Lo scopo dichiarato del Festival della Robotica a Pisa, città ad alta concentrazione di attività per la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione di sistemi robotici, è di renderli osservabili da tutti e soprattutto di far comprendere a un pubblico il più vasto possibile come e in quale misura la Scienza della Robotica, al pari della Intelligenza Artificiale, con tutte le sue applicazioni, possano migliorare la qualità della vita.
Per questo al festival, già ampiamente presentato su Stradenuove, è stato dato il titolo ‘Viviamo oggi il nostro domani’ sviluppato attraverso seminari, talk show, conferenze, laboratori didattici, esposizioni di carattere scientifico-divulgativo per rispondere alle aspettative, alla curiosità e agli interrogativi. È l’occasione per comunicare a tutti lo stato dell’arte della Robotica e dell’Intelligenza Artificiale declinata in Agricoltura, Cinema, Arte e Cultura, Ingegneria, Medicina, Chirurgia, Educazione scolastica, Commercio e Industria.
Ebbene, come si sa, ci siamo spesso occupati in particolare della ricerca di sistemi per la chirurgia robotica, per la riabilitazione e di strumenti di addestramento attraverso la simulazione in diversi ambiti. Per cui oggi, in concomitanza con il Festival di Pisa, crediamo opportuno riprendere il filo del racconto per fare il punto sull’asse Pisa-Genova-Livorno quale polo e crocevia italiano e internazionale.
È recente a Genova l’inaugurazione del Center for robotics and intelligent systems, Centro per la robotica e i sistemi intelligenti, dell’Istituto italiano di tecnologia, centro nel quale è stata concentrata la maggior parte delle linee di ricerca di robotica dell’Iit, dalla robotica chirurgica a quella industriale, dagli esoscheletri riabilitativi all’esplorazione spaziale. Concentrazione salutata come “un salto in avanti” dal presidente derll’Istituto Italiano di Tecnologia Gabriele Galateri di Genola, Istituto nel quale lavorano 468 ricercatori con l’80% ora concentrato appunto nel nuovo centro per fare massa critica nelle aree di applicazione.
Per l’occasione i ricercatori hanno mostrato i robot umanoidi iCub, R1 e Alterego, che funzioneranno come assistenti per l’essere umano nei musei, in ambienti sanitari, in contesti lavorativi o in luoghi colpiti da calamità; l’esoscheletro Stream utilizzato dai manutentori delle ferrovie, la piattaforma robotica Concert per supportare le persone in lavori nell’edilizia, il robot industriale collaborativo Moca per le future linee di produzione manifatturiera, e infine, il quadrupede Hyq uno dei esemplari robotici appartenente a quello che oggi è il laboratorio con più robot quadrupedi in Europa. La realizzazione dei diversi sistemi robotici è garantita da una struttura che supporta nella progettazione, sviluppo e prototipazione di sistemi meccanici.
E forse non tutti sanno che a Livorno, nel luogo in cui sorgeva la barriera lungo le Mura Leopoldine risalente all’Ottocento, quando il granduca Leopoldo II di Toscana ordinò una nuova cinta daziaria, c’è la sede del Centro dell’Innovazione delle Tecnologie del Mare nel quale lavorano l’Ispra, l’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il Sant’Anna con l’Istituto di Intelligenza Meccanica, ai quali si è ora aggiunto il Cnit, Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni e a breve si aggiungerà l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale.
Il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni (Cnit), costituito nel 1995, riunisce 41 università pubbliche italiane e 8 unità di ricerca presso il CNR e dispone di sette Laboratori: l’ “Advanced Optical Fibers” all’ Aquila; la “Comunicazione multimediale” a Napoli; il “Photonic Networks & Technologies” e “Radar e sistemi di sorveglianza” a Pisa; le “Reti intelligenti e sicure” a Genova; le “Comunicazioni Wireless” a Bologna, il “Network Assessment, Assurance e Monitoring” a Roma, l’ “Advanced Sensing Networks & Communication in Sea Ports” a Livorno. Al consorzio CNIT fanno capo 1300 professori e ricercatori di Università consorziate mentre nelle sue strutture operano, dipendenti, più di 100 ricercatori e tecnici nazionali e internazionali. Rilevante sapere che le entrate derivano da finanziamenti competitivi e da commesse di privati.
