L’asino ha una storia millenaria, infatti è uno dei primi animali da reddito ad essere stato addomesticato circa 4000 in Numidia (territorio compreso tra la Mauritania e il Marocco). In Italia ha rivestito un importanza decisiva tra le due guerre mondiali, in particolare la prima, quando era utilizzato come animale da soma al servizio delle truppe impegnate al fronte, ma dopo oltre quaranta anni nei quali la sua importanza è andata progressivamente scemando e con essa anche la consistenza numerica e la perdita di patrimonio genetico, da qualche anno è tornato nuovamente in auge, grazie anche alla sua multifunzionalità d’ impiego che ha posto in secondo piano il classico impiego da soma. Può trovare impiego in numerosi settori tra quali quelli la produzione del latte, sia come alimento che in campo cosmetico, l’ onoterapia, o interventi assistiti con gli asini, per il turismo, trekking, agricoltura sociale, pali (quello di Alba in Piemonte ad esempio) o semplicemente, ma non secondario, l’ allevamento per il mantenimento della biodiversità delle diverse specie di asino. Ma tra le attività più innovative, forse non tra le più conosciute (sicuramente meno rispetto all’ ippoterapia) che gli asini permettono di svolgere, c’ è proprio l’ intervento assistito con gli animali. In questo settore nel nostro paese sono coinvolte oltre quaranta realtà, come ci spiegano gli atti di un convegno di qualche anno fa sul tema che aveva visto coinvolti l’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (centro di referenza per gli interventi assistiti con gli animali) Ministero della Salute, quello delle Politiche Agricole e della Sovranità Alimentare, le Università degli studi di Pisa e Messina e l’Associazione Italiana Allevatori.
Nel nostro paese si è assistito ad un decremento molto veloce della popolazione asinina, infatti nel 1981 all’ anagrafe zootecnica erano registrati 125 mila capi, appena nove anni dopo la consistenza numerica era scesa ad appena 24 mila per risalire fino agli attuali 50 mila. In particolare alcune razze presentano una consistenza numerica che le pone tra quelle meritevoli di una maggiore attenzione, tanto da essere iscritte al libro genealogico per la conservazione delle razze equine e asinine a limitata diffusione. I dati del libro genealogico hanno individuato sette razze con le relative consistenze numeriche, Ci riferiamo all’ asino ragusano (3712 capi), dell’Amiata (2623 capi), sardo (2368), romagnolo (995), dell’Asinara (311), viterbese (265), Pantesco (85).
Come possiamo dedurre dalla consistenza numerica la razza più a rischio è quella pantesca o di Pantelleria, che trae le proprie origini dall’ isola siciliana, di cui insieme alla vite ad alberello, al vini che da essa si ottengono, in particolare lo zibibbo e al cappero, né rappresenta l’essenza e l’ identità rendendo l’isola famosa in tutto il mondo. Proprio per non perdere il patrimonio culturale e di biodiversità garantito dalla presenza di questa razza nell’ isola in provincia di Trapani, ma potremmo dire anche in tutta la Sicilia, e per dare il via ad una concreta attività di rilancio di questa razza anche in funzione turistica l’ associazione Lento Vagare, realtà con sede sia a Erice nel trapanese, sia naturalmente nell’ isola di Pantelleria, ha deciso di dare il proprio importante contributo per il mantenimento e la valorizzazione in territorio pantesco.
Una delle anime dell’ associazione, nata nel 2021 e composta da 24 perone, è Michelangela Silvia, quarantottenne pantesca, professionista del terzo settore ed esperta in progetti legati all’ associazionismo, al sociale, con specializzazione in disturbi dello spettro autistico, la quale ci ha introdotti alla scoperta di questa razza e di quello che stanno facendo per valorizzarla. Michelangela ha messo a frutto la sua esperienza nell’ aiuto verso chi è più in difficoltà, a causa di diverse disabilità, e trasferendola nelle attività di onoterapia, o intervento assistito con gli animali.
