L’ANTARTIDE SI PUO’ ANCORA SALVARE

Secondo gli studiosi il collasso della calotta glaciale potrebbe non essere inevitabile.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
L’ANTARTIDE SI PUO’ ANCORA SALVARE

Secondo gli studiosi il collasso della calotta glaciale potrebbe non essere inevitabile.

Il collasso dell’intera calotta glaciale potrebbe non essere inevitabile. Secondo gli scienziati il ritmo della perdita di ghiaccio varia a seconda delle differenze regionali nell’atmosfera e nella circolazione oceanica. Lo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications https://www.nature.com/articles/s41467-022-35471-3 ha rilevato  che la perdita di ghiaccio lungo la costa dell’Antartide occidentale non è inesorabilmente destinata a causarne il crollo. 

Il team internazionale, composto da ricercatori delle Università di Cambridge, Università di Edimburgo e Università di Washington, guidato da Frazer Christie, ha utilizzato immagini satellitari e registrazioni climatiche e oceaniche per ottenere una comprensione dettagliata di come la calotta glaciale antartica occidentale stia rispondendo alle pressioni climatiche. Hanno studiato, infatti, il modo in cui la “Eias” ha risposto ai periodi più caldi del passato, oltre a esaminare dove attualmente si stanno verificando i cambiamenti più significativi. Con alcune simulazioni al computer hanno analizzato gli effetti dei diversi livelli di emissioni di gas serra e temperature della calotta glaciale al 2100 al 2300 e al 2500.
I risultati ottenuti hanno rilevato che se dovesse continuare il riscaldamento oltre il 2100, generato da elevate emissioni, l’Antartide orientale potrà contribuire ad aumentare di diversi metri l’innalzamento del livello globale dei mari, fino a 5 metri nel 2500.

Stando a quanto emerge dalla ricerca, però, si evidenzia come nonostante una parte della calotta glaciale dell’Antartide occidentale continui a ritirarsi, l’instabilità dei ghiacciai sia comunque rallentata in una regione vulnerabile della costa. Questo rallentamento, che si è verificato tra il 2003 e il 2015, è stato determinato da cambiamenti di temperatura nelle acque oceaniche circostanti, a loro volta dovuti a variazioni dell’intensità dei venti.

Il team di studiosi mette dunque in discussione un’ipotesi ampiamente riportata, secondo cui il superamento di un certo punto di non ritorno di una parte della calotta glaciale marina causerà un crollo irreversibile, indipendentemente da qualsiasi ulteriore influenza climatica.

Dagli inizi degli anni ‘90 gli scienziati hanno osservato una forte accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai in questa area, dovuta principalmente alla pressione climatica indotta dall’uomo nel secolo scorso.

L’idea che quando la calotta glaciale marina supererà il punto di non ritorno, si verificheranno reazioni incontrollate è stata ampiamente esplorata – ha affermato il dottor Franzen Christie, dell’Università di Cambridge e autore principale dell’articolo – ma restano diversi dubbi sulla misura in cui i cambiamenti climatici in corso possano regolare le perdite di ghiaccio lungo la costa dell’Antartide occidentale”

Dai dati raccolti gli studiosi hanno desunto che il sistema di bassa pressione nel mare di Amundsen può provocare una intrusione di acqua meno calda, mentre più lontano da questo centro di pressione, si è invece riscontrata la risposta accelerata dei ghiacciai del settore marino di Bellingshausen, che può essere spiegata da venti relativamente più inalterati, che in confronto hanno determinato uno scioglimento oceanico più persistente.

“Il collasso della regione non è inevitabile – afferma Eric Steig dell’Università di Washington – potremmo ancora avere margine di controllo sugli eventi  e sperare di ribaltare la situazione drastica, tutto dipenderà da come cambierà il clima nei prossimi decenni, sul quale potremo avere un’influenza positiva, riducendo le emissioni di gas serra.”