Amnesty International è un’organizzazione che trascende nazioni e continenti per difendere i diritti umani in tutto il mondo, indipendente da ogni governo, credo politico e religioso. Dal 1961 – anno della sua fondazione – ha ottenuto vari riconoscimenti e traguardi, come l’adozione da parte delle Nazioni Unite della Convenzione contro la tortura e del Trattato internazionale sul commercio di armi per lo stabilirsi di una pace, che sembra ancora troppo lontana.
In Italia arriva nel 1976 e, ad oggi, conta più di 91mila persone che si impegnano e collaborano per la promozione delle libertà fondamentali, per dare voce a chi non ne ha. Nell’isola su cui sono cresciuta è nato un gruppo di Amnesty International che ho deciso di intervistare, per sottolineare l’importanza di includere piccole realtà, come l’Elba, nella lotta verso una giustizia con la “G” maiuscola.
Amnesty International
• Cominciamo con le presentazioni: come vi siete avvicinate ad Amnesty? Cosa vi ha spinte ad attivarvi in prima linea?
Siamo un gruppo di donne che lavorano e vivono all’Isola d’Elba, che condividono la passione per l’impegno civile e sociale, ciascuna in modo differente. L’idea nasce ad ottobre 2022, ormai un anno fa, ma le sue fondamenta risalgono a qualche tempo prima: il progetto era di due grandi amici isolani, scomparsi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro e che hanno lasciato un grande vuoto nella comunità, Cesare Sangalli – giornalista attivo sul territorio foggiano – e Michele Castelvecchi. I due condividevano l’intenzione di aprire un gruppo locale, con amici e persone sensibili alle tematiche della tutela dei diritti umani, creando già una rete di simpatizzanti e di sostegno. È stato il desiderio di onorare la loro memoria che ha spinto Marilena Sangalli – sorella di Cesare – ed Elisabetta Tiberi – moglie di Michele – a trovare le energie per partire con l’attivismo.
A loro si sono aggiunte altre per formare un nucleo attivo per dare origine al primo gruppo di Amnesty International all’Elba. In Toscana sono undici i gruppi attivi che organizzano eventi ed iniziative, sensibilizzando con serietà e metodo per ottenere dei risultati in campo umanitario. È stata questa la motivazione, autentica, che ci ha convinte ad aprire il gruppo sull’isola, supportato da Amnesty che ci prepara ad affrontare le nostre attività con formazione e materiale, non lasciandoci mai sole.

• Le tre macro-campagne più recenti di Amnesty si concentrano sulla difesa della protesta pacifica, sul rispetto dei diritti dei lavoratori negli ambiti sportivi e nel garantire eguali diritti economici, sociali e culturali alle persone in ogni parte del mondo. Cosa significa, per voi, difendere i diritti umani in Italia e all’Isola d’Elba in particolare?
Nel rapporto 2022-2023 di Amnesty per l’Italia si legge <<Sono perdurate le preoccupazioni riguardo alla tortura. La polizia ha fatto ricorso ad un uso eccessivo della forza contro i manifestanti. Misure restrittive contro raduni musicali non autorizzati hanno rischiato di indebolire la libertà di riunione. La violenza contro le donne è rimasta molto diffusa. Persone soccorse in mare sono rimaste bloccate per molti giorni prima che fosse loro concesso di sbarcare. Il Governo ha approvato nuove regole per limitare le operazioni di salvataggio da parte delle navi Ong. La cooperazione con la Libia sulla migrazione è stata rinnovata, nonostante gli abusi. In alcune parti del Paese l’accesso all’aborto non era garantito. I livelli di povertà sono aumentati, colpendo gravemente minori e stranieri. Il parlamento non ha esteso la protezione contro i crimini d’odio alle persone LBGTQIA+, alle donne e alle persone con disabilità. La legge non ha protetto i “whistleblower” – persone che segnalano violazioni del diritto nell’UE. È terminata la vaccinazione obbligatoria contro il COVID-19 per il personale medico operante in ospedali e case di risposo>>. Ci pare un importante elenco di violazione dei diritti umani che è sotto i nostri occhi tutti i giorni. Anche all’Elba – un’isola che in inverno conta circa 30mila abitanti – ci sono alcune di queste tematiche da affrontare, magari nascoste tra le mura domestiche ma che serpeggiano e arrivano attraverso comportamenti o esternazioni che possono diventare pericolose, se non si ha il coraggio di denunciarle. Forse serve, banalmente, far conoscere quali sono i diritti umani. Crediamo che parlarne per sensibilizzare le persone possa aiutare a far venir fuori questo coraggio.
• Quali iniziative state portando avanti di recente?
Il nostro gruppo è in formazione: stiamo raccogliendo iscrizioni, partecipiamo a tutti gli eventi che sono attinenti alla difesa dei diritti umani qui all’isola per farci conoscere. Abbiamo organizzato un paio di presentazioni nelle scuole per parlare della rivolta in corso, con lo slogan “Donna, vita, libertà”, per la difesa dei diritti delle donne iraniane nell’anniversario della morte di Mahsa Amini. Ora stiamo lavorando per organizzare un evento il 25 novembre nella giornata contro la violenza sulle donne e cercheremo, compatibilmente con le nostre energie, di organizzare una giornata per celebrare – il 10 dicembre – il 75° anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani.

