LA FAMIGLIA ALLARGATA DEI NEANDERTHAL

Sequenziato per la prima volta il genoma di 13 neandertaliani, spiegando l’organizzazione della loro comunità. Nel team anche una scienziata italiana.

APPROFONDIMENTO
Francesca Danila Toscano
LA FAMIGLIA ALLARGATA DEI NEANDERTHAL

Sequenziato per la prima volta il genoma di 13 neandertaliani, spiegando l’organizzazione della loro comunità. Nel team anche una scienziata italiana.

Lo studio, pubblicato recentemente su Nature, ci regala per la prima volta una rappresentazione delle relazioni e dell’organizzazione sociale di una comunità intera di Neanderthal, non di una singola persona come era avvenuto fino ad ora.

Questa analisi è stata effettuata da un gruppo internazionale di ricerca del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Germania), fondato dal premio Nobel per la Medicina Svante Pääbo. Nel team anche un’italiana Sahra Talamo dell’Università di Bologna, direttrice del laboratorio di radiocarbonio BRAVHO (Bologna Radiocarbon Laboratory Devoted to Human Evolution).

I Neanderthal hanno vissuto in Eurasia occidentale da circa 430.000 a 40.000 anni fa.

Le grotte nelle quali sono stati trovati i reperti sono la grotta Chagyrskaya, ai piedi dei monti Altai, in Siberia e quella di Okladnikov. Nelle due caverne, gli studiosi hanno recuperato moltissimi reperti, fra cui utensili in pietra, ossa di animali, frammenti di ossa e denti di Neanderthal.

Qual era la composizione tipica della loro società?

Laurits Skov e colleghi hanno esaminato il Dna di ben 11 neandertaliani, che risiedevano nella grotta di Chagyrskaya, e di altri 2 che abitavano nella grotta di Okladnikov, scoprendo che erano imparentati fra di loro.

Secondo lo studio, il gruppo che occupava i due siti circa 54mila anni fa era composto da 7 uomini e 6 donne, di cui 8 adulti e 5 bambini. In questo nucleo c’erano un padre con la figlia e una coppia di parenti di secondo grado, composta da un ragazzo e una donna adulta, forse la cugina o una zia o una nonna.

In questi individui si è visto come la diversità genetica dei cromosomi Y (passata per linea maschile) era inferiore a quella del DNA mitocondriale (trasmessa dalle madri), per questo si è ipotizzato che, le donne in particolar modo, si spostavano da una comunità all’altra maggiormente rispetto agli uomini.

Le svariate attività delle due comunità, ovvero la caccia di cavalli, stambecchi, bisonti, altri animali in migrazione o la raccolta delle pietre da lavorare, li portavano lontano da casa e gli davano la possibilità di interagire fra di loro.

“Questi risultati sorprendenti sull’evoluzione delle migrazioni devono farci riflettere sul ruolo della donna sin dall’inizio della nostra storia evolutiva: una donna che è sempre stata dotata della capacità di innovare, di trovare risorse, soluzioni, e di ‘fare rete’”, afferma Sahra Talamo, che si è occupata delle datazioni al radiocarbonio di alcuni dei neandertaliani della grotta di Chagyrskaya.

Le parentele e l’eteroplasmia

È stato possibile ricostruire i legami tramite l’eteroplasmia, la coesistenza di più varianti di DNA mitocondriale in una stessa cellula, caratteristica genetica che perdura solamente per poche generazioni. Molti eteroplasmi erano condivisi, dunque, accostando questo al fatto che gli individui erano imparentati tra loro, fa pensare che questi Neanderthal siano vissuti e morti più o meno nello stesso periodo.

“È un risultato sorprendente ed emozionante e il fatto che queste persone sono vissute nello stesso periodo significa che probabilmente provenivano dalla stessa comunità sociale. Per la prima volta è stato possibile utilizzare gli strumenti della genetica per studiare l’organizzazione sociale di una comunità di Neanderthal” sostiene Laurits Skov, primo autore dello studio.

Il mistero della loro morte

Sono dunque, tutti vissuti insieme nello stesso periodo. Visto che, le loro ossa sono state ritrovate nella stessa grotta, si può immaginare che siano morti insieme. Forse non nello stesso momento, ma certamente poco distanti come tempistica l’uno dall’altro. Non è però dato sapere come, o meglio non possiamo averne la certezza. La dott.ssa Talamo afferma: “Possiamo solo avanzare delle ipotesi, una malattia che li ha sterminati, oppure una sciagura improvvisa come un’eruzione, un’alluvione che ha ostruito la caverna, magari il crollo dell’entrata che li ha bloccati dentro e ne ha impedito l’uscita”.