L’Italia urbana vive un paradosso ambientale: mentre accelera la transizione verso la mobilità sostenibile e l’efficienza energetica, l’aria che respirano i cittadini resta pericolosamente inquinata. È il quadro che emerge dal rapporto ISTAT “Ambiente Urbano 2023”, una fotografia delle contraddizioni che attraversano i 109 capoluoghi italiani.
La rivoluzione silenziosa della mobilità verde
I numeri della trasformazione sono impressionanti. Le piste ciclabili hanno registrato un’espansione del 27,4% negli ultimi cinque anni, raggiungendo i 5.759 chilometri complessivi. Un boom che testimonia il cambio di paradigma nelle politiche urbane, anche se il divario territoriale resta alto: nel Nord si contano 69,9 km ogni 100 km² di superficie, nel Mezzogiorno appena 7.
Parallelamente, il trasporto pubblico sta vivendo una vera rivoluzione tecnologica. Gli autobus Euro 6 o a emissioni zero rappresentano ora il 55,3% della flotta, un balzo di oltre 20 punti percentuali rispetto al 2019. E l’infrastruttura per la mobilità elettrica esplode: i punti di ricarica per veicoli elettrici sono aumentati del 34,5% in un solo anno, superando quota 11.600.
L’energia verde che vince la sfida del gas
Sul fronte energetico, i risultati sono altrettanto significativi. Il fotovoltaico continua il suo boom con un incremento del 17,5% della potenza installata, mentre i consumi di gas naturale crollano dell’11,1%, accelerando quella transizione verso l’elettrificazione che vede Roma come simbolo: per la prima volta i consumi elettrici (51,2%) superano quelli di gas metano.
Le città investono anche nel verde: la forestazione urbana cresce del 6,7% in un anno, con 62 capoluoghi impegnati in progetti di assorbimento CO2 e mitigazione dell’effetto “isola di calore”.

L’aria che uccide: 15 milioni sotto assedio
Ma è proprio mentre l’Italia urbana si tinge di verde che emerge il lato oscuro della medaglia. L’inquinamento atmosferico mantiene una presa letale sulle città: ben 81 capoluoghi su 90 monitorati superano i limiti OMS per le polveri sottili più pericolose, mentre 70 su 96 sforano quelli per le polveri sottili più grossolane.
Il dato più allarmante? Oltre 15 milioni di persone – l’85% della popolazione dei capoluoghi – respirano aria nociva per la salute. Il Nord, paradossalmente leader nelle politiche green, è anche il più colpito: il 100% dei capoluoghi settentrionali supera la soglia delle polveri sottili più fini, con città come Bergamo, Brescia e Padova che registrano concentrazioni superiori a 20 µg/m³.
Le contraddizioni emergono con forza nelle metropoli. Milano, leader per infrastrutture di mobilità sostenibile con 105,5 km di tram ogni 100 km², mantiene comunque 83 giorni annui di superamento dell’ozono. Bologna, che raggiunge per la prima volta il 65% di raccolta differenziata, convive con livelli di biossido d’azoto oltre la soglia di sicurezza.
La sfida del futuro
I dati ISTAT delineano un’Italia urbana in transizione, dove gli investimenti in sostenibilità stanno dando frutti tangibili ma non bastano ancora a garantire aria pulita ai cittadini. La sfida dei prossimi anni sarà intensificare gli sforzi: dalle zone a basse emissioni al potenziamento del trasporto pubblico elettrico, fino alla riduzione drastica del traffico privato.
Perché se è vero che stiamo costruendo le città del futuro, dobbiamo anche garantire che i cittadini possano respirare per viverle.
