L’AVATAR CHE PARLA LA LINGUA DEI SEGNI

Un’assistente virtuale capace di interagire con gli utenti e dare informazioni e servizi nella lingua delle persone sorde.

APPROFONDIMENTO
Susanna Bagnoli
L’AVATAR CHE PARLA LA LINGUA DEI SEGNI

Un’assistente virtuale capace di interagire con gli utenti e dare informazioni e servizi nella lingua delle persone sorde.

Un avatar, con cui interagire per avere informazioni e servizi, che parla la LIS, la lingua dei segni italiana, conosciuta da circa 100mila persone nel nostro paese e da maggio 2021 riconosciuta ufficialmente dalla Stato Italiano. Questa spinta innovativa è opera di QuestIT, company nata come spin-off dell’Università di Siena, già operativa da tempo sul mercato dell’intelligenza artificiale, insieme all’Università di Siena e al Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il mio desiderio era di utilizzare le tecnologie che già possedevamo, come impresa, per fare qualcosa che potesse essere inclusivo – racconta Ernesto Di Iorio, CEO di QuestITpersonalmente ha amici Coda, cioè figli di genitori sordi che non sono a loro volta sordi. Fin da piccoli sono molto coinvolti nelle necessità quotidiane dei genitori, vista l’impossibilità spesso per questi ultimi di poter essere autonomi in un contesto sociale in cui l’inclusività non è stata mai valorizzata in maniera opportuna”.

Ernesto Di Iorio, CEO di QuestIT

L’ idea dell’assistente virtuale che parla e comprende la LIS è nata un paio di anni fa, l’impresa di Di Iorio aveva le tecnologie giuste per muoversi in questa direzione, avendo già sviluppato chatbot multimodali, cioè applicazioni di intelligenza artificiale con attenzione massima agli aspetti non verbali della comunicazione, come il tono della voce e le espressioni facciali, che possono essere ‘catturate’ da webcam e microfono. Si trattava di passare a ‘insegnare’ al bot a parlare la LIS, per sviluppare una soddisfacente interazione uomo – macchina e dargli una forma ‘umana’, diventata quella di un avatar femminile.

L’apprendimento si compie facendo vedere al chatbot tantissimi video in lingua dei segni – spiega Di Iorio – per istruirlo abbiamo collaborato con persone sorde che conoscono la lingua e con persone che hanno spiegato alla macchina cosa c’ è in quel video in cui una persona si esprime con la LIS. La macchina impara, attraverso grandi quantità di dati, a riprodurre la lista dei segni. Ai simboli sono associate le parole e la macchina ne comprende il significato e risponde alla richiesta dell’utente”.

Attualmente il virtual assistant può essere inserito all’interno di siti web, applicazioni e persino totem interattivi. Una versione demo può essere ‘provata’ on line. Una volta che la persona in questione si presenta dinanzi allo schermo e inizia ad interagire a suon di segni, l’invenzione analizza le espressioni facciali del singolo, oltre ai suoi movimenti, e risponde utilizzando la LIS. In questo modo è in grado di offrire risposte mirate ed efficaci, a seconda del contesto di riferimento, alla persona sordi. Questo primo esemplare di chatbot è pensato per interagire in contesti come banche e pubbliche amministrazioni, in particolare Comuni e un prossimo obiettivo è il mondo della sanità. “Ci auguriamo di trovare la giusta attenzione nelle istituzioni, per diffondere l’uso di questa applicazione e di poter presto sviluppare nuovi data set in modo da rendere il chatbot capace di rispondere in molteplici contesti diversi”, conclude Di Iorio.

Scopri di più: www.alghoncloud.com/demo-lis