“A Natale siamo tutti più buoni” non è solo uno slogan pubblicitario. È in questo periodo dell’anno, infatti, che più ci si impegna in attività solidali nel sostenere chi ha bisogno. E le iniziative sono tante nei campi più svariati.
Eppure c’è un settore che non si limita a offrire il proprio contributo solo durante queste feste, ma lo fa tutto l’anno. È quello della ristorazione, che si prende cura dei più fragili, offrendo loro cibo e calore ma anche, in alcuni casi, impiegandoli attivamente.
In giro per l’Italia si trovano ristoranti e imprese del settore alimentare che hanno avviato iniziative di solidarietà volte alla riduzione degli sprechi, considerato che a fronte di fenomeni di denutrizione o malnutrizione circa un terzo del cibo prodotto viene dissipato e inutilizzato. A cui si aggiungono i progetti di raccolta fondi per aiuti umanitari e quelli volti all’inclusione dei vulnerabili, offrendo così una forma di nutrimento per il corpo ma anche l’anima.
I progetti
Tra le iniziative nazionali c’è Food for Soul, con sede principale è a Modena, che mette a disposizione dei più vulnerabili l’alta qualità di cui solo uno chef stellato come Massimo Bottura -che ha inaugurato l’associazione assieme a Lara Gilmore- sa fare. I destinatari del cibo, servito in un ambiente elegante e ricercato, sono persone in condizioni precarie, non use a simili esperienze culinarie.
Nel campo della raccolta fondi, invece, è attivo il progetto Ristoranti contro la Fame, che mira a finanziare progetti in paesi lontani vittime della guerra e dalla povertà e in Italia ; sono oltre 700 i ristoranti e le imprese aderenti all’iniziativa che si propone di raggiungere 500.000 persone. L’attuale decima campagna di raccolta, partita il 16 ottobre e in conclusione il 31 dicembre, permetterà di finanziare progetti solidali in vari paesi tra cui il Libano, Repubblica Centrafricana, India.
Nel nostro paese, invece, l’iniziativa mette a disposizione tessere-spesa, a sostegno dei vulnerabili ma anche insegnamenti per una corretta formazione che consenta scelte alimentari consapevoli e sane, ma anche un percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo.

Le iniziative locali
A Milano un’interessante proposta è quella del recupero delle eccedenze alimentari con Solidando Hub, una rete di corrieri che in cargo bike occupa della distribuzione dell’invenduto di cibo e bevande dei supermercati a persone in stato di necessità.
A Torino invece ad esser valorizzate sono la frutta e la verdura. Da un’idea di Alberto Claudio Saluzzo è nata durante il periodo della pandemia Covid-19 l’associazione Solidarietà Alimentare, sostenuta anche da alcuni imprenditori torinesi. Ogni settimana, di venerdì, sono distribuite da volontari frutta e verdure esposta e invenduta dai banchi del centro agro-alimentare torinese a famiglie bisognose. Anche questo come quello di Milano, è un progetto in crescita.
Il protagonismo dei disabili
Prima a Cassina De’ Pecchi in provincia di Milano e poi anche a Modena Nino Campora, padre di un bambino autistico ha aperto due locali nell’ambito del progetto PizzAut Onlus.
Nata nel 2017 dalla collaborazione di genitori di ragazzi autistici l’iniziativa coinvolge questi giovani come dipendenti dei ristoranti con l’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni e il pubblico al tema dell’occupabilità di questa categoria di persone fragili che in Italia sono circa 600 mila.
Stesso obiettivo di promozione del lavoro dei disabili ha mosso nella capitale il ristorante Etico di Roma, dove operano ragazzi con difficoltà, con disabilità fisiche e/o relazionali. In tre anni sono stati accolti una quindicina di giovani in ogni stagione con varie disabilità, i due terzi dei quali poi è stato assunto in altri alberghi e ristoranti.
Un altro esempio a carattere sociale e inclusivo è quello della “Locanda dei Buoni e Cattivi” di Cagliari un progetto di riscatto sociale promosso dalla Fondazione Domus de Luna Onlus nato da un’idea di Ugo Bressanello e che coinvolge individui in difficoltà pronti a cominciare un nuovo percorso di vita. Si tratta di ragazzi, donne emarginate e fragili, disabili che ricevono una formazione e quindi una possibilità di guardare al futuro con speranza. L’offerta del locale è basata su prodotti di nicchia fatti in casa tra cui alcuni tradizionali della Sardegna con un’attenzione particolare al biologico.
Da Nord a Sud passando per il centro la solidarietà nel settore alimentare non manca. Ed è destinata a crescere.
