Il settore delle costruzioni sta vivendo una trasformazione radicale che sposta il baricentro dal cantiere tradizionale verso una vera e propria officina di precisione digitale. La recente pubblicazione della prassi UNI/PdR 190:2026 segna il confine definitivo tra l’epoca della sperimentazione pionieristica e quella dell’applicazione industriale su larga scala. Grazie a questo documento, la fabbricazione additiva con materiali cementizi riceve finalmente un quadro normativo chiaro, trasformando una tecnologia affascinante in uno strumento operativo concreto e affidabile per ingegneri e architetti.
La forza di questa nuova prassi risiede nella sua capacità di definire un perimetro d’azione rigoroso per tutti gli attori della filiera. Non si tratta più solo di osservare un braccio robotico che estrude strati di malta, ma di gestire un processo complesso che parte dal modello digitale e arriva alla solidificazione della struttura. La collaborazione con ENEL Green Power ha permesso di integrare nel documento una visione orientata all’efficienza energetica e alla sostenibilità, garantendo che ogni elemento stampato risponda a requisiti di qualità misurabili e costanti.
Sicurezza, qualità e tracciabilità al centro
L’adozione della UNI/PdR 190:2026 introduce concetti fondamentali come la tracciabilità dei materiali e la ripetibilità dei processi. In un settore dove la sicurezza strutturale è prioritaria, definire standard precisi per il comportamento meccanico dei materiali cementizi estrusi è essenziale per superare le diffidenze iniziali. La prassi stabilisce i criteri per il controllo della miscela e la corretta adesione tra i layer, assicurando che le prestazioni dell’edificio stampato siano pari, se non superiori, a quelle ottenute con le tecniche di getto tradizionali.
Oltre agli aspetti tecnici, la standardizzazione apre la porta a una drastica riduzione degli sprechi e a una maggiore libertà architettonica. La stampa 3D permette di utilizzare il materiale solo dove effettivamente necessario per fini strutturali, seguendo geometrie complesse che sarebbero troppo costose o impossibili da realizzare con le casseforme classiche. Questo approccio non solo ottimizza le risorse, ma accelera i tempi di esecuzione in cantiere, riducendo l’impatto ambientale complessivo e proiettando l’edilizia verso un futuro sempre più automatizzato e circolare.
Alfredo Staglianò