Non ci è dato di conoscere l’effettiva data in cui iniziò a vivere sull’isola, ma la razza sarebbe stata già nota nel primo secolo a.C. Si tratta di un incrocio tra l’asino selvatico africano, cioè “Equus Africanus” e gli asini siciliani, in particolare i ragusani. Da sempre, questi animali hanno accompagnato le attività dell’uomo sull’isola di Pantelleria, ricca di luoghi difficili da attraversare e sentieri impervi.
L’allevamento si trova al San Matteo di Erice, dove sono attualmente ospitati 62 esemplari tra i quali 23 femmine e nella Tenuta di Ambelia, dell’Istituto regionale per l’incremento ippico. A Pantelleria per adesso abbiamo soltanto tre esemplari femmina, Iris. Elisabetta e Mirella, provenienti proprio da Erice, grazie ai quali nel 2006 è stato possibile iscrivere la razza all’ anagrafe equina, cosi da mantenerne la presenza e favorirne un futuro incremento.
Al garrese sono alti da 124 a 140 centimetri, sono particolarmente apprezzati per la loro velocità e capacità di trasportare pesanti carichi lungo i viottoli pietrosi, grazie anche a un particolare tipo di andatura, il passo dell’ambio (l’animale avanza contemporaneamente gli arti dello stesso lato). Manto morello, sfocatura sul muso, attorno agli occhi e in mezzo agli arti anteriori e posteriori. Testa grossa, occhi piccoli e orecchie piccole. Robusti e longevi, questa razza era a rischio estinzione. Da qui l’iniziativa che mira a incrementare il numero di esemplari e a favorirne nuovamente la sua diffusione in tutta l’Isola.
Nasce dalla necessità di avere sul territorio pantesco una risorsa che si occupasse della tutela e mantenimento della razza asinina. Il Presidente, Giovanni Oddo, ex dipendente Forestale, un tempo Responsabile di cantiere e dell’allevamento Asini panteschi del San Matteo ad Erice, insieme a dei volontari appassionati ha fondato l’associazione. Ci occupiamo di educazione ambientale e di tutela della biodiversità, attraverso volontariato e progetti in convenzione con enti regionali e statali. Inoltre da poco anche nelle scuole abbiamo collaborato con altre associazioni, presentando un progetto di educazione ambientale.
Attualmente, l’istituto incremento ippico ha avviato la ricerca dell’embrione, per ritrovare il gene pantesco al 100%, questo per favorire la riproduzione della razza.

Voglio sottolineare che ciò che un tempo l’asino svolgeva era un vero e proprio lavoro in aiuto all’uomo. Caricava in groppa attrezzi da lavoro, trainata carri, e accompagnava l’uomo nella sua quotidiana attività nei campi. Oggi l’animale non ha più queste finalità, ma si proietta su scopi più sociali e didattici, senza però perdere il valore acquisito nella storia.
Attualmente l’asino ci accompagna per i sentieri con il trekking someggiato, che non è il cammino in groppa, ma solo in compagnia. Lui conduce i turisti per i sentieri, alla scoperta del nostro entroterra. Con i bambini abbiamo anche dato la possibilità di approccio diretto con l’animale, con percorsi di onodidattica. Abbracciare, spazzolare, coccolare l’asino, fino ad avere anche la possibilità di condurlo e farsi condurre per brevi percorsi.
Sul territorio pantesco no, siamo gli unici ad occuparcene, in Sicilia si, grazie alle università di Messina e Catania.
Abbiamo collaborato con l’ onlus Mare Vivo e Lega Ambiente,
lavorando in convenzione con il Parco Nazionale di Pantelleria. É naturale fare rete con altre associazioni e questo arricchisce il nostro bagaglio culturale. Con l’ associazione Mare vivo in particolare in favore di alunni della scuola primaria dell’ isola vengono svolti incontri sulle caratteristiche etologiche e sul comportamento della razza, oltre naturalmente alla visita agli esemplari a varie esperienze con gli stessi.
Per concludere con una notizia legata al mondo di questo simpatico quadrupede che probabilmente in pochi sanno, ma è una dimostrazione quanto sia apprezzato a livello mondiale. Il 7 maggio, quindi pochi giorni fa è stata festeggiato il Word Donkey Day che anche nell’ isola di Pantelleria ha visto numerosi appuntamenti in compagnia dei tre esemplari isolani.
