La Svezia investe per il ritorno alla “scuola tradizionale”

Dati allarmanti, impegnano il governo si Stoccolma in un importante, storico e radicale cambio di rotta. Stanziati 130 milioni di dollari

APPROFONDIMENTO
Andrea Maddalosso
La Svezia investe per il ritorno alla “scuola tradizionale”

Dati allarmanti, impegnano il governo si Stoccolma in un importante, storico e radicale cambio di rotta. Stanziati 130 milioni di dollari

Nel ventunesimo secolo inoltrato, una società che affida quasi tutte le operazioni di vita quotidiana alla tecnologia, smartphone in ormai tutti i luoghi di lavoro, dalle consegne a domicilio, alle ricette mediche inoltrabili con un messaggio whatsapp, alle applicazioni con sconti sulla cena al ristorante preferito, arrivando fino alla scuola, dove ormai tutti i docenti si affidano ai computer per svolgere alcune fasi delle lezioni, proiettare diapositive o mostrare filmati a scopi didattici e assegnare compiti da svolgere sui tablet. C’è un paese che una volta è stato pioniere di tutta questa esplosione digitale e che è stato tra i primi ad inserire e applicare le tecnologie negli apparati istituzionali dello stato, la Svezia, che oggi quasi incomprensibilmente compie un nettissimo cambio di rotta, perché si è accorta dell’uso spregiudicato della tecnica che se ne fa nel comparto scolastico, e gli effetti negativi di questo uso così invasivo negli studenti.

Per quale motivo il paese più digitalizzato al mondo compie un così così netto cambio di passo? Uno studio sulla capacità di apprendimento e sul rendimento scolastico degli studenti svedesi, ha fatto emergere secondo il governo di Stoccolma, dati preoccupanti al riguardo. E come sovverte il cambio di paradigma? Investendo 130 milioni eliminando i tablet e ripristinando l’utilizzo dei libri di carta.

Molti bambini svedesi infatti, soprattutto delle scuole elementari, con ogni probabilità non hanno mai visto un libro di carta e ora, sono in arrivo manuali scolastici e guide per gli insegnanti per un ammontare pari a 83 milioni (cifra in dollari), più altri 54 milioni in libri di carta di narrativa e saggistica da distribuire agli studenti. L’obiettivo è che ogni alunno abbia un libro di carta fisico per ogni materia, dichiara la ministra dell’istruzione Lotta Edholm, che riconosce che il paese “ha spinto troppo sul digitale, e troppo in fretta”. E contemporaneamente, le scuole diventeranno finalmente luoghi indipendenti dalla dipendenza da smartphone.

Ecco i dati decisivi nella scelta del governo:

tra il 2016 e il 2021 si è registrato un calo drastico dei punteggi della lettura degli studenti, e il Karolinska Institutet, l’istituto che assegna i Nobel per la medicina, ha ammesso che gli strumenti digitali compromettono l’apprendimento anziché migliorarlo. La ricercatrice Linda Fälth, della Linnaeus University, ha parlato di una “rivalutazione culturale”, la Svezia era infatti nota per essere capofila dell’educazione digitale, e allo stesso tempo, il rendimento degli studenti, specie nelle materie letterarie, si andava lentamente spegnendosi.

Il problema del connubio tra lettura e digitalizzazione sta nel fatto che i lettori digitali tendono a sovrastimare quanto hanno capito, leggono più velocemente ma trattengono meno, un tipo di lettura che gli esperti chiamano “a F”, cioè una lettura che tende a fare salti tra un rigo e l’altro o ad eliminare completamente dalla lettura la parte centrale del discorso.

Negli Stati Uniti e in gran parte dell’Europa, e moltissimo in Italia, si segue ancora il Piano Scuola 4.0, finanziato (in Italia) con 2,1 miliardi dal PNRR,e che punta a trasformare 100.000 aule tradizionali in “ambienti innovativi di apprendimento” dotati di tablet, notebook e lavagne interattive, e che in molti casi, negli istituti italiani le attrezzature digitali acquistate con i fondi PNRR giacciono ancora negli imballaggi perché nessuno ha formato il personale per usarle.

Il dado è ormai tratto. Finalmente un paese europeo sta ufficialmente riconoscendo e si sta concretamente mobilitando per cambiare direzione sull’uso spregiudicato di internet, e dei dispositivi digitali soprattutto nelle scuole, ma anche più in generale sui danni che il loro utilizzo causano alle funzioni neurali e cognitive, perché la cosiddetta “Generazione Z” risulta essere, si la più pragmatica e consapevole, ma altrettanto incapace o inferiore cognitivamente di comprendere un testo letterario rispetto alle generazioni precedenti.

Stradenuove

Stradenuove è anche App!

Gratis, senza registrazione. Notizie, podcast, Web TV sempre con te.


➜ Installa da stradenuove.vip

iPhone: Safari → Condividi → Aggiungi a schermata Home
Android: Chrome → Installa app