• Avete incontrato difficoltà o ostacoli, come l’indifferenza, con enti o persone nell’organizzazione degli eventi?
No, al contrario crediamo non sia l’indifferenza, ma piuttosto un problema di “non conoscenza”. Quando si comunica e si informano le persone, si sensibilizza e si raccontano le violazioni, sentiamo la vicinanza, la generosità e la partecipazione dell’Elba. Abbiamo scelto di lavorare con le scuole che sono molto attente a questi temi, riceviamo richieste di collaborazioni che ci fanno piacere e ci ricaricano le energie.
• Quali strategie, secondo voi, possono aiutare a far aprire gli occhi alle persone e, magari, a rendersi conto dei propri privilegi?
Il gruppo intende mettere a disposizione le proprie differenti competenze ed esperienze per perseguire gli obiettivi della più grande organizzazione dei diritti umani, a cominciare dalla nostra isola. La nostra forza risiede anche nelle collaborazioni e nella rete di relazioni con persone, gruppi ed associazioni in sintonia con le finalità di Amnesty: crediamo che il modo migliore sia lavorare insieme alla scuola – la vera anima del cambiamento – per sensibilizzare la società civile sulle tematiche e le azioni di questa organizzazione.

• Il cambiamento climatico, causato da svariate attività umano, può essere considerato una violazione dei diritti umani?
Certamente. Le conseguenze della crisi climatica – disastri naturali, eventi meteo estremi, inondazioni, siccità, desertificazione, malattie tropicali – minacciano direttamente ed indirettamente il godimento di alcuni dei diritti umani: il diritto stesso alla vita, all’accesso all’acqua potabile, all’alimentazione, all’igiene, all’abitazione, allo sviluppo, all’istruzione, creando ed aggravando le situazioni di svantaggio e disuguaglianze.
• Il riscaldamento globale, le guerre, la sfiducia sia nella politica che in un futuro migliore gravano sulla salute mentale di molte e molti di noi. Amnesty si occupa di sensibilizzare anche in questo ambito?
Amnesty difende anche il diritto alla salute mentale, si tratta di dare valore ad un aspetto spesso trascurato ma che può accompagnare ed aggravare le condizioni di violazione di altri diritti umani fondamentali. Interessante il caso del tribunale Montana: 16 giovani attivisti climatici sostenevano che le politiche dello stato, orientate al fossile, avessero violato il loro diritto costituzionale ad un “ambiente pulito e salutare”. Nelle 103 pagine della sentenza, la giudice ha sottolineato che i ricorrenti avevano subito gravi danni alla loro salute mentale e fisica a causa del cambiamento climatico e dell’inquinamento, dando loro ragione. Ha aggiunto che la legge statale, che vieta alle agenzie governative di valutare l’impatto sul clima dei grandi progetti del settore dell’energia, è responsabile del cambiamento climatico. Si tratta di una sentenza storica che dimostra la grande importanza dell’attivismo giovanile per impedire una catastrofe climatica sempre più vicina.
Non posso che ringraziarvi per il tempo concessomi, buon lavoro a tutte!
