Divano, braccia piegate sul petto, mani sopra il volto, pollice che incessabile si muove su un piccolo schermo rettangolare.
Tra un balletto e un video foodporn, spunta il video di una ragazza con gli addominali in vista, in mano ha un bicchiere con una bevanda verde o magari davanti a lei un tagliere con una bistecca, due uova e dell’avocado.
La sua voce fuori campo racconta di come la sua vita sia cambiata da quando ha intrapreso una nuova alimentazione, di come si senta rinata, della sua trasformazione, della sua vita buia illuminata dal luccichio del grasso della carne che soddisfatta porta alla bocca.
Un corpo ordinario non è sufficiente per raggiungere la felicità, per ottenere i nostri obiettivi dobbiamo essere come lei, passare per il rigore di una dieta iper-restrittiva, avere una pelle splendida e una pancia piattissima.

Il corpo diventa strumento attraverso il quale realizzarsi, affermare sé stessi all’interno del mondo social, un mondo ombra più reale del vero.
La costruzione del corpo perfetto, e per estensione della felicità, passa necessariamente dal controllo del cibo ed è da qui che nasce la necessità di trovare protocolli alimentari sempre più estremi che possano accompagnarci nel viaggio verso l’affermazione del sé.

Tra le diete più popolari degli ultimi anni possiamo trovare la dieta chetogenica, nata negli anni ‘20 del 900 nell’ambito della ricerca di un’alimentazione adatta a paziente affetti da epilessia farmaco-resistente. Nello specifico la chetosi, ossia la produzione di corpi chetonici come fonte di energia alternativa al glucosio, ha effetti neuroprotettivi in specifici contesti clinici.
Il suo essere adatta in tale contesto però, non la rende la soluzione ideale per ogni singolo individuo che intenda perdere peso (che tra l’altro sarebbe un effetto collaterale della dieta pensata per i pazienti epilettici e non esito auspicabile).
Un organismo sano, portato in chetosi può presentare disturbi gastrointestinali, stanchezza cronica, calo dell’attenzione, disidratazione, squilibri elettrolitici.
L’unico motivo per cui funziona ( si noti che per “funziona” si intende “porta a un calo ponderale” e non “aiuta chi la segue a migliorare le proprie condizioni di salute”) come tutte le diete virali sui social, porta alla diminuzione dell’introito calorico. Togliendo un intero gruppo alimentare (in questo caso i carboidrati) si ottiene semplicemente un deficit calorico. Tutto qui. Non c’è magia. Non è il metabolismo che si “resetta”, come raccontano alcuni creator, ma un semplice principio della termodinamica: il corpo si nutre di energia, se se ne immette meno del necessario utilizza quella di cui già dispone e da lì il calo ponderale.

La dieta carnivora è un altro esempio estremo: via tutto tranne carne, pesce, uova e grassi animali. Nasce come risposta al “caos alimentare” percepito, al bombardamento di regole contrastanti e all’ossessione per il bio e il vegetale. Alcuni sostenitori sostengono di aver curato disturbi cronici o infiammazioni solo mangiando carne. Ma non ci sono studi solidi a supporto.
Altra soluzione dimagrante che si sta diffondendo capillarmente è il digiuno intermittente, modalità di alimentazione che promette una migliore gestione della sensibilità insulinica, riduzione dell’infiammazione e addirittura longevità (l’autrice si domanda se non si proponga anche di creare un sistema integrato per la produzione di caffè).
Si tende però a ignorare un fattore fondamentale: digiunare per 16 ore al giorno e concentrare i pasti in una finestra ristretta (16:8 è il protocollo più famoso) non è adatto a tutti e può sfociare in comportamenti ossessivi, soprattutto nei giovani. Funziona anche qui perché si mangia meno, non perché “nelle ore di digiuno il metabolismo si rigenera”, come si legge spesso nei contenuti più virali.

Sia chiaro, il problema non è la dieta in sé, voler migliorare la propria condizione di salute insieme a quella fisica, ma la narrazione che si crea.
Tik Tok tende per natura alla semplificazione e all’estetizzazione di questioni complesse, è programmato per darti tutto quello che vuoi vedere prima che tu stesso ne sia cosciente e inevitabilmente influenza la percezione di sé stessi e del mondo. Diete così estreme, ben confezionate e narrate secondo logiche pseudo-scientifiche, offrono a chi le vede la chiave di accesso a un mondo ideale e ai creator la possibilità di generare contenuti virali a costo zero.
Tutto questo non significa che chi segue una dieta “alternativa” sia necessariamente sbagliato. Alcuni protocolli, sotto supervisione medica, possono avere effetti positivi anche fuori dall’ambito clinico stretto. Ma bisogna capire perché una dieta funziona. E soprattutto, a chi è rivolta. Togliere carboidrati, fibre o pasti interi fa dimagrire perché riduce l’energia introdotta, non perché quel cibo “fa ingrassare” o “intossica”. La maggior parte dei contenuti virali non spiega la differenza tra correlazione e causalità, tra effetto sul breve termine e sostenibilità a lungo termine. E non mette mai in discussione la fonte.
Su TikTok tutto cambia in fretta, i corpi diventano trend da seguire, le diete lo strumento per raggiungere la felicità, almeno in apparenza. Ma la domanda che dovremmo farci non è “funziona?”
La domanda è: a quale costo?
