LA “SOMMA SAPIENZA” IN UN CALICE DI VINO

Vigneto Italia festeggia il suo primo vino prodotto da un mix di uve. Il frutto del tempo e dell’impegno di agronomi ed enologi.

AMBIENTE
Pamela Preschern
LA “SOMMA SAPIENZA” IN UN CALICE DI VINO

Vigneto Italia festeggia il suo primo vino prodotto da un mix di uve. Il frutto del tempo e dell’impegno di agronomi ed enologi.

Somma Sapienza, un simbolo della biodiversità viticola italiana è stato presentato gli scorsi 23 e 24 settembre al Museo Orto Botanico di Roma, in occasione dell’edizione speciale della Vendemmiata Romana.

Il nome Sapienza deriva dall’Università La Sapienza di Roma, l’unica istituzione accademica in Italia ad esser proprietaria di un vigneto e a farlo coltivare dal suo personale mentre Summa sta ad indicare la somma di vini italiani. Somma Sapienza, primo vino del Vigneto Italia, è infatti un blend di tutti i vitigni autoctoni italiani impiantati nel 2018 e composto da 155 varietà di uva provenienti da tutto il paese, che contiene profumi e sapori di vitigni e terroir (intesi come interazione tra suolo, clima, vite e viticoltori) diversi che hanno trovato terreno fertile nel cuore di Roma, ai piedi del Gianicolo.

Durante l’evento è stato presentato il percorso del vino, che attraversa tutte le fasi che passano per la vigna, poi per la cantina e infine per la bottiglia: si parte dalla crescita della vite, di cui viene curata con attenzione la potatura per assicurare la longevità della pianta, per poi procedere alla maturazione e alla raccolta dell’uva, quindi terminare con l’affinamento che, nel caso di Somma Sapienza, è durato un anno.

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Vigneto Italia di 64 metri quadrati è costituito da 350 piante su cui non sono impiegati né agenti chimici né irrigazione di soccorso ha prodotto un vino a edizione limitata, parte rilevante del patrimonio immateriale enologico italiano. Da questo nettare, di cui non è disponibile la vendita, sono derivate due etichette pregiate, una per il bianco l’altra per il rosso. Per il bianco le varietà usate, rigorosamente indicate sull’etichetta con le rispettive regioni di appartenenza, sono 79; tra le principali si notano la Passerina e Trebbiano d’Abruzzo, Fiano d’Avellino e Greco di Tufo ma anche la Malvasia Aromatica di Piacenza, Bellone e Moscato di Terracina. Il rosso, invece, offre 76 varietà di cui le principali sono: il Montepulciano e l’Aglianico del Vulture, il Gaglioppo calabrese e il Piedirosso campano, il Lambrusco di Sorbara, il Refosco dal Peduncolo Rosso, la lacrima del Morro d’Alba e la Tintilia molisana. In entrambi i casi il risultato è un vino con una complessità aromatica particolare, frutto della ricchezza delle uve che lo compongono.

Il segreto di un buon vino, quell’insieme armonico di aromi che si percepisce prima all’olfatto e poi al gusto e che accompagna i momenti quotidiani come le occasioni speciali sta nel tempo, nel lavoro e nella perseveranza. Sono questi i valori riconosciuti e premiati durante il recente evento.

A rendere rilevante questo progetto-esperimento sono diversi obiettivi: innanzitutto la conservazione della biodiversità viticola italiana, unita allo studio in un ambiente urbano del comportamento dei vitigni, in particolare delle loro attitudini enologiche. A questi va aggiunta la riduzione dei rischi collegati ai cambiamenti climatici, causa dell’erosione del suolo in presenza di violenti ed intensi temporali, ma anche dell’aridità dei terreni, durante i periodi siccitosi. A farne le spese diverse varietà di uve pregiate italiane, tra cui il Prosecco la cui domanda negli scorsi cinque anni è cresciuta di oltre il 30 per cento, ma anche il Cabernet Sauvignon e il Gran Cru che, a causa del clima instabile, potrebbero veder ridotta la raccolta di un quinto con danni economici notevoli.  Ma non è da considerare solo l’aspetto monetario e la riluttanza delle giovani generazioni a impegnarsi in un’attività sempre meno redditizia e combattere fenomeni climatici imprevedibili e distruttivi, ma anche l’impatto sociale, con la distruzione della storia e cultura di intere e antiche comunità locali.

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Rischi spesso imprevedibili che non si limitano alle condizioni meteo ma si estendono a fattori non controllabili come la minaccia di funghi, in particolare la peronospora che quest’anno ha colpito duramente diversi vigneti nel nord Italia e non solo, interessando infatti anche il Vigneto Italia.

Al di là dell’odore e del gusto unici e della conseguente unica esperienza multisensoriale non vanno sottovalutati i prodotti derivati dal vino come i dolci da forno, tra cui la fanno da padrone le ciambelline al vino, così come quelli a scopo cosmetico (nella cura del corpo e della pelle in particolare), come giustamente evidenziato durante l’evento.

Insomma meritati i complimenti e i riconoscimenti a quanti hanno collaborato a e hanno creduto in questo progetto che mette in luce il valore di un prodotto versatile, frutto della tradizione e sapienza italiane, rispettando la biodiversità e riconoscendo la necessità di affrontare i mutamenti climatici in corso. Un’iniziativa di cui noi tutti italiani dobbiamo esser fieri.