Annunciata l'elezione del Papa

Protagonista mediale indiscusso del conclave. Il colore della celebre fumata sancisce l’esito di ciascuno scrutinio.

APPROFONDIMENTO
Redazione
Annunciata l'elezione del Papa

Protagonista mediale indiscusso del conclave. Il colore della celebre fumata sancisce l’esito di ciascuno scrutinio.

Nell’immaginario collettivo il camino è il varco magico per eccellenza, crocevia di mondi: noto e ignoto, quotidiano e fantastico, dentro e fuori, presenza e assenza .

Attraverso di lui passa Babbo Natale, si teletrasportano i maghi della saga di Harry Potter e gli spazzacamini assurgono danzanti al cielo londinese.

Ed è sempre un comignolo, questa volta posto sul tetto della cappella Sistina, a farsi vettore incarnato di attesa e speranza per i fedeli di tutto il mondo, messaggero dell’elezione del nuovo Pontefice.

Protagonista mediale indiscusso del periodo del conclave, il colore della celebre fumata sancisce l’esito di ciascuno scrutinio.

Comignolo e fumata sono iconici al punto da sembrare intrinsecamente connaturati al rito dell’elezione papale, in un rapporto quasi metonimico.

Ma così non è.

Tutto comincia non per suggestione simbolica, ma per necessità pratica.

Era il 1878. Le schede elettorali dei cardinali, al termine di ogni scrutinio infruttuoso, dovevano essere distrutte. Si decise allora di bruciarle in una stufa, trasformando il fumo nero nell’unico segnale visibile di ciò che accadeva nel segreto della Cappella Sistina.

Ma da quella funzione materiale, nel tempo, emerse un significato. Nel 1914, con il conclave che elesse Benedetto XV, si introdusse anche la fumata bianca: non solo fumo, ma messaggio. Il comignolo non era più soltanto una via di scarico: era diventato parola, codice, attesa codificata. Da stufa a scena. Da residuo a rito.

Da allora, il sistema delle fumate si è evoluto, non senza qualche inciampo. Per decenni, il colore del fumo dipendeva da una combinazione chimica: le schede venivano bruciate insieme a paglia umida, ma l’effetto era tutt’altro che affidabile. Non era raro che la fumata uscisse grigiastra, ambigua, generando attese sospese e interpretazioni discordanti tra i fedeli assiepati in piazza San Pietro. Il caso più celebre resta quello del conclave del 1958, quando una fumata “giallastra” lasciò credere per diversi minuti che fosse stato eletto un nuovo pontefice, costringendo il Vaticano a un chiarimento ufficiale via megafono.

È anche per evitare simili fraintendimenti che, a partire dal 2005, si è scelto di affiancare alla stufa tradizionale una seconda stufa elettronica, programmata per bruciare composti chimici capaci di generare fumate inequivocabili: nere a base di antracene e zolfo; bianche grazie a una miscela di clorato di potassio, lattosio e colofonia. Chimica della chiarezza, per un evento che non può permettersi ambiguità.

Esiste inoltre una terza fumata, quella gialla.

Si tratta di un test tecnico condotto prima dell’inizio del conclave, volto a verificare il corretto funzionamento del sistema, in una ritualità quasi liturgica che si estende capillarmente anche all’ambito tecnico.

Stufe e attese, rituale e reagenti, collettività e necessità, simboli e praticità.

E poi, ad un certo punto:

Habemus Papam

Alice Zagari