“Spesso buono oltre”: con questa dicitura, la Commissione Europea ha recentemente proposto di modificare le etichette di scadenza sui prodotti alimentari al fine di allungare la vita degli alimenti e combattere così lo spreco di cibo.
Nel dettaglio, la nuova dicitura andrebbe ad aggiungersi a quella già presente “da consumarsi preferibilmente entro” così da consentire al consumatore una più attenta valutazione circa l’opportunità di eliminazione degli alimenti ancora consumabili.
Stando alle considerazioni contenute nella bozza di proposta della Commissione Europea infatti “la maggior parte dei consumatori non comprende appieno la distinzione tra le etichette “da consumare entro” come indicatore di sicurezza e “da consumare preferibilmente entro” come indicatore di qualità”, venendo così spesso indotto in un errore valutativo.
La dicitura “da consumare entro” è infatti riservata agli alimenti più deperibili, come è il caso del pesce crudo o di alcuni latticini, e da pertanto un’indicazione di tipo perentorio in quanto oltre quella data l’alimento in questione può risultare nocivo per la salute; “da consumare preferibilmente entro” si riferisce invece alle caratteristiche specifiche dell’alimento – i valori nutrizionali, il gusto o l’aspetto – non pregiudicando però in alcun modo la salute del consumatore che anzi potrebbe consumare quegli alimenti (es. pasta, biscotti, farina) anche dopo mesi dalla data indicata sull’etichetta.
Da qui la decisione Ue di provare a fare chiarezza aiutando i consumatori a decidere con maggior contezza la sorte degli alimenti in dispensa.

Il fine ultimo della Commissione Europea è, naturalmente, quello di cercare di ridurre quanto più possibile il fenomeno dello spreco alimentare che secondo le ultime stime nei Paesi Ue generebbe ben 57 milioni di tonnellate di cibo gettato nei rifiuti ogni anno con una media di 127 chili di rifiuti alimentari per abitante e un costo di circa 130 miliardi di euro. Di questi rifiuti circa il 10% finirebbero nelle pattumiere proprio a causa delle indicazioni presenti sulle etichette.
Dati piuttosto impressionanti soprattutto se si considera che la fame nel mondo non solo affligge milioni di persone ma che, stando ai dati riportati da all’organizzazione Action Against Hunger, dopo un decennio di costante diminuzione, tra il 2019 e il 2022, a causa della crisi climatica, dei conflitti in atto e non ultimo delle ancora presenti conseguenze della pandemia, le persone denutrite sono aumentate di ben 150 milioni.
La proposta che ora arriva da Bruxelles e che, nelle intenzioni, dovrebbe tradursi in norma entro il corrente mese di aprile, non trova però tutti d’accordo.
Pur non volendo confutare i buoni propositi della Commissione a limitare gli sprechi alimentari, da più parti si sono sollevate perplessità sul provvedimento: da un lato si è infatti evidenziato il rischio, inserendo la dicitura aggiuntiva, di ingenerare ulteriore confusione nel consumatore e, dall’altro, si è stigmatizzata la sostanziale delega di responsabilità al consumatore a valutare l’idoneità al consumo di un prodotto senza che però gli siano fornite ulteriori istruzioni sulla sua corretta conservazione e/o sul suo appropriato consumo.
