumo di 200/300 milligrammi di caffeina presentavano un rischio inferiore per il manifestarsi della demenza.

Secondo alcune misurazioni effettuate dai ricercatori, tra i consumatori si notano anche prestazioni migliori nei test oggettivi sulla funzione cognitiva complessiva. Le ricerche scientifiche quindi continuano a evidenziare che bere la celebre ‘tazzulella e cafè’ non solo non fa male alla salute, ma produce addirittura effetti benefici.

Anche un maggior consumo di tè ha dato risultati soddisfacenti, a differenza del caffè decaffeinato. Questo perchè caffè e tè contengono ingredienti bioattivi come polifenoli e caffeina, emersi come possibili fattori neuroprotettivi, che riducono infiammazioni e danni cellulari.

Studi precedenti avevano collegato la caffeina a una migliore sensibilità all’insulina e a una migliore funzione vascolare, elementi che potrebbero contribuire ai suoi effetti protettivi contro il declino cognitivo.

Quando io morirò, tu portami una tazza di caffè, e vedrai che io resuscito come Lazzaro” recitava Eduardo De Filippo in ‘Fantasmi a Roma’, la scienza ci dimostra che se non si può resuscitare, almeno si può vivere meglio assumendo la bevanda più diffusa al mondo.