Ricevere dei tentativi di approccio indesiderati può essere davvero seccante, in particolar modo quando i pretendenti diventano ossessivi e invadenti. Non è un problema che affligge solo gli esseri umani, ma anche gli animali, inventeranno anche loro un mal di testa per sottrarsi a tutto ciò? Non proprio.
La sessualità nel mondo animale è per molti versi un mistero e non finisce mai di stupirci, non è la prima volta che si osservano, infatti comportamenti strani.
Avete mai visto femmine di libellula che ad esempio improvvisamente si lasciano cadere al suolo restando inermi per alcuni secondi? Fingere la morte per sfuggire ai predatori è certamente un comportamento diffuso fra molte specie animali, ma ultimamente viene utilizzato per sottrarsi alla presenza di un partner indesiderato. Le libellule, infatti, hanno esteso questa strategia ai rapporti amorosi, e non sono state le uniche.
Le rane e la loro finzione
I ricercatori hanno scoperto che la rana comune europea, proprio per evitare le attenzioni indesiderate dei maschi, adotta quest’azione drastica: finge la morte.
Diffusa in tutta Europa, anche nel nord Italia, la rana rossa compie lunghe migrazioni per ritrovarsi all’inizio della primavera in consistenti aggregazioni riproduttive e i maschi, pur di accoppiarsi quante più volte possibile, sono disposti alla coercizione sessuale e alle molestie. Secondo uno studio, pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, effettuato dai ricercatori del Museum für Naturkunde Berlin, le rane femmine hanno sviluppato svariati modi per difendersi, fra cui rotolarsi, grugnire e persino fingere la propria morte per scoraggiare i maschi.
Le femmine, dunque, in queste dense aggregazioni riproduttive non sono per niente passive.
La Dott.ssa Carolin Dittrich e il suo coautore, il Dott. Mark-Oliver Rödel, hanno valutato il comportamento riproduttivo di questi anfibi.
Sono state monitorate e registrate 54 femmine: i risultati hanno mostrato che l’83% di queste ha cercato di ruotare il proprio corpo se afferrate da un maschio, il 48% produceva richiami di liberazione, come grugniti e squittii, e nel 33% dei casi si è riscontrata l’immobilità tonica, ovvero l’irrigidimento delle zampe in una posa che rammenta quella di un esemplare morto. Questo espediente tendeva a verificarsi insieme alla rotazione e al richiamo e in particolare le femmine più piccole ricorrevano più spesso a tutte e tre le tattiche simultaneamente, riuscendo talvolta a liberarsi dalle morse dei maschi.
Le rane sono troppo stressate dai maschi
Il fatto che questo comportamento sia stato registrato maggiormente nelle femmine più piccole e giovani ha portato il gruppo di ricerca a supporre che l’immobilità tonica possa essere una risposta allo stress marcato da una minore esperienza nella riproduzione. Questi comportamenti potrebbero però, avere anche un secondo fine: la rotazione realizzata delle femmine potrebbe essere un modo per testare la forza e la resistenza del maschio, allontanandolo nel caso di un esemplare debole, ma aumentando le possibilità di sopravvivenza nel caso di un maschio forte che possa perciò allontanare i rivali e impedire un assembramento di altri esemplari.
Lo studio dovrà essere avvalorato analizzando un campione più grande, in modo da esaminare il comportamento delle femmine in presenza di più maschi. Nonostante ciò, questa ricerca mette in luce un comportamento particolare di queste rane descritto esclusivamente nel 1758 da Rösel von Rosenhoff e mai più menzionato.

