Altro che nemica della linea: la pasta si conferma un alimento chiave nella dieta di chi pratica sport, dal livello amatoriale a quello professionistico. Fonte privilegiata di carboidrati complessi, sostiene il lavoro muscolare, favorisce il recupero dopo lo sforzo e contribuisce anche alle funzioni cognitive. Con l’avvento delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, nutrizionisti ed esperti ribadiscono il suo ruolo centrale nell’alimentazione degli atleti. Secondo le linee guida dell’American College of Sports Medicine e i LARN italiani, tra il 45% e il 60% dell’energia quotidiana dovrebbe provenire dai carboidrati.
«La pasta è ideale sia prima di un allenamento o di una gara, sia dopo, perché aiuta a ripristinare le scorte di glicogeno e facilita il recupero», spiega Silvia Migliaccio, presidente della Società Italiana Scienza dell’Alimentazione (SISA). Importanti quantità, tempi e condimenti: il pasto pre-allenamento deve essere leggero e digeribile, consumato 2-3 ore prima, con sughi poveri di grassi.
Le porzioni variano indicativamente da 80-90 fino a 150-200 grammi, in base all’intensità dello sforzo. Anche il formato conta: la pasta lunga, come gli spaghetti, garantirebbe un rilascio più costante di energia, adatto agli sport di resistenza; quella corta sarebbe più indicata per discipline che alternano potenza e scatti, come calcio, tennis o sci. Un binomio così consolidato che anche l’alta cucina rende omaggio allo sport: in vista dei Giochi, chef come Carlo Cracco e Luigi Sarsano hanno creato piatti dedicati agli anelli olimpici. Segno che la tradizione mediterranea resta, anche per gli atleti, il “carburante” più affidabile.
